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Furto di beni pubblici: furto di acque e furto venatorio

 FURTO DI ACQUE
 FURTO VENATORIO

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titolo:IL CODICE DEGLI ABUSI DEMANIALI
anno:2018
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DEMANIO E PATRIMONIO --> ABUSI DEI PRIVATI --> REATI --> FURTO

La sottrazione di materiale calcareo da una cava dismessa, di proprietà demaniale, in assenza di un'espressa autorizzazione dell'ente titolare del diritto, e, dunque, al di fuori del suo controllo, integra l'impossessamento di una cosa mobile altrui configurando la fattispecie di furto ex art. 624 c.p. e art. 625 c.p., n. 2 e 7; è irrilevante della circostanza che il materiale fosse destinato alla realizzazione di lavori appaltati dallo stesso ente comunale.

Costituisce mezzo fraudolento, e pertanto integra l'aggravante al reato di furto di cui all'art. 625 c.p., n. 2, l'allacciamento abusivo alla rete elettrica tramite un cavo volante.

Il prelievo di materiale inerte da parte dell'ex-titolare di concessione demaniale costituisce furto aggravato, trattandosi di beni destinati a pubblica utilità.

DEMANIO E PATRIMONIO --> ABUSI DEI PRIVATI --> REATI --> FURTO --> ACQUE

Risponde di furto aggravato ex art. 625 c.p., n. 7 e non del mero illecito amministrativo previsto dal R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775, artt. 17 e 219, il legale rappresentante di un consorzio di acquedotti che utilizzi l'acqua di un fiume i... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...periore a quanto stabilito nell'atto di concessione, trattandosi di norme che tutelano beni giuridici diversi, ossia la proprietà, con la sanzione penale, e l'ambiente e la salubrità delle acque, con quella amministrativa.

Chi sottrae acqua appartenente ad altri commette furto aggravato, potendosi ritenere legittimo ed autonomo possessore solo del quantitativo stabilito con il provvedimento di concessione e l'impossessamento di acqua in quantitativi maggiori rispetto a quelli consentiti implica una condotta cosciente e volontaria di sottrazione del bene altrui, nella quale non può ravvisarsi la buona fede.

L'impossessamento abusivo dell'acqua convogliata nelle condutture dell'acquedotto municipale integra il reato di furto aggravato e non già la violazione amministrativa prevista dal D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152, art. 23, che si riferisce alle sole acque pubbliche, ossia ai flussi non ancora convogliati in invasi o cisterne.

Nel concetto di impossessamento abusivo di acque pubbliche, occorre distinguere tra l'attingimento di acqua e l'allacciamento abusivo a condutture, con acqua già convogliata: ove si tratti di acque sotterranee o superficiali (laghi, fiumi, ecc.) l'acqua è da qualificarsi ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...n quanto appartenente al demanio, sicché l'attingimento abusivo integra l'illecito amministrativo di cui al R.D. n. 1775 del 1933, art. 17; ove si tratti di acque convogliate in acquedotti, l'attingimento abusivo integra il delitto di furto.

La disponibilità di acqua già convogliata da parte dell'ente gestore, ancorché pubblico, dà luogo ad una gestione della rete idrica che comporta dei costi e dei profitti e, pertanto, la sottrazione del bene idrico, oltre i limiti previsti nel provvedimento di autorizzazione all'allacciamento idrico, configura, a carico del soggetto che se ne appropri, il reato di furto e non la violazione amministrativa prevista dal D.Lgs. 11 maggio 199, n. 152, art. 23, che si riferisce alle sole acque pubbliche, ossia, appunto, ai flussi non ancora convogliati in invasi o cisterne.

L'impossessamento abusivo di acque pubbliche integra esclusivamente l'illecito amministrativo di cui al D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152, art. 23 e non anche il delitto di furto, perché il predetto art. 23 è norma speciale rispetto all'art. 624 cod. pen., ai sensi della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 9.

L'impossessamento abusivo delle acque già convogliate nelle condutture dell'a... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...unicipale integra il reato di furto aggravato, e non già la violazione amministrativa prevista dal D.Lgs. n. 152 del 1999, art. 23 che si riferisce soltanto alle acque pubbliche, ossia ai flussi non ancora convogliati in vasi o cisterne.

Non può dubitarsi della qualificazione giuridica del fatto in termini di condotta furtiva e non già di mero illecito amministrativo, nel caso non di derivazione del corso di acque pubbliche dalla loro sede naturale, ma di un impossessamento (anche tentato) di acque mediante un precario sistema di prelievo (es.: tubo di gomma applicato alla forte erogatrice di acqua).

Nel caso di sottrazione di acqua destinata alla irrigazione e dunque con una finalità pubblica, tale azione pregiudica la fruizione della fonte di approvvigionamento per le esigenze dell'agricoltura, e quindi sebbene provochi un danno di lieve valore economico, integra il reato di furto aggravato.

Ricorre la circostanza aggravante di cui all'art. 625 c.p., n. 7 nel furto d'acqua dalla rete idrica comunale, in ragione della destinazione pubblica della "res furtiva" a rischio per la pubblica utilità, dato che riduce la possibilità di fruizione collettiva.

L'illecito di abusi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ne di acque pubbliche è da qualificare come illecito permanente, dal momento che consegue da un'attività di continuo emungimento dell'acqua, anche se realizzato uno actu mediante l'escavazione di pozzi.

Il prelievo abusivo di acqua pubblica già convogliata nell'acquedotto integra il delitto di furto (art. 624 c.p.) e non l'illecito amministrativo di cui all'art. 23 D. Lgs. 152/1999.

Il fatto che il soggetto, dopo l'accertamento del prelievo non autorizzato di acque demaniali, abbia ottenuto i necessari titoli autorizzatori non può valere ad elidere la già intervenuta commissione del reato: l'eventuale diritto di utilizzare le acque in pendenza della domanda di concessione del prelievo, anche in sanatoria, non potrebbe far venir meno la configurazione del reato con riferimento al prelievo realizzato antecedentemente alla presentazione della detta domanda di concessione.

L'impossessamento abusivo di acque pubbliche - in virtù dell'art. 23 D. Lgs. 152/1999, che ha sostituito l'art. 17 R.D. 1775/1933 - integra esclusivamente un illecito amministrativo ed è attualmente punito solo con la sanzione amministrativa prevista dallo stesso art. 23 D. Lgs. 152/1999 e non a titolo di furto, a norma d... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...4 c.p., poiché, attesa la natura di norma speciale del citato art. 23 rispetto alla disposizione del codice penale, prevale la norma speciale su quella generale, ai sensi dell'art. 9 legge 689/1981.

L'impossessamento di acque già convogliate in una rete idrica pubblica costituisce una condotta punita ai sensi dell'art. 624 c.p. e non dell'art. 17 R.D. 1775/1933, dal momento che queste acque, una volta convogliate, non sono più pubbliche: invero un problema di concorso tra le due norme che si sono citate può porsi unicamente per le acque pubbliche così come definite dal D.P.R. 238/1999 altrimenti si finirebbe con il sovrapporre questa nozione con quella che trae causa dalla natura pubblica dell'ente proprietario.

La giurisprudenza più recente sembra attestata sulla tesi per la quale l'impossessamento abusivo di acque pubbliche integra esclusivamente un illecito amministrativo ed è attualmente punito solo con la sanzione amministrativa di cui all'art. 17 R.D. 1755/1933 - così come sotituito dall'art. 23 D. Lgs. 152/1999 e dall'art. 96, co. 4, D. Lgs. 152/2006 - e non anche a titolo di furto, ex art. 624 c.p.: infatti, in virtù della specialità del citato art. 17 rispetto alla dispos... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...cistica, prevale la norma speciale su quella generale, ai sensi dell'art. 9 legge 689/1981.

Un problema di concorso apparente di norme tra l'art. 17 R.D. 1755/1933 e l'art. 624 c.p. può porsi solo nel caso in cui si tratti di acque pubbliche.

DEMANIO E PATRIMONIO --> ABUSI DEI PRIVATI --> REATI --> FURTO --> FAUNA

Costituisce uccellagione ex L. n. 157 del 1992, art. 30, comma 1, lett. e) ed h) qualsiasi atto diretto alla cattura di uccelli con mezzi diversi da armi da sparo (reti, panie, ecc.) avendo il legislatore inteso sanzionare in modo specifico un sistema di cattura che ha in genere una potenzialità offensiva più indeterminata e comporta pericolo, di depauperamento, anche se parziale, della fauna selvatica.

Tra il reato di uccellagione di cui alla L. n. 157 del 1992, art. 30 e quello di maltrattamento di animali previsto dall'art. 544-ter c.p. non sussiste rapporto di specialità, in quanto le due disposizioni di legge non disciplinano la stessa materia, tutelando beni giuridici diversi, la fauna selvatica quale patrimonio indisponibile dello Stato nel caso della contravvenzione ed il sentimento per gli animali, nel caso del delitto.

Allorché l'apprensio... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ttimento della fauna selvatica avvenga ad opera di persona non munita di licenza di caccia, è configurabile il reato di furto aggravato di fauna ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato, realizzandosi in tal modo una vera e propria attività di bracconaggio, perché il soggetto privo di licenza agisce nella più assoluta incontrollabilità, come persona ignota alle pubbliche autorità e che pure esercita attività venatoria nelle condizioni più propizie per non essere controllato, donde la pericolosità del suo comportamento che si concreta in vere e proprie azioni furtive ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato.

Il reato di furto aggravato di fauna ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato è configurabile, nonostante la disciplina dell'attività venatoria sia stata regolamentata dalla L. 11 febbraio 1992, n. 157, qualora l'apprensione, o il semplice abbattimento della fauna sia commesso da persona non munita di licenza di caccia.

L'esercizio dell'uccellaggione - così come del resto l'esercizio della caccia con mezzi vietati - non assorbe in sé l'intero disvalore espresso dalla condotta incriminata dall'art. 544 ter c.p., che si caratterizza... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...alla contravvenzione, per l'evento (la lesione all'animale), non richiesto per l'integrazione della L. n. 157 del 1992, art. 30, lett. e), e per la diversa oggettività giuridica (la fauna selvatica quale patrimonio indisponibile dello Stato nel caso della contravvenzione, il sentimento per gli animali, nel caso del delitto).

Il furto aggravato di fauna ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato è ancora oggi configurabile, pur nel regime della legge 157/1992, con riferimento al caso in cui l'apprensione o il semplice abbattimento della stessa siano opera di persona non munita della licenza medesima.

Il reato di furto venatorio è escluso soltanto nei casi circoscritti dall'art. 30, prima parte e dall'art. 31 legge 157/1992 e cioè quelli riguardanti il cacciatore munito di licenza che viola la stessa e caccia di frodo; per contro, il bracconiere senza licenza non rientra nelle citate previsioni, né in altre specifiche, e quindi il furto venatorio appare ancora applicabile a suo carico, atteso che la fauna resta pur sempre patrimonio indisponibile dello Stato.

DEMANIO E PATRIMONIO --> ABUSI DEI PRIVATI --> REATI --> FURTO --> FLORA

Il tentato furto di ceppaie in area bo... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...niale, che reca pregiudizio a beni sottoposti a vincolo ambientale in assenza del prescritto nulla osta regionale, è reato di natura formale e di pericolo, venendo sanzionata la mera violazione del divieto di intervento in determinate zone vincolate senza la preventiva autorizzazione, indipendentemente dal danno arrecato al paesaggio.

Sussiste il requisito della doppia punibilità sia per il furto di legname che per l'abbattimento degli alberi, inquadrabile nella previsione dell'art. 635 c.p., comma 1 e comma 2, u.p., nel caso di abbattimento di alberi di alto fusto e conseguente trasporto del il legname presso la propria abitazione per venderlo.

Nel caso di piante boschive su di un terreno di proprietà demaniale, il furto è aggravato dalla violenza sulle cose, sotto il profilo della mutata destinazione, quando il fatto sia commesso prima che la pianta abbia raggiunto quel grado di maturità che la rende idonea al taglio, ovvero quando la recisione non si sia limitata alla semplice amputazione di rami o di parti, la cui mancanza non impedisce alla pianta di percorrere egualmente il suo ciclo vegetativo: si verifica, in tal caso, la mutata destinazione, giacché, se è vero che la pianta è destinata... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...abbattuta, tuttavia, la sua eliminazione deve coincidere con il raggiungimento del suo ciclo vegetativo, il quale, invece, viene interrotto anzitempo

Nell'ipotesi specifica di querce secolari su di un terreno di proprietà demaniale, si configura il furto aggravato di cui all'art. 625 c.p., n. 2, nel caso di taglio che importa un mutamento non soltanto nella loro destinazione naturale, ma anche nella destinazione giuridica, il quale integra "violenza sulle cose", secondo la nozione generale fornita dall'art. 392 c.p., e ciò anche nei casi in cui si tratti di piante non ancora giunte a maturazione, in quanto costituisce violenza l'aver loro impedito di concludere il ciclo vegetativo.

Nel caso di asporto di rami e tronchi da querce secolari ubicate in zona demaniale, essi dovevano ritenersi esposti alla pubblica fede, in ragione delle loro qualità e, quindi, principalmente per destinazione, oltre che per necessità naturale, con la conseguente configurabilità della fattispecie di furto aggravato ex art. 625 c.p., n. 7.


 
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