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Il deposito dell'indennità di esproprio

Diverse sono le ipotesi in cui l’Autorità espropriante dovrà ordinare il deposito dell’indennità provvisoria presso la Cassa depositi e prestiti. Il fatto che sia intervenuta l’accettazione incide sulla somma oggetto di deposito, che non dovrà essere oggetto di decurtazione e dovrà essere incrementata delle maggiorazioni di cui all’art. 45.2. Il rifiuto della indennità costituisce invece il fallimento dei tentativi di accordo, cui sono stati funzionali i momenti di contraddittorio tra le parti

Le somme depositate come indennità da esproprio

Nello svincolo delle somme depositate, occorre distinguere due ipotesi: che il deposito sia stato effettuato per mancata accettazione dell’indennità, o che sia stato depositato perché vincolato a diritti di terzi, senza tuttavia che si verificassero le condizioni per il pagamento diretto. Nella prima ipotesi, l’articolo 26.5 stabilisce che il proprietario può in qualunque momento percepire la somma depositata con riserva di chiedere in sede giurisdizionale l’importo effettivamente spettante

Effetti del ritardato pagamento o deposito dell'indennità di esproprio

I termini per il compimento delle attività non sono irrilevanti, potendo assumere conseguenze negative per l’Ente. Come espressamente disposto, nel caso di ritardato pagamento oltre il sessantesimo giorno dalla produzione della documentazione attestante la piena e libera proprietà del bene, al proprietario sono dovuti gli interessi nella misura del tasso legale. Anche nel caso di ritardata erogazione dell’acconto dell’80% rispetto all’immissione in possesso, genera interessi per il proprietario

Decreto di esproprio: contenuto e adempimenti successivi all'emanazione

L’emanazione del decreto di esproprio, provvedimento comportante effetto traslativo della proprietà, può conseguire sia al pagamento che al deposito dell’indennità di espropriazione. La prima ipotesi consegue alla notifica dell’indennità e alla sua accettazione con relativa produzione della documentazione prevista. In alternativa, l’Autorità espropriante può procedere all’esecuzione del decreto di esproprio, da cui non può naturalmente discendere alcun effetto pregiudizievole per il proprietario

Decreto di esproprio: tassazione e notifica

Il decreto di esproprio è assoggettato a imposta di bollo, di registro, ipotecaria e catastale, oltre alla tassa ipotecaria e al tributo speciale catastale, con esenzioni varie a seconda del soggetto attivo. Una volta emanato, dovrà essere notificato ed eseguito e avrà efficacia sotto la condizione sospensiva della sua notifica ed esecuzione. L’Autorità procede alla notifica, unitamente al decreto, con indicazione del luogo, del giorno e dell'ora in cui è prevista l'esecuzione stessa del decreto

Decreto di esproprio: esecuzione ed effetti

L’immissione in possesso avviene su iniziativa dell’Autorità espropriante o del beneficiario dell’esproprio entro 2 anni dalla data di emissione: se scade questo termine il decreto non può più essere eseguito e non è più idoneo a trasferire il diritto. In questo caso l’Amministrazione deve effettuare una nuova dichiarazione di P.U., purché entro i successivi 3 anni. L’espropriazione del diritto di proprietà comporta l’estinzione automatica di tutti gli altri diritti reali o personali sul bene

Usucapibilità del bene espropriato

Secondo la Cassazione, la destinazione del bene allo scopo per cui è stato espropriato può avvenire solamente entro il termine finale di P.U. decorso inutilmente il quale, l’opera non può più essere realizzata, e dunque non può più configurarsi la possibilità stessa di destinare il bene espropriato all’uso pubblico, ovvero nel termine di dieci anni dall’immissione in possesso. Pertanto dalla cessazione del regime di indisponibilità , sorge il diritto alla retrocessione (prescrizione decennale)

Natura dell'atto di cessione volontaria

Sia decreto di esproprio che atto di cessione trasferiscono il diritto a titolo originario, e sono equiparabili sotto questo aspetto. Nel sistema della legge generale sull’espropriazione di P.A., giurisprudenza e dottrina hanno attribuito alla cessione volontaria, poiché regolata da disposizioni di carattere inderogabile e tassativo, la natura di negozio di diritto pubblico, dotato della funzione propria del decreto di espropriazione di segnare l’acquisto a titolo originario in favore della P.A.

Clausole e quietanze rinunziative contenute negli atti di cessione

Gli atti di cessione contengono generalmente clausole e quietanze satisfattive e rinunziative. Il consiglio di Stato (6239/2004) ha affermato che qualora i termini per il completamento della procedura siano scaduti senza il trasferimento della proprietà, e vi sia stata l’irreversibile trasformazione del bene, la dichiarazione di non avere null’altro a pretendere a qualsiasi titolo, e simili, contenuta nell’accordo sull’indennità, impedisce ai proprietari di far valere future pretese risarcitorie

Le clausole rinunziative nella cessione volontaria: tipologie ed effetti

Le clausole rinunziative con effetti definitivi, espansivi, consolidatori ed irrevocabili trovano più opportuna collocazione nell’atto di cessione volontaria, anziché nell’accordo di cessione o nelle quietanze di pagamento, entro i limiti in cui esse possano avere un senso, venendosi a concludere nel tempestivo atto di cessione la vicenda traslativa del bene, con il risultato che dopo la sua stipula non sia più configurabile l'occupazione illegittima, da cui possono scaturire crediti risarcitori

L’atto di cessione volontaria e l’art.11 legge 241/1990

La riflessione sulla natura giuridica dell’atto di cessione ha coinvolto anche il rapporto con gli accordi procedimentali introdotti nel nostro ordinamento dall’art. 11 l.241/1990. Il collegamento era inevitabile, anche in considerazione della funzione attribuita dal legislatore e dall’elaborazione giurisprudenziale all’atto di cessione, da sempre individuata nell’intento deflativo del contenzioso, nonché nel perseguimento delle esigenze di speditezza ed efficienza dell’azione amministrativa

Termini entro i quali può essere stipulato l’atto di cessione volontaria

Ai sensi dell’art. 45.1il proprietario ha il diritto di stipulare col soggetto beneficiario dell’espropriazione l’atto di cessione del bene fin da quando è dichiarata la P.U. dell’opera e fino alla data in cui è eseguito il decreto di esproprio. Dal richiamato disposto normativo è possibile così individuare un termine iniziale ed uno finale. Il termine iniziale dilatatorio è costituito dalla dichiarazione della pubblica utilità, quello finale dalla data di esecuzione del decreto di esproprio

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