DIRITTO PENALE SICUREZZA

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Detenzione di materiale pedopornografico

Questa ipotesi delittuosa punisce il consumatore finale del prodotto pornografico minorile ed è posta a tutela del sano e corretto sviluppo sessuale del minore.

Pornografia virtuale

La norma in esame stabilisce che le medesime condotte di cui agli articoli 600 ter e 600 quater, c. p., «si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse». La norma, poi, al secondo comma, afferma che «per immagini virtuali devono intendersi quelle realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali

Pedofilia telematica: attività sotto copertura delle Forze dell'Ordine

A partire dagli anni ’90 il legislatore ha iniziato a tipizzare diverse figure del cosiddetto «agente provocatore», in considerazione delle accresciute esigenze investigative nell’ambito di indagini concernenti fenomeni criminosi particolarmente estesi ed in relazione ai delitti di pedopornografia minorile

Centro Nazionale per il contrasto alla pedofilia ed il Codice di autoregolamentazione «Internet e Minori»

gli strumenti posti in essere dal legislatore al fine di fronteggiare il fenomeno sempre crescente della pedopornografia sono stati molteplici. Il complesso articolato normativo ha prodotto risultati tangibili ed ha avuto il merito di estendere la tutela del minore con riferimento ad ogni forma di pedofilia, sia essa tradizionale che innovativa.

La Decisione Quadro 2003/568/GAI: gli articoli 3, 4, 5, 6, 7, 9

L’articolo 3 si concentra sulla partecipazione secondaria al reato di corruzione sotto forma di istigazione e favoreggiamento. L’articolo 4 prevede che i reati di corruzione nel settore privato siano passibili di sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive. L’articolo 5 disciplina la responsabilità delle persone giuridiche in rapporto sia alla corruzione attiva che passiva. L’articolo 6 impone agli Stati membri di stabilire sanzioni per le persone giuridiche responsabili di corruzione

Recepimento della Decisione Quadro 2003/568/GAI e cooperazione internazionale

Il quadro che emerge dal Rapporto della Commissione europea ha poche luci e molte ombre. Sul fronte dell’attuazione sono molti gli Stati che segnano il passo, tra cui l’Italia, con alcune norme recepite, altre recepite male o del tutto ignorate, che rendono difficile il contrasto alla corruzione nel settore privato. Per questo la Commissione europea ha adottato anche un pacchetto di misure per fronteggiare la corruzione dopo aver fatto il punto sulla situazione all’interno dei Paesi membri

L'adeguamento dell'Italia agli obblighi comunitari e internazionali contro la corruzione privata

Facendo riferimento più da vicino alla situazione italiana sono evidenti persistenti distonie e frizioni tra gli obblighi assunti in via convenzionale e gli adempimenti interni necessari all’attività di contrasto alla corruzione nel settore privato. In questo contesto assume una particolare rilevanza l’applicazione nell’ordinamento italiano del principio di interpretazione conforme e di quello di specialità, in particolare ai fini del rispetto degli obblighi derivanti dalla partecipazione all’UE

L'Italia contro la corruzione tra privati: la legge n.300/2000 e successive specificazioni

Di fronte alla multiforme disciplina comunitaria e internazionale si pone il problema dell’incidenza e della sua applicazione a fatti di corruzione con rilevanza interna. La soluzione deve essere trovata caso per caso in base alla disciplina di raccordo presente in ogni specifico strumento normativo. È da escludere ad esempio la possibilità di applicare la Convenzione OCSE e la Convenzione di Palermo perché il contenuto delle loro disposizioni copre fattispecie caratterizzate da internazionalità

La direttiva 2008/99/CE: la tutela penale dell'ambiente nella Comunità europea

La direttiva 2008/99 rappresenta il punto di arrivo dell'articolato percorso compiuto dalle istituzioni comunitarie, diretto ad innalzare il livello di tutela all’ambiente. Più di duecento direttive risultano attualmente vigenti in materia, confermando che l’ambiente è il settore nel quale il legislatore comunitario è più prolifico; significativa è la frequenza legislativa concorrente con la quale vengono inflitte sanzioni agli Stati membri per il mancato recepimento delle norme comunitarie.

Finalità e contenuto della direttiva comunitaria 2008/99/CE

Obiettivo della direttiva è dare effettività alla protezione dell’ambiente, dal momento che l’esperienza dimostra che i sistemi sanzionatori vigenti non sono sufficienti per garantire la piena osservanza della normativa in materia di tutela dell’ambiente. Un’efficace tutela dell’ambiente esige, in particolare sanzioni maggiormente dissuasive per le attività che danneggiano l’ambiente; obiettivo che può raggiungersi mediante la disponibilità di sanzioni penali, indice di riprovazione sociale

Fattispecie incriminatrici: la nozione di rifiuto

Tra gli elementi normativi secondo cui la direttiva reputa necessario dettare le definizioni, non è, tuttavia, dato rinvenire la nozione di rifiuto. Questa è definita dalla direttiva comunitaria 91/156/CEE, che ha modificato la direttiva 75/442/CEE. Ai sensi della direttiva sopra menzionata, si intende per rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell’allegato I della citata direttiva e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi

Direttiva comunitaria 2008/99/CE: attuazione e recepimento

Con legge 96/2010, recante “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee –Legge Comunitaria 2009”, è stata conferita delega al Governo per il recepimento della direttiva 2008/99/CE, sulla tutela penale dell’ambiente, e della direttiva 2009/123/CE, relativa all’inquinamento provocato dalle navi. I principi ed i criteri direttivi sono fissati, con riferimento alle fattispecie criminose da introdurre, nell’art.2 della predetta legge delega

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