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IL CODICE DEGLI ABUSI DEMANIALI

DEMANIO E PATRIMONIO --> ABUSI DEI PRIVATI --> REATI --> FURTO

La sottrazione di materiale calcareo da una cava dismessa, di proprietà demaniale, in assenza di un'espressa autorizzazione dell'ente titolare del diritto, e, dunque, al di fuori del suo controllo, integra l'impossessamento di una cosa mobile altrui configurando la fattispecie di furto ex art. 624 c.p. e art. 625 c.p., n. 2 e 7; è irrilevante della circostanza che il materiale fosse destinato alla realizzazione di lavori appaltati dallo stesso ente comunale.

Costituisce mezzo fraudolento, e pertanto integra l'aggravante al reato di furto di cui all'art. 625 c.p., n. 2, l'allacciamento abusivo alla rete elettrica tramite un cavo volante.

Il prelievo di materiale inerte da parte dell'ex-titolare di concessione demaniale costituisce furto aggravato, trattandosi di beni destinati a pubblica utilità.

DEMANIO E PATRIMONIO --> ABUSI DEI PRIVATI --> REATI --> FURTO --> ACQUE

Risponde di furto aggravato ex art. 625 c.p., n. 7 e non del mero illecito amministrativo previsto dal R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775, artt. 17 e 219, il legale rappresentante di un consorzio di acquedotti che utilizzi l'acqua di un fiume in misura superiore a quanto stabilito nell'atto di concessione, trattandosi di norme che tutelano beni giuridici diversi, ossia la proprietà, con la sanzione penale, e l'ambiente e la salubrità delle acque, con quella amministrativa.

Chi sottrae acqua appartenente ad altri commette furto aggravato, potendosi ritenere legittimo ed autonomo possessore solo del quantitativo stabilito con il provvedimento di concessione e l'impossessamento di acqua in quantitativi maggiori rispetto a quelli consentiti implica una condotta cosciente e volontaria di sottrazione del bene altrui, nella quale non può ravvisarsi la buona fede.

L'impossessamento abusivo dell'acqua convogliata nelle condutture dell'acquedotto municipale integra il reato di furto aggravato e non già la violazione amministrativa prevista dal D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152, art. 23, che si riferisce alle sole acque pubbliche, ossia ai flussi non ancora convogliati in invasi o cisterne.

Nel concetto di impossessamento abusivo di acque pubbliche, occorre distinguere tra l'attingimento di acqua e l'allacciamento abusivo a condutture, con acqua già convogliata: ove si tratti di acque sotterranee o superficiali (laghi, fiumi, ecc.) l'acqua è da qualificarsi pubblica, in quanto appartenente al demanio, sicché l'attingimento abusivo integra l'illecito amministrativo di cui al R.D. n. 1775 del 1933, art. 17; ove si tratti di acque convogliate in acquedotti, l'attingimento abusivo integra il delitto di furto.

La disponibilità di acqua già convogliata da parte dell'ente gestore, a... _OMISSIS_ ...

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