LA MESSA ALLA PROVA DEL MINORE

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Art. 28 d.P.R 448/1988

Bartolini, Cristina

12 ottobre 2011

pdf  / 82 Pagine in formato A4 (21X29,7 cm)

L’opera costituisce un’analisi teorica e pratica dell’istituto della messa alla prova del minore: partendo da origini e ratio dell'istituto, se ne configurano i presupposti e le modalità applicative, si analizza l’importante ruolo svolto in tale ambito dal servizio sociale e si commentano le statistiche relative all’applicazione dell’istituto dai primi anni novanta sino ad oggi.

30,00

  • editore: Exeo
  • collana: avanguardia giuridica
  • numero in collana: 15
  • isbn: 978-88-95578-68-2
  • sigla: MA15
  • categoria: MONOGRAFIE
  • tipologia: giuridica
  • genere: studio applicato
  • altezza: cm 29,7
  • larghezza: cm 21
  • dimensione: A4
  • funzioni permesse: Stampa: SI - Modifica: SI - Copia/Incolla: SI
  • protezione: digital watermarking
  • disponibità: illimitata
  • destinatari: professionale accademico
  • soggetto: diritto

INTRODUZIONE
CAPITOLO I: ORIGINI E RATIO DELL’ISTITUTO
CAPITOLO II: LA NATURA GIURIDICA DELLA MESSA ALLA PROVA ALL’INTERNO DELL’ORDINAMENTO ITALIANO.
CAPITOLO III: I PRESUPPOSTI APPLICATIVI DELLA MESSA ALLA PROVA
SEZIONE I: PRESUPPOSTI OGGETTIVI
1. Accertamento della responsabilità penale del minore.
2. Tipologia di reati per cui è applicabile la messa alla prova
3. Compatibilità della messa alla prova con il raggiungimento della maggiore età
4. Eventuale valenza ostativa dei precedenti penali e giudiziari
SEZIONE II: PRESUPPOSTI SOGGETTIVI
1. Analisi della personalità del minore
2. Accertamento circa la capacità di intendere e di volere del minore
3. Il problema del consenso del minore
CAPITOLO IV: LE FASI DEL PROCEDIMENTO DI MESSA ALLA PROVA.
1. L’avvio della procedura
2. La decisione di mettere alla prova
3. Il Progetto di Intervento
4. Il contenuto del progetto di intervento
5. L’ordinanza del collegio
6. Lo svolgimento della prova
7. La decisione sull’esito della prova
7.1 L’esito positivo della prova
7.2 L’esito negativo della prova
8. Le impugnazioni
CAPITOLO V: IL RUOLO DEI SERVIZI SOCIALI NELLA MESSA ALLA PROVA
1. Lo sviluppo del servizio sociale nell’ordinamento italiano
2. Il nuovo ruolo degli uffici di servizio sociale della giustizia minorile delineato dal d.P.R 448/1988.
3. Differenze culturali e metodologiche fra i servizi sociali dell’amministrazione della giustizia ed i servizi sociali degli enti locali
4. Novità apportate nell’ambito della collaborazione tra servizi dalla L. 328/2000 e dalla L.3/2001
CAPITOLO VI: ANALISI DELLE STATISTICHE RELATIVE AI PROVVEDIMENTI DI MESSA ALLA PROVA
1. I provvedimenti di messa alla prova
2. I minori messi alla prova
3. Analisi Territoriale
CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

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L’opera costituisce un’analisi teorica e pratica dell’istituto della messa alla prova del minore, disciplinato dall’art. 28 del d.P.R 448/1988. Partendo da un’indagine sulle origini e la ratio di tale istituto, se ne configurano i presupposti e le modalità applicative, fino ad analizzare l’importante ruolo svolto in tale ambito dal servizio sociale, sia ministeriale che territoriale. Infine, per fornire al lettore un quadro d’insieme della messa alla prova a vent’anni dalla sua introduzione, vengono analizzate le statistiche relative all’applicazione dell’istituto dai primi anni novanta ad oggi.

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La messa alla prova del minore è prevista dall’art. 28 del dPR 448/1988. Tale articolo prevede la possibilità per il giudice di sospendere il processo penale a carico del minorenne autore di reati affidandolo, per lo svolgimento di un progetto educativo, ai servizi sociali minorili di amministrazione della giustizia.
Affinché si possa applicare l’istituto della messa alla prova occorre innanzitutto la commissione da parte di un soggetto minorenne di un fatto penalmente rilevante. Inoltre, il giudice deve effettuare un giudizio prognostico circa la possibile evoluzione positiva della personalità del minore all’esito di un periodo di prova. Tutto ciò al fine di raggiungere il duplice intento di salvaguardare la personalità del minore e di favorire la sua rapida uscita dal circuito penale.
Il giudice effettua una valutazione sulla personalità del minore e sul possibile esito della prova; dopodiché affida il minore ai servizi sociali, affinché predispongano un progetto educativo adeguato alle esigenze del ragazzo, al fine di coinvolgerlo e di responsabilizzarlo nello svolgere le prescrizioni in esso contenute. Una volta concluso il periodo di prova il giudice ne valuta l’esito disponendo la prosecuzione del processo in caso di esito negativo oppure l’estinzione del reato in caso di esito positivo.
Una volta conclusosi il periodo di prova disposto dal giudice, si possono avere due diversi esiti: uno positivo, che comporta l’estinzione del reato; ed uno negativo che invece provoca la prosecuzione del processo che riprenderà dal momento in cui era stato sospeso. La validità dell’istituto della messa alla prova può essere certamente verificata analizzando il dato statistico circa il suo l’esito. Nell’80% dei casi infatti si raggiunge un esito positivo contribuendo al recupero del minore.
Nonostante l’alta percentuale di successi permangono tuttavia ancora delle problematiche irrisolte dettate soprattutto dalla difficoltà di coordinamento fra i vari operatori del settore, dalla carenza di risorse economiche e dalla eccessiva durata dei processi. Tali criticità vanno soprattutto a discapito dei minori più problematici, come quelli stranieri, per i quali risulta più difficile predisporre dei progetti educativi. Non a caso infatti la messa alla prova viene applicata prevalentemente nei confronti di ragazzi italiani (sono il 83,2%), per i quali, essendo maggiormente inseriti nel contesto sociale, risulta più facile predisporre un progetto educativo.

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