DIRITTO CIVILE FAMIGLIA

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Trust e politiche antiriciclaggio: la sostituzione del trustee

La legge finanziaria del 2007 incide fortemente sulla disciplina dei trust interni, fornendo non solo delle linee guida per la definizione dei soggetti che vengono a contatto con l’istituto nel nostro ordinamento[1], anzi, imponendo degli adempimenti a carico dei professionisti che svolgono attività di costituzione e gestione di trust in Italia. La disciplina vuole infatti evitare che il trust venga “italianizzato” ai fini di eludere la legge, evadere i tributi, e riciclare denaro sporco.

La strumentalizzazione del Trust a fini elusivi e il Trust autodichiarato

Con l’espressione trust elusivo si descrive il trust finalizzato ad eludere la legge a danno dei creditori o del fisco. Il giudice dovrà dunque operare un preventivo vaglio di riconoscibilità del trust instaurando una sorta di giudizio incidentale. Il criterio attraverso il quale viene valutato il trust è la meritevolezza degli interessi. Per questo motivo, la finalità elusiva di un disponente che, con astuzia, cerca di mettere al riparo i propri averi a danno dei creditori, incontra uno scoglio

USUCAPIBILITÀ DELLO SPAZIO SOVRASTANTE E SOTTOSTANTE AL SUOLO

E’ vexata quaestio, fin da tempi remoti, se la proprietà del fondo ricomprenda, nei limiti delle facoltà di godimento, lo spazio sottostante e sovrastante, e se tale spazio possa essere oggetto di autonomo dominio a prescindere dal suolo, nonché oggetto di diritti minori, con conseguente operatività dell’usucapione.

La vita in condominio

Con il termine condominio si fa riferimento ad un complesso di unità immobiliari caratterizzato dalla coesistenza di proprietà esclusive dei singoli condomini ed una comproprietà degli stessi sulle parti comuni accessibili da ogni unità abitativa. Già presente nella Roma tardo repubblicana era conosciuto con il nome di insula. Il legislatore non ha invece fornito alcuna definizione, limitandosi ad individuare nella norma di apertura della relativa disciplina le parti soggette a proprietà comune

Diritti e doveri del condomino

La conoscenza di diritti e doveri di ciascun condomino diviene fondamentale per un'intelligente e razionale gestione delle eventuali controversie, ma anche e soprattutto per prevenire ed evitare tali epiloghi. L’elevato tasso di litigiosità negli edifici condominiali si deve, in particolar modo, al fatto che i condomini hanno un’ iperbolica considerazione dei propri diritti, dimenticando spesso e volentieri quelli che sono i propri doveri e divieti. In questo modo si è sempre sul piede di guerra

I rapporti di vicinato: gli atti emulativi

L’art.833 cc, rubricato atti d’emulazione, prescrive che il proprietario non può fare atti che non abbiano altro scopo che quello di nuocere o recare molestia. Tale limite incide sull’esercizio del diritto di proprietà, vietando tutti quei comportamenti che abbiano quale unico scopo quello di recare molestia o danno ai vicini. La norma è di facile comprensione, poiché risponde al più generale principio del neminem laedere. Soprattutto, prima di essere un principio giuridico è un dogma di civiltà

Atti emulativi: le immissioni, i rumori intollerabili, gli odori molesti

Secondo quanto previsto dall’art.844 cc, il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni «di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti, e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino» se non superano la normale soglia di tollerabilità, tenendo conto della condizione dei luoghi e dovendo contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Il criterio principale nella valutazione delle immissioni è quello della «normale tollerabilità»

La mediazione nelle controversie condominiali

Le statistiche registrano che le controversie condominiali rappresentano una parte rilevante dell’intero contenzioso civile, ma, il più delle volte, hanno ad oggetto questioni di poco conto e di scarso valore economico che potrebbero essere facilmente risolte in via bonaria. Al fine di decongestionare le aule dei tribunali dall’intasamento di siffatte controversie il legislatore ha incluso la materia condominiale nell’elenco di materie per cui è esperibile il nuovo strumento della mediazione

La proprietà nel diritto dell'Unione europea e la funzione sociale

L'art345 TFUE (ex art 295 TrCE) afferma l’intangibilità del regime di proprietà esistente negli Stati membri. Tale disposizione sembrerebbe lasciare totalmente fuori dall’ambito eurounitario la tutela del diritto dominicale. Ma così non è stato, ad eccezione di qualche opinione dissenziente, se si guarda al diritto vivente della Corte di giustizia che nella sua quotidiana opera di individuazione dei non scritti principi generali del diritto comunitario vi ha incluso anche il diritto di proprietà

Gli albori della nuova stagione della proprietà: prove di dialogo fra Corti e Carte

Nel tentativo di circoscrivere gli interessi di pubblica utilità che possono giustificare la privazione della proprietà, la Corte di Strasburgo ha fatto prevalere il principio della massima espansione della discrezionalità degli Stati aderenti che, all’interno del proprio tessuto normativo primario, possono perseguire le finalità – di natura economica, sociale, culturale – che essi ritengono prioritarie e volta per volta poste a base di misure privative o limitative del diritto di proprietà.

Pubblica utilità, interesse generale e margine di apprezzamento interno

Malgrado l’utilizzazione di 2 espressioni diverse dedicate alla privazione della proprietà ed alla regolamentazione dell’uso dei beni, i concetti di pubblica utilità ed interesse generale, nella loro accezione autonoma, non si distinguono quantitativamente o qualitativamente. La Corte di Strasburgo, elaborando la teoria del margine di apprezzamento statale, ha ritenuto che spetta alla discrezionalità del legislatore nazionale il compito di indicarne i connotati, rispettando la ragionevolezza

Il margine di apprezzamento e la regolamentazione dell'uso di beni

La centralità assunta dal diritto di proprietà nel panorama europeo non tralascia affatto di considerare la rilevanza del dominio nelle dinamiche interne e la sua funzionalizzazione agli interessi generali, ritagliando su tali questioni uno spazio significativo in favore dei singoli Stati proprio attraverso il margine di apprezzamento. Quanto all'uso di beni, è consentito agli Stati contraenti di disciplinare l'uso dei beni secondo l'interesse generale, mettendo in vigore le leggi necessarie

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