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ESPROPRIonline 6/2008

 L’obbligo di interpretazione conforme delle norme interne rispetto alla Convenzione europea e alla giurisprudenza della Corte europea

Su tale piano è possibile, forse in larga misura, prevenire la stessa nascita di antinomie tra la Convenzione europea e il diritto italiano o, quantomeno, risolvere tali antinomie senza necessità – di regola – di sollevare una questione di costituzionalità. Nelle sentenze del 24 ottobre 2007, infatti, il rinvio alla Corte costituzionale appare chiaramente come una extrema ratio, da impiegare solo qualora il contrasto tra disposizioni della legge italiana e norme della Convenzione europea non possa risolversi attraverso un’interpretazione delle prime effettuata in conformità con le seconde.

Invero, è pressoché unanime l’orientamento teso ad affermare che il diritto interno deve essere interpretato in maniera conforme agli obblighi internazionali pattizi, in particolare al dettato della Convenzione europea.

Come si è già ricordato [1], secondo un autorevole studioso [2] l’ordine di esecuzione esprime la volontà normativa non solo di sottoporre certi rapporti alla disciplina contenuta nella convenzione alla quale si riferisce, ma anche che gli impegni assunti verso altri Stati siano rispettati; una legge successiva potrebbe prevalere, pertanto, solo se riveli la volont&agr... _OMISSIS_ ...internazionali già assunti, non anche se abbia semplicemente un contenuto incompatibile con la convenzione.

Nella giurisprudenza della Cassazione, già negli anni ‘70, è stata enunciata una presunzione di conformità dell’ordinamento interno agli obblighi internazionali [3], in virtù della quale si deve presumere che lo Stato «non abbia inteso sottrarsi all’obbligo internazionale cui trovasi vincolato, incorrendo nella relativa responsabilità per inadempimento nei confronti degli altri Stati» parti del trattato [4].

Tale presunzione va riferita, più precisamente, al legislatore e si fonda su una coerenza (anch’essa, sino a prova contraria, da presumere) dello stesso; se, cioè, il legislatore ha dato esecuzione, con una propria legge, ad un accordo, non può non presumersi – salvo una evidente volontà contraria – che egli voglia restare fedele all’impegno internazionale da lui stesso attuato nell’ordinamento interno. Oggi questa presunzione di conformità agli obblighi internazionali è rafforzata da una corrispondente presunzione di conformità alla Costituzione, in particolare al più volte citato art. 117, 1° comma, che gli impone di rispettare gli obblighi internazionali.

L’obbligo di interpretazione conforme della legge interna rispetto... _OMISSIS_ ...orta la conseguenza che, qualora (come il più delle volte accade) la legge interna si presti a differenti interpretazioni, debba imporsi quella che risulti più coerente con il rispetto della Convenzione, anche a costo di qualche forzatura della lettera della norma interna.

Può dirsi, in altri termini, che l’interpretazione conforme deve tendere ad assicurare la corretta applicazione della Convenzione europea, adattando al suo contenuto le norme interne, “piegandole” in modo da conciliarle con la Convenzione, beninteso, sino a che ciò sia possibile, cioè sino al punto in cui tali norme non rivelino una chiara volontà del legislatore di contraddire le disposizioni della Convenzione o in cui, comunque, sussista una irriducibile incompatibilità nei contenuti delle norme, rispettivamente, nazionali e della Convenzione europea.

Nella giurisprudenza, anche quando si afferma (ancor prima della riforma costituzionale del 2001) una particolare forza della Convenzione nell’ordinamento italiano, il più delle volte, la prevalenza della stessa viene realizzata, in definitiva, sul terreno interpretativo. Così, per esempio, la Corte di cassazione penale, nella citata sentenza del 10 luglio 1993 (ricorrente Medrano), ha dichiarato che «la particolare forza di resistenza della regola di origine convenzionale comporta che la disposizione della... _OMISSIS_ ...interpretata nel senso che l’applicazione pratica di quest’ultima non può risolversi immotivatamente nella violazione del principio sancito nella norma convenzionale».

E anche la citata sentenza della Corte costituzionale del 19 gennaio 1993 n. 10, la quale – come si è ricordato [5] – riconduce ad una competenza atipica le norme della Convenzione europea e ne dichiara l’insuscettibilità di abrogazione ad opera di leggi ordinarie, in realtà conclude per un’interpretazione della disposizione interna (nella specie l’art. 143, 1° comma, c.p.p., sul diritto ad un interprete) conforme alle disposizioni convenzionali.

Sul terreno interpretativo ci sembra che debba collocarsi anche la giurisprudenza costituzionale che, in passato, ha utilizzato gli atti internazionali sui diritti umani nel contesto dell’art. 2 Cost., il quale riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo. Ci riferiamo, in particolare, alla sentenza del 22 ottobre 1999 n. 388, la quale afferma che «i diritti umani, garantiti anche da convenzioni universali o regionali sottoscritte dall’Italia, trovano espressione, e non meno intensa garanzia, nella Costituzione (…): non solo per il valore da attribuire al generale riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo fatto dall’art. 2 Cost. (…), ma anche perché, al di ... _OMISSIS_ ...

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...continua.

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Autore

Villani, Ugo

Professore di diritto internazionale presso l'Università Luiss Guido Carli