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ESPROPRIonline 6/2008

La possibile coincidenza tra disposizioni della Convenzione europea e norme di diritto internazionale generale

La qualificazione, operata dalla Corte Costituzionale nelle sentenze del 24 ottobre 2007, della Convenzione europea quale atto munito di una particolare forza passiva, ma comunque di rango subordinato alla Costituzione, non esclude che singole disposizioni del­la stessa corrispondano a norme generali di diritto internazionale.

Ciò può dirsi con certezza, per esempio, per il divieto di tortura (art. 3) e per quello di schiavitù (art. 4); ma potrebbe sostenersi che tale sia anche la presunzione d’innocenza (art. 6, par. 2), o l’irretroattività della legge penale (art. 7), come ipotizza la Corte d’appello di Bologna nell’ordinanza del 21 marzo 2006 con la quale ha sollevato alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell’art. 630, lett. a), c.p.p., nella parte in cui esclude dai casi di revisione l’ipotesi in cui, con sentenza definitiva, la Corte europea abbia accertato l’assenza di equità del processo.

E i casi di coincidenza tra disposizioni della Convenzione europea e norme di diritto internazionale generale sarebbero destinati ad ampliarsi alla luce dell’elenco di queste ultime contenuto nelle “osservazioni generali” n. 24 del 1994, formulato dal Comitato dei dirit... _OMISSIS_ ...ambito del Patto internazionale sui diritti civili e politici, in merito alle riserve al Patto da considerare inammissibili, in quanto concernenti disposizioni corrispondenti a norme di diritto internazionale consuetudinario.

Nelle ipotesi in cui disposizioni della Convenzione europea corrispondano a norme internazionali generali, esse trovano riconoscimento nell’ordinamento italiano, a prescindere dalla legge di esecuzione della Convenzione, in virtù dell’art. 10 Cost. L’adattamento dell’ordinamento italiano avviene, pertanto, a livello costituzionale, così conferendo alle norme in questione un rango costituzionale.

La conseguenza pratica di tale qualificazione costituzionale non è percepibile tanto nei confronti di una legge ordinaria incompatibile (la quale risulterebbe incostituzionale già ex art. 117, 1° comma), quanto nei rapporti con la stessa Costituzione. I diritti riconosciuti a livello di diritto internazionale generale, avendo rango costituzionale, non sono subordinati, infatti, all’intera Costituzione, ma solo a quel nucleo irrinunciabile dei “principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale” e dei “diritti inalienabili della persona”, che costituiscono un limite insuperabile all’ingresso delle norme generali di diritto internazionale nell’ordinamento italiano [1].

Pertanto, consi... _OMISSIS_ ...tero ordinamento italiano che si conforma a tali norme generali, comprese quindi le norme costituzionali, non è azzardato ritenere che, qualora sussistessero divergenze nel contenuto dei diritti umani in questione, anche in relazione ai loro “contorni” o ai loro rapporti, tra le norme internazionali generali e la nostra Costituzione, quest’ultima – fatti salvi i suddetti principi irrinunciabili – dovrebbe cedere il passo a dette norme internazionali.


Il problema della “comunitarizzazione” della Convenzione europea

Alla luce delle considerazioni che precedono il giudice comune, ove ravvisi un conflitto insanabile tra le disposizioni della Convenzione europea e una legge statale (successiva), dovrebbe sottoporre la questione di costituzionalità di tale legge alla Corte costituzionale per violazione del limite alla potestà legislativa derivante, in base all’art. 117, 1° comma, Cost., dagli obblighi internazionali (o, se del caso, per contrasto con l’art. 10, 1° comma).

È noto, peraltro, che secondo una corrente giurisprudenziale, sostenuta autorevolmente anche dalla Corte di cassazione, nel caso di contrasto di una legge statale con disposizioni della Convenzione europea, purché queste ultime abbiano un contenuto sufficientemente preciso e completo, lo stesso giudice comune dovrebbe direttamente applicare le dispos... _OMISSIS_ ...pplicando la contrastante legge interna [2].

La “disapplicazione” del diritto interno incompatibile con la Convenzione (che già nella sua formulazione terminologica richiama il tema dei rapporti tra il diritto interno e il diritto comunitario) è giustificata talvolta in nome di una natura sovraordinata delle norme della Convenzione europea.

Ora, ben può riconoscersi tale natura in base all’art. 117, 1° comma, Cost. (se non, addirittura, un rango costituzionale ex art. 10, nei limiti entro i quali quest’ultimo possa venire in rilievo). Peraltro, come hanno chiaramente statuito le più volte citate sentenze del 24 ottobre 2007 n. 348 e n. 349, posto che il contrasto della legge ordinaria con disposizioni della Convenzione europea si risolve in una violazione dello stesso art. 117, 1° comma, Cost., in un sistema di controllo della costituzionalità delle leggi centralizzato, qual è il nostro, il giudice comune non ha il potere di disapplicare la legge statale ritenuta incostituzionale, ma è tenuto a sollevare la questione alla Corte costituzionale.

Né, in principio, può ritenersi che il fenomeno della disapplicazione di disposizioni interne confliggenti con il diritto comunitario (direttamente applicabile), affermato dalla nostra Corte costituzionale a partire dalla sentenza dell’8 giugno 1984 n. 170, pos... _OMISSIS_ ...

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...continua.

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Autore

Villani, Ugo

Professore di diritto internazionale presso l'Università Luiss Guido Carli