Illegittimità dell'art.5 bis D.L.333/1992: verso le sentenze n.348 e 349 della Corte Costituzionale

Dopo la ricordata pronunzia 29.3.2006 della Grande Chambre, dunque, si riteneva non fosse più possibile esimersi dal disapplicare l’art. 5 bis della Legge 359/1992 e dal liquidare le indennità di espropriazione e di occupazione (quantomeno, per le procedure nelle quali la dichiarazione di pubblica utilità sia precedente all’entrata in vigore del Testo Unico, che ha abrogato le norme pregresse) con riferimento agli artt. 39 e 40 della Legge 25.6.1865 n. 2359 ed i risarcimenti per le occupazioni divenute illegittime con riferimento al valore di mercato.

Sennonché, la Prima Sezione mutava opinione in ordine alla possibilità di adeguarsi “tout court” alla Giurisprudenza di Strasburgo e disapplicare le norme interne ordinarie in materia di i... _OMISSIS_ ...ropriazione (e di risarcimento da procedure ablatorie abortite).

Con le ordinanze 20.5.2006 (in causa Elsa Gerarda e Dionigi Preziosi contro Comune e I.A.C.P. di Avellino) e 29.5.2006 n. 12810 (in causa Ammirati contro Comune Torre Annunziata e I.A.C.P. di Napoli), deliberate, una, poco prima e, l’altra, dopo la decisione della Grande Chambre, la Prima Sezione ribaltava l’opinione in precedenza espressa e conforme a quella delle Sezioni Unite, che fosse lecito al Giudice Ordinario, rilevato il contrasto di norme interne con quelle derivanti da trattati internazionali ratificati, disapplicare le prime e riteneva che fosse, invece, la Corte Costituzionale a dover dirimere il contrasto, sotto il parametro dell’art. 117 della Costituzione e tenen... _OMISSIS_ ...squo;altro, che neanche le norme rivenienti dai trattati internazionali avrebbero potuto avere applicazione, ove, in ipotesi, fossero risultate in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione (i cosiddetti “controlimiti”).

Rilevava, peraltro, che lo scrutinio positivo di costituzionalità dell’art. 5 bis della Legge 359/1992, sotto il parametro dell’art. 42, doveva essere rivisto, sotto un duplice profilo.

Innanzi tutto, in ragione della evidente maggior tutela, fondata su un concetto assolutamente liberale della proprietà, che la Corte di Strasburgo riteneva accordata dall’art. 1 del protocollo 1 della Convenzione, rispetto a quella, mitigata dal principio di solidarietà, derivante, secondo l’... _OMISSIS_ ... della Corte Costituzionale, dall’art. 42; onde la costituzionalità avrebbe dovuto essere riesaminata combinando il parametro dell’art. 42 con quello dell’art. 117, alla luce della Giurisprudenza di Strasburgo.

In secondo luogo, perché il precedente scrutinio, sotto il parametro dell’art. 42, era avvenuto nei limiti della provvisorietà (ormai smentita) della norma e della condizione precaria della finanza pubblica, nel momento in cui doveva essere riportata entro i parametri che consentissero all’Italia l’ingresso nella moneta unica.

Riteneva, peraltro, che l’applicabilità della norma ai processi in corso nel momento dell’entrata in vigore doveva essere, anch’essa, nuovamente, sottoposta... _OMISSIS_ ...la Corte Costituzionale sotto i parametri dell’art. 111 e dell’art. 117, alla luce della Giurisprudenza di Strasburgo.

Con le dette ordinanze e sulla base delle considerazioni avanti riassunte, la Prima Sezione sospendeva i processi e, dichiarando rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di costituzionalità del comma 65 dell’art. 3 della Legge 662/1996 (ordinanza 20.5.2006) e dell’intero art. 5 bis della Legge 359/1992 (ordinanza 29.5.2006), sotto i parametri dell’art. 111 e dell’art. 117, anche alla luce dell’art. 1, protocollo 1 e dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, rimetteva gli atti alla Corte Costituzionale.

Effettivamente, il rifiuto d... _OMISSIS_ ...ituzionale di occuparsi di denunzie per parametri interposti, riferita al contrasto di norme ordinarie interne con il diritto comunitario, era giustificata dalla possibilità per giudice interno, nell’ipotesi di dubbio sul contrasto della norma interna con quella comunitaria, di ricorrere al “rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia”, alla cui decisione si sarebbe dovuto adeguare.

Non esistendo un istituto analogo che consenta al giudice di interpellare la Corte di Strasburgo in ordine al dubbio di contrasto della norma interna con la Convenzione e costituzionalizzato, con la novella all’articolo 117 della Costituzione, l’obbligo del legislatore interno di adeguarsi ai vincoli derivanti dagli obblighi internazionali, la denunzi... _OMISSIS_ ...stituzionale di quel contrasto sembra, in effetti, più corretta di una disapplicazione tout court; anche in ragione del fatto che la disapplicazione tout court resterebbe limitata al caso singolo, con possibilità di decisioni non uniformi, mentre il giudizio di incostituzionalità espunge la norma dall’ordinamento.

La Corte Costituzionale si pronunziava sulla denunzia della Cassazione con le sentenze 348 del 22 ottobre 2007 e 349 del 24 ottobre 2007.

Con la sentenza 348/2007, la Corte Costituzionale ha, in primo luogo, riaffermato che i precetti nascenti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ratificata e resa vigente in Italia con legge ordinaria, non hanno rango potiore, rispetto alle leggi ordinarie interne e, in secondo... _OMISSIS_ ...i precetti, al contrario di quanto avviene per le norme comunitarie, non vincolano il giudice interno alla loro applicazione diretta.

Alla stregua di tali petizioni di principio, ha escluso che il contrasto tra la legge ordinaria e la norma derivante dalla Convenzione, se non sia risolvibile in chiave interpretativa, possa essere risolto dal giudice mediante disapplicazione della norma interna; e ciò, sia perché la seconda è di rango pari, rispetto alla prima; sia perché, comunque, il giudice applica direttamente, come diritto interno, le norme comunitarie, ma non quelle derivanti dagli altri trattati, ancorché ratificati.

Peraltro, poiché l’art. 117 della Costituzione impone al legislatore il rispetto dei trattati, le norme interne, in c... _OMISSIS_ ...precetti della Convenzione, finiscono per violare la Costituzione, appunto, sotto il parametro dell’art. 117.

In altri termini, quei precetti possono essere parametri interposti di costituzionalità per il tramite del detto art. 117.

Possono e non devono, perché, per esserlo, non devono confligere con altre norme della Costituzione, rispetto alle quali mantengono, comunque, rango inferiore (“subcostituzionale”).

Poiché alla Corte di Strasburgo è attribuita, dal trattato, la funzione precipua di interprete della Convenzione, l’obbligo del legislatore interno di adeguarvisi può ulteriormente precisarsi nel senso che questi deve rispettarne le clausole, nell’interpretazione che ne dà quella Corte.
... _OMISSIS_ ...l giudizio di incompatibilità della norma interna con la Convenzione, rilevato nelle sentenze di Strasburgo, costituisce, esso stesso, valido motivo per uno scrutinio di costituzionalità sotto il parametro dell’art. 117 e, previa la verifica di non confligenza della clausola convenzionale con altre norme costituzionali, per una dichiarazione di incostituzionalità.

Poste queste premesse, la sentenza ha preso atto che ripetute pronunzie della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (da ultimo, Scordino contro Italia, 29.3.2006, Grande Chambre...


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Autore

Scaglione, Francesco

Avvocato in Locri