AREE EDIFICABILI

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Indennità di espropriazione per pubblica utilità: aree edificabili da urbanizzare e urbanizzate

In ipotesi di area edificabile (per essere inclusa nel caso di specie in zona B), in conseguenza della dichiarazione d'illegittimità costituzionale dei commi 1 e 7 bis dell'art. 5 bis, L. n. 359 del 1992 (sentenze Corte Cost nn. 348 e 349 del 26/10/2007) e in forza dell'art. 37 TU cit. (come modificato dall'art. 2, co. 89,L. n. 244 del 2007), l'indennità di esproprio deve essere stimata secondo il valore di mercato dell'area espropriata.

Indennità di espropriazione di aree edificabili: l. 219/1981

Ai sensi dell'art. 80 della L. n. 219/1981, l'unico criterio applicabile ai fini della determinazione dell'indennità di esproprio è quello speciale stabilito dalla L. 15 gennaio 1885, n. 2892, art. 13 alla cui stregua deve tenersi conto del valore venale dell'area espropriata, senza che possa farsi distinzione a seconda che questa sia o meno edificabile.

Indennità di espropriazione per aree edificabili: art. 2 commi 89 e 90 l. n 244/2007

In applicazione dell'art. 37 DPR 327/2001, come introdotto dall'art. 2 comma 89 della L. 24.12.2007 n. 244 a seguito della pronuncia di incostituzionalità (cfr. Corte Cost. sentenza n. 348/2007) dell'art. 5 bis del D.L. n. 333 del 1992, il calcolo dell'indennità di espropriazione, in ipotesi di area edificabile, va effettuato secondo il valore venale del bene alla data del decreto di esproprio.

Indennità di espropriazione per aree edificabili: l'art. 5 bis della L. 359/1992. Ambito temporale dell'incostituzionalità

L'art. 5 bis della L. n. 359/1992 disciplina le espropriazioni per pubblica utilità delle aree edificabili (commi 1 e 3) e di quelle agricole (comma 4), rinviando, per queste ultime, alle "norme di cui al titolo 2 della L. 22 ottobre 1971, n. 865"; ne consegue che la determinazione dell'indennità ai sensi della citata norma, non comporta in ogni caso l'edificabilità delle aree.

Indennità di espropriazione per aree edificabili:interventi di riforma economico-sociale

Affinché sussista il presupposto dell'intervento di riforma economico-sociale, che giustifica la riduzione del 25 per cento del valore venale del bene ai fini della determinazione dell'indennità, esso deve riguardare l'intera collettività o parti di essa geograficamente o socialmente predeterminate ed essere, quindi, attuato in forza di una previsione normativa che in tal senso lo definisca.

L'indennità di espropriazione per le aree edificabili nella finanziaria 2008

La riforma, dove definisce la misura dell’indennità e la maggiorazione del 10% dovuta in caso di cessione bonaria, o se la cessione è stipulata per fatto non imputabile all’espropriato, si applica a tutti i procedimenti espropriativi in corso, salvo che la determinazione dell'indennità di espropriazione sia stata condivisa, o accettata, o sia comunque divenuta irrevocabile. Il riferimento ai procedimenti espropriativi è riconducibile alle vicende amministrative di determinazione dell'indennità

Indennità di espropriazione nella finanziaria 2008: conclusioni

È necessario che le varie questioni siano risolte in breve, soprattutto tenendo presente la giurisprudenza CEDU, che ci vorrebbe tenere agganciati ad una normalità europea, dove pienezza e ragionevole rapidità dell’indennizzo costituiscono appunto la prassi normale dei paesi più avanzati. Quanto alla ragionevole rapidità dell’indennizzo, in particolare, non si può non rilevare come, tra le prime sentenze emesse a seguito della finanziaria 2008 non sono rari i casi di contenziosi ultra ventennali

Funzione sociale, interventi di riforma economico sociale e indennizzo nelle espropriazioni

Si è sottolineato che la sentenza della Corte Costituzionale 348/2007 lasciava margine per stabilire un abbattimento dei prezzi perché livelli troppo elevati di spesa per l’espropriazione di aree edificabili destinate a fini di pubblico interesse, potrebbero pregiudicare la tutela effettiva di diritti fondamentali previsti dalla Costituzione e potrebbero essere il freno eccessivo alla realizzazione delle infrastrutture necessarie per un più efficiente esercizio dell'iniziativa economica privata

Illegittimità dell'art.5 bis D.L.333/1992: verso le sentenze n.348 e 349 della Corte Costituzionale

Il legislatore non ha il dovere di commisurare integralmente l’indennità di espropriazione al valore di mercato del bene ablato. L’art. 42 Costituzione prescrive alla legge di riconoscere e garantire il diritto di proprietà, ma ne mette in risalto la funzione sociale. Livelli troppo elevati di spesa per l’espropriazione di aree edificabili destinate ad essere utilizzate per fini di pubblico interesse potrebbero pregiudicare la tutela effettiva di diritti fondamentali previsti dalla Costituzione

Art. 5 bis DL 333/1992:criteri applicabili dopo le dichiarazioni d’incostituzionalità

I precedenti più recenti in tema di ius superveniens nella regolamentazione dell’indennità espropriativa e della misura del risarcimento da occupazione illegittima, hanno riguardato la positiva apposizione di una nuova disciplina, che anche in virtù della previsione di applicabilità, alle cause in corso, dei nuovi criteri, ha consentito di risolvere le questioni con riferimento al concetto di pendenza o esaurimento del rapporto, e, in ultima analisi, al giudicato e alla sua estensione oggettiva

L'incostituzionalità dell'art. 5-bis e la sentenza 348: regime transitorio

La Corte Costituzionale, con la sentenza n.348 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme dell’art.5 bis, commi 1 e 2, del DL 333/92 convertito con modificazioni in legge n. 359/92, nonché nell’art. 37 del DPR n.327/2001 e s.m.i.. In particolare, la pronuncia della Consulta va ad incidere sul criterio di calcolo dell'indennità di esproprio per le aree edificabili fino ad oggi attestatosi, come riconosce la stessa stessa Corte, tra il 50 e 30 per cento del valore di mercato del bene

La sentenza della Corte Costituzionale sull'art.5 bis DL 359/1992: quale indennità?

La sentenza della Corte Costituzionale n. 348 sulla quantificazione dell’indennità di espropriazione interviene dopo la sistematica condanna dello Stato italiano per violazione dell'art. 1 del primo Protocollo addizionale alla CEDU. Sia il ragionevole legame richiesto dalla Corte Europea che il serio ristoro richiesto dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, escludono che una indennità possa essere svincolata dal necessario parametro di riferimento costituito dal valore venale del bene

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