Il nuovo art.37 del DPR 327/2001: maggiorazioni e regime transitorio

La maggiorazione del 10% sul valore venale Quanto alla maggiorazione del 10% in caso di accettazione, applicata al valore venale, non vedo nulla di scandaloso o contrario ai principi della contabilità pubblica: anzi si tratta di una maggiorazione fin troppo prudente.

E’ vero che in molte sentenze (si pensi alla giurisprudenza che nega ristoro alla distruzione dell’avviamento commerciale o industriale conseguente all’esproprio), è proclamato il dogma secondo cui il valore venale del bene rappresenta il tetto massimo dell’indennità di esproprio.

Ma a parte il fatto che sono ormai maturi i tempi di una revisione del menzionato orientamento giurisprudenziale alla luce dell’articolo 44 TU, che apre la strada al ristoro... _OMISSIS_ ... perdita di utilità economica”, dunque al di là del mero valore di mercato del bene (e se questo principio vale per il proprietario dei fondi limitrofi al quale è espressamente diretta la norma, non può che valere, ovviamente e a maggior ragione, anche per l’espropriato), la maggiorazione del 10% non è altro che un meccanismo premiante e un mero incentivo procedimentale che non c’entra nulla con il valore del bene, introdotto a scopo acceleratorio, nella convinzione – senz’altro condivisibile – che con questo piccolo aumento si favorisca una conclusione anticipata della procedura, con ben maggiori risparmi di denaro pubblico derivanti dal mancato protrarsi delle procedure burocratico-amministrative, dal mancato ricorso a collegi di tecnici... _OMISSIS_ ...ontenzioso in Corte d’Appello, eccetera.

Anche la Corte Costituzionale, nella sentenza 1022/1988, ha affermato che per le aree edificabili non si può superare il valore venale, ma lo ha fatto sulla base non di particolari motivazioni giuridiche, ma di generiche considerazioni di carattere economico: ma se si deve ragionare sul semplice piano economico, l’esperienza pratica insegna che un compenso incentivante per l’accettazione dell’indennità provvisoria è tale da tradursi in consistenti risparmi economici per la pubblica amministrazione.

Inoltre la mancanza di un meccanismo premiale per i proprietari delle aree edificabili creerebbe una palese disparità di trattamento rispetto ai proprietari delle aree non edificabili, p... _OMISSIS_ ...evista la maggiorazione del 50% del VAM (o del 200% se si tratta di coltivatori diretti).

Ebbene, con buona pace della Corte Costituzionale e della giurisprudenza sopra citata, la maggiorazione è già applicata ad un valore tendenzialmente pari al valore di mercato per quanto riguarda le aree agricole.

Infatti il VAM, valore agricolo medio, altro non è che la media dei valori agricoli dei terreni in un determinato ambito territoriale (es. CASS 27812/2005), e dunque è, o dovrebbe essere, approssimativamente coincidente con il valore di mercato del terreno agricolo (depurato, beninteso, del plusvalore derivante da una eventuale vocazione edificatoria, plusvalore che però è statisticamente presente solo in una piccola percentuale dei terreni agrico... _OMISSIS_ ...LF| Che poi alcune (o molte) Commissioni non facciano il loro lavoro, non adeguando i VAM ai valori di mercato, ma limitandosi per comodità a rivalutare i VAM dell’anno precedente in base agli indici ISTAT, con un progressivo discostamento dai valori effettivi, si tratta di una deviazione patologica, che non consente certo di affermare, come ha fatto la Corte Costituzionale nella citata sentenza 1022, che i VAM sono per loro natura qualche cosa di irrisorio, astratto e avulso dalla realtà (e da quale fantomatico meccanismo di calcolo allora salterebbero fuori ?), tanto che la maggiorazione del 50% ad essi applicata comunque manterrebbe l’indennizzo sotto il tetto massimo del valore di mercato.

Tanto più che i TAR annullano i VAM proprio quando non... _OMISSIS_ ...in maniera sufficientemente attendibile una media dei valori agricoli effettivi di mercato, e sono redatti, sotto questo profilo, con carenze istruttorie e motivazionali (es. TAR FI 877/2004, VE 1089/2004, soprattutto BS 1074/2004, 963/2005).

Si consideri inoltre che la triplicazione del VAM supera abbondantemente, nella maggior parte dei casi, il valore venale, e gli articoli 37 comma 9 e 40 comma 4 del TUE aggiungono esplicitamente dei VAM al valore venale: il primo va a cumularsi al valore venale previsto per le aree edificabili (post sentenza 348), il secondo va a cumularsi al valore agricolo effettivo comprensivo del danno all’azienda agricola, cioè al valore agricolo venale, ex articolo 40 comma 1, per le aree non edificabili. Vero è che si tratta ... _OMISSIS_ ...unerazione di un pregiudizio particolare subìto dai coltivatori diretti che dall’esproprio ricevono un pregiudizio alla propria professionalità. Ciò non toglie tuttavia che anche questa è una dimostrazione che non esiste il principio del tetto massimo del valore venale del bene immobile.

In ordine al riferimento ai prezzi di mercato in base ai tipi di coltura effettivamente praticati che deve caratterizzare i VAM, rimando per tutte alla assai esauriente sentenza TAR BS 963/2005, che esprime in modo estremamente chiaro il concetto, censurando il comportamento di quelle Commissioni che anziché rilevare gli effettivi valori di mercato al fine di redigere i VAM, si limitano ad astratti ed apodittici incrementi su base ISTAT (e annullando i valori tab... _OMISSIS_ ...da una Commissione perché non rispondenti per l’appunto ai valori di mercato) [1].
Il regime transitorio In base all’articolo 136 della Costituzione « Quando la Corte dichiara la illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione »; similmente stabilisce l’art. 30, comma 3, della legge n. 87/53 (« Le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione »).

In ordine all’applicazione di tali disposizioni ai procedimenti pendenti, la dottrina e la giurisprudenza hanno chiarito che, in ossequio al principio tempus r... _OMISSIS_ ... possono essere rimessi in discussione dalla pronuncia di incostituzionalità i rapporti giuridici “conclusi”, “definiti”, “esauriti”, al momento della pubblicazione della sentenza.

In ordine a come ciò si traduca nelle procedure espropriative (caratterizzate da iter diversificati e separati per quanto riguarda la determinazione dell’indennità e il trasferimento del diritto) possono essere isolate grossomodo due diverse opinioni, che potremmo definire, latamente e approssimativamente, una di matrice ”pubblicistica” e una di matrice “privatistica”, in relazione a come si considera l’accordo di cessione scaturente dall’accettazione dell’indennità.

In base all’... _OMISSIS_ ...;pubblicistica”, dovrebbero ritenersi consolidate e intangibili solo le accettazioni sfociate in un atto di cessione o un decreto di esproprio prima della pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale 348/2007, ma non quelle ove la procedura non è ancora conclusa con il passaggio di proprietà. Infatti: a) il valore del bene va rapportato al momento della vicenda ablatoria; l’indennità rappresenta il controvalore del bene, che l’Amministrazione paga a fronte...


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Autore

Loro, Paolo

Laureato in giurisprudenza, direttore e coordinatore scientifico della rivista Esproprionline, direttore del network di riviste tecnico-giuridiche Territorio.it, consulente e operatore in materia di espropriazione per pubblica utilità, direttore dei notiziari bimestrali di giurisprudenza Esproprionline, Urbium, Patrimoniopubblico, curatore di repertori e massimari giurisprudenziali, autore e curatore di varie pubblicazioni, docente in numerosi corsi di formazione, già capo ufficio espropriazioni del Comune di Padova.