La legittimità dall'art.5 bis DL 333/1992: la sentenza 348 del 24 ottobre 2007

Già la Corte di Cassazione nelle ordinanze con cui ha sollevato la questione di legittimità dell’articolo 5 bis ha posto l’accento sul protrarsi a tempo indeterminato di un criterio indennitario sorto da una situazione di emergenza economica e – fondamentalmente – da essa giustificato.

E questo (al di là della questione affrontata funditus dalla Corte circa la rilevanza nell’ordinamento interno dei principi CEDU, che esula dalla presente trattazione) è stato il leitmotif della sentenza 348 che ha dichiarato incostituzionale l’articolo 5 bis, nei primi due commi, nonché il corrispondente articolo 37, anch’esso nei primi due commi, del TUE. Cioè, essendo il criterio dichiaratamente provvisorio divenuto definitivo ad oper... _OMISSIS_ ...t. 37 del DPR 8 giugno 2001, n. 327, dove è sparita la – per quanto formale – clausola di temporaneità, si è giunti a conferire sine die alla legislazione una inammissibile condizione di eccezionalità.

La Corte Costituzionale, riprendendo concetti già espressi nella sentenza 283/1993, sostiene che l’adeguatezza dei criteri di calcolo dell’indennità di esproprio deve essere storicizzata in relazione al contesto istituzionale e giuridico esistente al momento del giudizio, e che né il criterio del valore venale, né alcuno dei criteri “mediati” possono avere in sé i caratteri dell’assolutezza e della definitività: la loro collocazione nel sistema e la loro compatibilità con i parametri costituzionali subiscono pertanto var... _OMISSIS_ ...al decorso del tempo o al mutamento del contesto istituzionale e normativo.

Questo relativismo sembra però difficilmente conciliabile con il richiamo al plurisecolare, universale e immutabile principio del giusto prezzo parametrato al valore venale che emerge dalla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali nella lettura del giudice di Strasburgo.

La Corte Costituzionale riconosce comunque che abbattimenti dell’ordine del 50, 30 o 24% rispetto al valore venale sono esagerati («il legittimo sacrificio che può essere imposto in nome dell’interesse pubblico non può giungere sino alla pratica vanificazione dell’oggetto del diritto di proprietà»), ma si ostina – avallan... _OMISSIS_ ...he, rispetto alla progrediente giurisprudenza della CEDU, appare di retroguardia –, a proclamare che il legislatore non ha il dovere di commisurare integralmente l’indennità di espropriazione al valore di mercato del bene ablato, in quanto l’art. 42 Cost. prescrive alla legge di riconoscere e garantire il diritto di proprietà, mettendone in risalto la “funzione sociale”: «livelli troppo elevati di spesa per l’espropriazione di aree edificabili destinate ad essere utilizzate per fini di pubblico interesse potrebbero pregiudicare la tutela effettiva di diritti fondamentali previsti dalla Costituzione».

In verità, il concetto da ultimo espresso, in maniera così perentoria, nella maggior parte dei casi, in raf... _OMISSIS_ ... di realizzazione delle opere e ai costi indiretti burocratico-amministrativi delle procedure contrattuali ed espropriative, appare di fondamento assai dubbio, e sembra risolversi, nei fatti, in un mero accanimento contro il proprietario.

In ogni caso la Corte distingue, sulla scorta delle affermazioni della CEDU, tra espropri “isolati” per i quali sembrano esserci poche alternative al valore venale, e di «piani di esproprio volti a rendere possibili interventi programmati di riforma economica o migliori condizioni di giustizia sociale», per i quali sono configurabili abbattimenti, come si sta profilando negli attuali progetti di legge.

La Corte Costituzionale, nel riferirsi a generiche esigenze di giustizia sociale, è pr... _OMISSIS_ ...are la rigidità con cui la Corte di Strasburgo intende i casi limite in cui l’indennità di esproprio può essere inferiore al pieno valore venale (giudicate possibili, come si è visto, nel contesto “d’un changement de régime politique et économique”, come in occasione della riunificazione delle due Germanie, della transizione dalla Monarchia alla Repubblica in Grecia, del cambiamento del sistema costituzionale verso il sistema democratico nei paesi ex-comunisti).

Se il legislatore cogliendo tale apertura si inventerà qualche altro marchingegno come il cinque bis, è evidente che la partita a Strasburgo non potrà dirsi conclusa.

In nome della relatività dei valori, la Corte arriva ad affermare che i principi CEDU sono for... _OMISSIS_ ... nuovi distinguo rispetto agli altri paesi europei): «esiste la possibilità di arrivare ad un giusto mezzo, che possa rientrare in quel “margine di apprezzamento”, all’interno del quale è legittimo, secondo la costante giurisprudenza della Corte di Strasburgo, che il singolo Stato si discosti dagli standard previsti in via generale dalle norme CEDU, così come interpretate dalle decisioni della stessa Corte. Ciò è conforme peraltro a quella «relatività dei valori» affermata, come ricordato sopra, dalla Corte costituzionale italiana. Criteri di calcolo fissi e indifferenziati rischiano di trattare allo stesso modo situazioni diverse, rispetto alle quali il bilanciamento deve essere operato dal legislatore avuto riguardo alla portata s... _OMISSIS_ ...nalità pubbliche che si vogliono perseguire, pur sempre definite e classificate dalla legge in via generale».



« 5.1. – L’art. 5-bis del decreto-legge n. 333 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 359 del 1992, prescrive, al primo comma, i criteri di calcolo dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità delle aree edificabili, che consistono nell’applicazione dell’art. 13, terzo comma, della legge 15 gennaio 1885, n. 2892 (Risanamento della città di Napoli), «sostituendo in ogni caso ai fitti coacervati dell’ultimo decennio il reddito dominicale rivalutato di cui agli articoli 24 e seguenti del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con d.P.R. 22 dicembre 19... _OMISSIS_ ...o;.

L’importo così determinato è ridotto del 40 per cento. Il secondo comma aggiunge che, in caso di cessione volontaria del bene da parte dell’espropriato, non si applica la riduzione di cui sopra. La norma censurata è stata oggetto di questione di legittimità costituzionale, definita con la sentenza n. 283 del 1993. Nel dichiarare non fondata la questione, questa Corte ha richiamato la sua pregressa giurisprudenza, consolidatasi negli anni, sul concetto di «serio ristoro», particolarmente illustrato nella sentenza n. 5 del 1980.

Quest’ultima pronuncia ha stabilito che «l’indennizzo assicurato all’espropriato dall’art. 42, comma terzo, Cost., se non deve costituire una integrale rip... _OMISSIS_ ...perdita subita – in quanto occorre coordinare il diritto del privato con l’interesse generale che l’espropriazione mira a realizzare – non può essere, tuttavia, fissato in una misura irrisoria o meramente simbolica ma deve rappresentare un serio ristoro. Perché ciò possa realizzarsi, occorre far riferimento, per la determinazione dell’indennizzo, al valore del bene in relazione alle sue caratteristiche essenzi...


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Autore

Loro, Paolo

Laureato in giurisprudenza, direttore e coordinatore scientifico della rivista Esproprionline, direttore del network di riviste tecnico-giuridiche Territorio.it, consulente e operatore in materia di espropriazione per pubblica utilità, direttore dei notiziari bimestrali di giurisprudenza Esproprionline, Urbium, Patrimoniopubblico, curatore di repertori e massimari giurisprudenziali, autore e curatore di varie pubblicazioni, docente in numerosi corsi di formazione, già capo ufficio espropriazioni del Comune di Padova.