decisioni politiche

Le possibilità effettive per un politico di apportare mutamenti reali, rapidi e tangibili alla condizione di vita della gente sono in genere remote: nel mondo miliardi di persone ogni mattina si alzano, vanno a lavorare, producono, soffrono, e arrivano a fine giornata nonostante qualunque cosa abbiano potuto decidere per loro o contro di loro i politici.

Un mondo complesso come l’attuale ha una tale forza inerziale e si muove secondo autonome dinamiche talmente indecifrabili che il più delle volte, sia che i politici si sforzino di fare, sia che facciano per finta, hanno pressappoco le stesse possibilità di raggiungere gli obiettivi che si sono posti.

E laddove si possa incidere nella realtà, è altamente probabile che le decisioni vengano ... _OMISSIS_ ..., e che il politico sia solo chiamato a fare il passacarte o a pigiare - su comando di qualche capogruppo - un bottone in parlamento.

Tutti i politici rispondono a qualcuno di più potente, e godono di una certa autonomia decisionale solo nelle questioni meno rilevanti. Nemmeno i politici delle classi dirigenti apicali dei partiti sono autonomi, dovendo assumere le decisioni (o le non-decisioni) collegialmente, spesso dopo estenuanti negoziati e litigi tra correnti e gruppi di potere.

Il politico deve pertanto vivere alla giornata, adattandosi passivamente all’evolversi delle situazioni, senza mai farsi – se non per finta – attore e protagonista dei cambiamenti, ma lasciando che la realtà cambi da sé, o che siano altri ad assume... _OMISSIS_ ...ei mutamenti e, soprattutto, la responsabilità delle decisioni impopolari. I politici più abili e scaltri rimangono in sella nonostante i cambiamenti da essi osteggiati, prendendosene il merito, e guardando affondare i politici che si sono fatti carico in prima persona del peso dei cambiamenti stessi.

Peraltro, la trama degli odierni rapporti sociali ed economici è talmente sofisticata e delicata che, in genere, la situazione migliore per il popolo è che i politici se ne occupino il meno possibile, a causa della loro superficialità, del loro pressapochismo, della loro incompetenza, della loro inconcludenza e del loro distacco dalla vita reale e dai bisogni quotidiani dei cittadini.

È cioè spesso molto meno dannoso, per il popolo, che i politici ... _OMISSIS_ ...interessarsi di beghe di potere, di ruberie e di questioni che riguardano solo la loro cerchia, interferendo il meno possibile con la società, piuttosto che – anche in buona fede – cerchino di occuparsi della società stessa con la pretesa di riformarla.

I politici di tutto il mondo, anche nei momenti più critici dell’economia, ripropongono sempre la solita brodaglia, cotta e stracotta: più tasse, risorse preziose sottratte a chi, con fatica immane, lavora e produce, per essere gettate in pasto a parassiti di ogni risma, e spesso date in regalo alle banche, che raramente vengono lasciate fallire.

Ciò naturalmente non risponde al caso, perché da molti decenni il potere finanziario tiene le fila degli equilibri economici mondiali... _OMISSIS_ ...sere considerato un male o un bene a seconda dei punti di vista), e i politici, o almeno quelli nei posti che contano davvero, non sono altro che le pedine ultime di tale potere, quelle che ci mettono la faccia.

Ma l’attuale crisi economica, nata dalle speculazioni bancarie, sembra essere sfuggita di mano anche al potere finanziario mondiale.

Infatti quando politici giudicati inadeguati, in posti chiave nel mondo, sono stati sostituiti da fidati tecnocrati per intraprendere politiche monetarie di risanamento dei bilanci pubblici, i risultati si sono rivelati spesso negativi in termini di recessione e distruzione delle imprese e del lavoro, denotando i limiti di un approccio puramente finanziario ai problemi sociali ed economici.
|... _OMISSIS_ ...o ha ben poco da attendersi dai politici. D’altro canto la gravità dei tempi richiederebbe al comando temperamenti geniali e lungimiranti, ma, come abbiamo visto, i politici ne sono l’esatto contrario, sono il risultato di una selezione accuratamente orientata a privilegiare il servilismo, il conformismo e la mediocrità. E a loro volta si attorniano di inetti e vacui yes-man impostigli da superiori o dagli amici degli amici.

Oramai la gente, quando sente parlare di decreti correttivi di finanza pubblica, o di provvedimenti per lo sviluppo e il rilancio dell’economia, è terrorizzata, si attende il peggio, sa già in partenza che si tratterà di nuovi insostenibili pesi sulle spalle di chi già paga tantissimo, di tagli ai servizi essenziali a par... _OMISSIS_ ...e sanità, e sicuramente di nessun taglio agli sprechi veri e alle ruberie. Gli onesti e gli operosi, quando sentono parlare di manovre economiche governative, corrono ad accendere un cero alla Madonna.

I politici non sono quasi mai in grado di prendere decisioni sensate ed efficaci. Ma quando la cisi economica si aggrava, ed essi non fanno che avvitarla peggiorando le cose, significa che la nazione è in folle corsa verso il baratro ma nessuno è più al comando della macchina.