Il ristoro del pregiudizio per occupazione illegittima: la maggiorazione del 5% annuo

La terza ed ultima voce della somma di denaro che l’art. 42-bis prescrive espressamente di quantificare in sede di acquisizione coattiva sanante e che deve essere pertanto inclusa nel provvedimento acquisitivo è contemplata dal comma 3.
Questo comma, dopo essersi occupato al primo periodo dell’indennizzo per il pregiudizio patrimoniale, prescrive al secondo periodo il ristoro del pregiudizio sofferto dal proprietario di un bene occupato senza titolo, quantificandolo per ogni anno nel 5% del valore venale, se dagli atti del procedimento non risulta la prova di una diversa entità del danno.


La quantificazione nella misura del 5% annuo costituisce una presunzione relativa. Essa si applica dunque per regola generale, ossia senza che sia... _OMISSIS_ ...na prova sul punto, ma trova un limite nell’eventualità in cui venga dimostrato che il pregiudizio deve essere liquidato in misura differente.



Infatti, in omaggio all’originaria natura risarcitoria della percentuale del 5%, che recava con sé il principio di integralità del risarcimento, il legislatore ha avuto cura di porre un limite all’applicabilità di questa liquidazione forfetaria, che opera solo «se dagli atti del procedimento non risulta la prova di una diversa entità del danno». E tale inciso, che in dottrina è stato ritenuto «assai criptico», continua a trovare applicazione anche oggi che è pressoché pacifica la natura indennitaria anche di questo emolumento (cosicché potrebbe trovare spazio, in ... _OMISSIS_ ...anche una presunzione assoluta, che non ammette prova contraria).

Con riguardo alla prova contraria, la norma fa riferimento ad entità del danno risultanti “dagli atti”, con inciso che la giurisprudenza non ha mancato di valorizzare.

Tali atti, ovviamente, possono essere già presenti nel fascicolo: come rilevato dalla giurisprudenza, infatti, la prova della diversa entità del danno ricorre anzitutto laddove l’ammontare del danno sia stato già accertato nel contraddittorio delle parti, ad esempio con verificazione disposta nel corso del giudizio amministrativo.

Se ancora non è stata accertata, ad ogni modo, la diversa entità del danno può anche essere dimostrata nel corso del procedimento acquisitivo. A questo ri... _OMISSIS_ ...idenziare che la norma non ammette la sola prova di una “maggiore” entità del danno, bensì una qualsiasi prova di una entità genericamente “diversa”. Pertanto, così come il privato può avere interesse a dimostrare di aver subito un danno superiore al 5% di legge, si deve parimenti ritenere che anche la parte pubblica possa cercare di dimostrare che il danno è stato in realtà inferiore, così come in effetti attestato dalla giurisprudenza amministrativa.

E queste due diverse attività probatorie (in mancanza delle quali, ovviamente, ritorna applicabile la quantificazione forfetaria di legge ) meritano specifica e distinta trattazione.


La prova della minore entità del danno


... _OMISSIS_ ... che il danno sofferto dal privato si è assestato al di sotto della soglia forfetaria di legge, la parte pubblica potrà procedere, in fase istruttoria, ad accertare e quantificare l’effettivo danno sofferto dal privato.

A parte il fatto che ciò esaspera gli animi dei privati, tuttavia, si tratta ovviamente di una prova non facile. Invero, la soglia forfetaria di legge ha proprio lo scopo di esonerare le parti (entrambe le parti) dall’intraprendere una ricerca estremamente difficoltosa. In alcune circostanze, tuttavia, la giurisprudenza ha ritenuto comprovata questa entità del danno inferiore alla soglia forfetaria di legge.

Una simile eventualità è stata ravvisata, ad esempio, in caso di appezzamenti di terreno oggettivamente inutil... _OMISSIS_ ...tamente per la loro conformazione geometrica e per la loro infelice collocazione: in questo caso, il 5% annuo del valore venale è stato ritenuto eccessivo ed il danno è stato liquidato in misura inferiore.

Altre volte, la giurisprudenza si è spinta fino a ravvisare addirittura l’insussistenza di qualunque danno da occupazione. Ciò è accaduto ad esempio in caso di occupazione di un bene direttamente e naturalmente produttivo, come una cava. In questi casi è infatti corrente la quantificazione del pregiudizio in misura pari al valore del prodotto, al netto del costo di produzione. Tale meccanismo, che in effetti monetizza il pregiudizio con un grado di approssimazione oggettivamente inconcepibile per i beni di altra natura, è giustamente ritenuto esatto ed... _OMISSIS_ ...o e dunque insuscettibile di cumulo con ulteriori pregiudizi, a cominciare proprio dal nostro 5%.

Si è ritenuto che non sussista alcun danno, inoltre, laddove il proprietario si sia spogliato gratuitamente del bene in favore dell’amministrazione, con ciò mostrando di non ritenersi leso dall’impossibilità di utilizzarlo.
Si tratta ad ogni modo, come si vede, di ipotesi oggettivamente eccezionali, dovendosi ritenere che la liquidazione nella misura di legge costituisca la regola, stante anche la ratio legis di esonerare le parti da una prova che, nel concreto, appare intuitivamente tutt’altro che facile.


La prova della maggiore entità del danno


Per dimostrare che l’entità del danno supe... _OMISSIS_ ...ge, l’interessato si potrà avvalere dei diritti partecipativi di cui all’art. 10 l. 241/1990, segnatamente dopo la ricezione della comunicazione di avvio del procedimento prevista dagli artt. 7 e 8 della medesima legge (che anche per questo, con la giurisprudenza preferibile, si deve ritenere di regola imprescindibile, a pena di illegittimità ).

Secondo una parte della giurisprudenza è sufficiente a tal fine un principio di prova. Altra giurisprudenza si invece preoccupata di escludere la semplice specificazione di ciò che rientra nel normale pregiudizio da illegittima occupazione, come ad esempio l’impossibilità di coltivare il fondo: si tratta infatti di un pregiudizio naturalmente intrinseco nell’occupazione illegittima, per cui esso... _OMISSIS_ ...to in quest’ultima.

In ogni caso, ciò che è assolutamente necessario è che l’interessato dimostri che il pregiudizio supera la soglia forfetaria di legge. Pertanto, contrariamente a quanto si potrebbe ricavare da certa giurisprudenza, il danno ulteriore non si cumula al 5%: o c’è l’uno, o c’è l’altro.

Le difficoltà probatorie in cui incorre il privato, in ogni caso, sono davvero notevoli ed auto-evidenti. Le ipotesi in cui il maggior danno è stato riconosciuto, in pratica, si contano sulle dita di una mano. In particolare, esso è stato ravvisato nel caso in cui l’occupazione abbia impedito al proprietario di utilizzare anche altri beni di sua proprietà, o lo abbia costretto a riprogettare un fabbricato g... _OMISSIS_ ... E il Consiglio di Stato, dal canto suo, ha riconosciuto che il maggior danno può derivare almeno in astratto (pur negandolo nel caso concreto) dalla perdita di finanziamenti pubblici, purché ovviamente superiori rispetto alla liquidazione forfetaria di legge.

Accanto a queste ipotesi specifiche (e rarissime), ad ogni modo, ve ne sono altre di più ricorren...


...continua.  Qui sono visibili 8000 su 19691 caratteri complessivi dell'articolo.

 Sono omessi dal presente articolo eventuali note ed altri contenuti reperibili nel prodotto

Acquista per soli 3,00 € l'articolo, che ti verrà inviato via mail e che potrai scaricarti dalla tua area privata nella sua interezza e senza omissis.

Acquista articolo