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Discrezionalità della P.A. nel governo del paesaggio

In giudizio le parti non possono dedurre profili di censura tendenti a minare l’autorizzazione paesaggistica per l’asserito deturpamento del paesaggio

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PROCEDURA --> DISCREZIONALITÀ DELLA P.A. --> NEL GOVERNO DEL PAESAGGIO

Le valutazioni espresse dalla Soprintendenza hanno natura tecnica e, in quanto tali, sono sindacabili esclusivamente se, riscontrata l'esistenza di una figura sintomatica dell'eccesso di potere, si dimostra la violazione del principio di ragionevolezza: non è, pertanto, sufficiente la mera opinabilità delle scelte effettuate.

Il parere della Soprintendenza si caratterizza per l'esercizio di elevati margini di discrezionalità, volti ad esprimere un giudizio di valore su elementi per lo più estetici (ovvero la bellezza di un determinato contesto paesaggistico) che, inevitabilmente, subiscono la soggettività e la sensibilità del valutatore.

La circostanza che una zona sia già degradata non fa venir meno l'esigenza di valorizzarla e di evitare ulteriori interventi peggiorativi, dato che un eventuale autorizzazione paesaggistica non può fondarsi sull'accettazione di uno stato di fatto illecito, illegittimo e comunque non coerente con i contenuti del vincolo paesaggistico.

Il fatto che una zona sia già compromessa sotto il profilo paesaggistico non costituisce argomen... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...er sostenere che la P.A. debba scrutinare favorevolmente un intervento abusivo.

Alle valutazioni tecnico-discrezionali espresse dagli organi pubblici preposti alla tutela ambientale non possono essere sovrapposte le valutazioni peritali di parte di segno contrario, a meno che, a carico delle prime, non vengano evidenziati vizi di logicità, contraddittorietà o incompletezza, per quanto concerne l'individuazione degli elementi di fatto rilevanti, la scelta della regola tecnica di riferimento o la sua applicazione.

Valutazioni tecniche – come quelle dalle Soprintendenze in tema di tutela dei beni paesaggistici - possono essere sindacate esclusivamente nel caso in cui siano contrarie al principio di ragionevolezza tecnica.

Gli ambiti in cui il territorio regionale deve essere suddiviso in sede di pianificazione paesaggistica non devono necessariamente coincidere con il territorio delle Province, potendo ben ipotizzarsi delle forme di coordinamento tra le diverse Soprintendenze.

In sede di pianificazione paesaggistica, una specifica area che presenti natura sostanzialmente unitaria non può ricevere una disciplina irrazionalmente differenziata per il mero fatto che parte di essa ricade nel territori... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ovincia e altra parte nel territorio di una Provincia differente.

Non è illegittima, ma costituisce una legittima applicazione dell'art. 143 co. 9 D. Lgs. 42/2004, la norma tecnica di attuazione del piano paesaggistico che prevede che le autorizzazioni già rilasciate da parte della Soprintendenza per progetti di opere non ancora intraprese alla data di adozione del piano restino valide per cinque anni dalla data di rilascio, limitatamente alla aree in cui il piano paesaggistico non preclude la realizzazione delle opere assentite.

Il giudizio di compatibilità paesaggistica è sindacabile in sede di legittimità per i soli vizi di illogicità ed irrazionalità delle determinazioni, difetto di motivazione, errore di fatto.

Laddove il Ministero, nel dichiarare il notevole interesse pubblico di un bene paesaggistico, abbia ritenuto, nella propria discrezionalità, di regolare casi specifici di trasformazione considerata sostenibile nella valutata compatibilità con i valori tutelati non può porsi un problema di eccesso di potere per disparità di trattamento.

Le aggressioni all'ambiente già verificatesi non possono di per sé giustificare dann... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ..., ma sollecitano semmai una tutela paesaggistica particolarmente attenta e puntuale, proprio ad evitare il rischio di deterioramento ulteriore di una situazione già compromessa.

L'impossibilità di delimitare con esattezza i confini delle zone umide giustifica la previsione del piano paesaggistico regionale che prevede una fascia di rispetto anche per tali aree.

I piani paesaggistici regionali, lungi dall'assolvere una funzione meramente ricognitiva dei beni paesaggistici individuati ex lege, adempiono un ruolo autonomo di individuazione del beni stessi e, di conseguenza, deve ritenersi legittima la previsione di piano che preveda una determinata fascia di rispetto anche per le zone umide, anche se esse si trovino in area urbanisticamente classificata come z.t.o. B.

Le valutazioni di carattere paesaggistico sono notoriamente connotate da ampia discrezionalità, che nel corso del giudizio amministrativo può essere sindacata solo sul piano estrinseco, al fine di rilevare macroscopiche illogicità, vizi del procedimento o errori di fatto.

In giudizio le parti non possono dedurre profili di censura tendenti a minare l'autorizzazione paesaggistica per l'asserito deturpamento del paesaggio, poi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...tali censure finiscono per impingere nel merito dell'azione amministrativa e le parti non possono sovrapporre una propria personale valutazione tecnico-discrezionale a quella di merito della P.A..

PROCEDURA --> DISCREZIONALITÀ DELLA P.A. --> NELLE SCELTE URBANISTICHE --> VINCOLO PAESAGGISTICO

La valutazione dell'ampiezza di area di particolare pregio naturalistico costituisce espressione di discrezionalità tecnica sulla quale il giudice di legittimità può intervenire solo in presenza di vizi macroscopici d'illegittimità o di travisamento dei fatti ictu oculi rilevabile.

Il rapporto fra piano regolatore generale o sue varianti da un lato, e vincoli e destinazioni di zone a vocazione storica, ambientale e paesistica, dall'altro, fa sì che i beni costituenti bellezze naturali possono formare oggetto di distinte forme di tutela ambientale, anche in via cumulativa, a seconda del profilo considerato, con la duplice conseguenza che la tutela paesaggistica è perfettamente compatibile con quella urbanistica o ecologica, trattandosi di forme complementari di protezione, preordinate a curare, con diversi strumenti distinti interessi pubblici, e che il Comune conserva la titolarità,... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...attività pianificatoria generale, della competenza a introdurre vincoli o prescrizioni preordinati al soddisfacimento di interessi paesaggistici.

In sede di adozione del P.R.G., il Comune può legittimamente introdurre vincoli o limitazioni di carattere ambientale; l'art. 1 legge 1187/1968, che ha esteso il contenuto del P.R.G. anche all'indicazione dei «vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale e paesistico», legittima l'autorità comunale titolare del potere di pianificazione urbanistica a valutare autonomamente tali interessi e, nel rispetto dei vincoli già esistenti posti dalle amministrazioni competenti, ad imporre nuove e ulteriori limitazioni; ne consegue che la sussistenza di competenze statali e regionali in materia di bellezze naturali non esclude che la tutela di questi stessi beni sia perseguita in sede di adozione e approvazione di un piano regolatore generale.

La sussistenza di competenze statali e regionali in materia di bellezze naturali non esclude che la tutela di questi stessi beni sia perseguita in sede di adozione e approvazione di un P.R.G..

Il P.R.G., nell'indicare i limiti da osservare per l'edificazione nelle zone a carattere storico, ambientale e pae... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ò disporre che determinate aree siano sottoposte a vincoli conservativi, indipendentemente da quelli disposti dalle commissioni competenti nel perseguimento della salvaguardia delle cose di interesse storico, artistico o ambientale.

La distinzione tra le forme di tutela previste dalla legislazione di settore e le scelte pianificatorie volte alla valorizzazione di complessi edilizi di interesse culturale, storico ed ambientale non risiede nel dato quantitativo relativo all'ambito, puntuale o meno, degli oggetti interessati dalle determinazioni limitative, quanto nel dato teleologico relativo alla diversa finalità che permea le rispettive statuizioni amministrative.

Il P.R.G. può recare previsioni vincolistiche incidenti su singoli edifici, configurati in sé quali «zone», quante volte la scelta, pur se puntuale sotto il profilo della portata, sia rivolta non alla tutela autonoma dell'immobile «ex se» considerato ma al soddisfacimento di esigenze urbanistiche evidenziate dal carattere qualificante che il singolo immobile assume nel contesto dell'assetto territoriale.

Il potere discrezionale di cui l'amministrazione dispone nel fissare l'ampiezza del vincolo indiretto finalizzato a costi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ascia di rispetto attorno al bene archeologico oggetto di tutela diretta è sindacabile in sede di legittimità solo per macroscopica incongruenza ed illogicità.

Non è incongrua l'imposizione del vincolo indiretto allo scopo di tutelare l'aspetto del territorio agricolo onde meglio conservare un'immagine del luogo in cui si trova il bene storico, assoggettato a vincolo diretto, che si intende salvaguardare anche a mezzo del vincolo indiretto.

Nel momento in cui l'amministrazione dei beni culturali viene ad imporre un vincolo indiretto di carattere assolutamente preclusivo della realizzazione di nuove costruzioni, non può, infatti, non tenere conto delle differenziate situazioni di affidamento in atto.

Nel caso in cui il vincolo indiretto intervenga in un ambito edificabile in cui il proprietario abbia portato a conclusione l'iter procedimentale volto al conseguimento del permesso di costruire e questo gli sia stato rilasciato previa specifica considerazione della compatibilità paesaggistica, il provvedimento di imposizione di vincolo indiretto deve tener conto del legittimo affidamento che il rilascio dell'autorizzazione paesistica aveva ingenerato nel privato.

PROCEDURA --> VA... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...I IMPATTO AMBIENTALE --> RAPPORTO CON TITOLO PAESAGGISTICO

Non esiste alcuna norma che imponga di acquisire l'accertamento di compatibilità paesaggistica ex art. 167 D. Lgs. 42/2004 in seno al procedimento di v.i.a..

L'acquisizione della valutazione del profilo paesaggistico in seno alla v.i.a. costituisce una semplificazione procedimentale al fine di accelerare la conclusione del procedimento, e riguarda i soli casi in cui la v.i.a. sia in corso: pertanto, - in mancanza di una specifica disposizione normativa che lo contempli - non può riguardare i casi in cui il procedimento VIA si sia concluso costituendo, altrimenti, un aggravamento procedimentale contrastante con i principi di celerità ai quali risulta informata la materia.


 
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