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La discrezionalità amministrativa nel governo del paesaggio

In sede di pianificazione paesaggistica, una specifica area che presenti natura sostanzialmente unitaria non può ricevere una disciplina irrazionalmente differenziata per il mero fatto che parte di essa ricade nel territorio di una Provincia e altra parte nel territorio di una Provincia differente.

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titolo:DISCREZIONALITÀ DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NEL GOVERNO DEL TERRITORIO
anno:2018
pagine: 2099 in formato A4, equivalenti a 3568 pagine in formato libro
formato: pdf  
prezzo:
€ 40,00

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PROCEDURA --> DISCREZIONALITÀ DELLA P.A. --> NEL GOVERNO DEL PAESAGGIO

Ogni trasformazione del territorio implica, a cura dell'Autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico, un giudizio di compatibilità del nuovo assetto con i valori che esso intende proteggere e mantenere: non basta asserire che una ulteriore trasformazione sarebbe migliorativa o poco impattante, poiché spetta alla P.A. preposta verificarne se, come e in qual misura le ulteriori opere vadano ad incidere sugli interessi pubblici coinvolti, dovendosi evitare ogni deturpazione ulteriore. L'obiettivo è allora, nell'esercizio della funzione di tutela, di difendere, mercé un giudizio di comparazione, il contesto vincolato nel quale si collochi l'opera, tenendo sì presenti le effettive e reali condizioni dell'area d'intervento.

La Soprintendenza, nell'esercitare la sua funzione di tutela del paesaggio, non può attenuare la tutela del bene alla cui cura è preposta, mercé il bilanciamento o la comparazione con altri interessi, ancorché pubblici. Infatti, il parere reso sulla compatibilità paesaggistica è espressione non di discrezionalità amministrativa (onde la P.A., traendo spu... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...cedenti assensi, possa "scegliere" di sorvolare sull'ultima compromissione), bensì di discrezionalità tecnica, che non implica alcuna forma di comparazione e di valutazione di interessi eterogenei. Sicché esso si deve sostanziare nella valutazione tecnico-professionale di compatibilità dell'intervento sul territorio con il tutelato interesse pubblico paesaggistico, mentre ogni altra simile o pregressa questione sul medesimo contesto non può che risultare autonoma.

La Soprintendenza, nell'esercizio del potere relativo al parere previsto dall'art. 146, d.lgs. n. 42 del 2004, dispone di un'ampia discrezionalità tecnica sindacabile in sede giurisdizionale solo per difetto di motivazione, illogicità manifesta ovvero errore di fatto: in materia il sindacato del giudice amministrativo è di tipo intrinseco debole, limitato cioè alla verifica della sussistenza di vizi sintomatici dell'eccesso di potere quali la palese carenza di istruttoria e l'abnorme travisamento dei fatti nonché la evidente illogicità e incongruenza delle valutazioni espresse.

La scelta tra la rimessione in pristino a spese del trasgressore o il pagamento di una somma equivalente al maggiore importo tra il danno ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...il profitto conseguito mediante la trasgressione ex art. 167, comma 1, del d.lgs. n. 42 del 2004 risponde ad una valutazione di opportunità rimessa esclusivamente all'autorità amministrativa preposta alla tutela paesaggistica nell'interesse dei beni indicati nell'art. 134 del decreto citato.

Le valutazioni espresse dalla Soprintendenza hanno natura tecnica e, in quanto tali, sono sindacabili esclusivamente se, riscontrata l'esistenza di una figura sintomatica dell'eccesso di potere, si dimostra la violazione del principio di ragionevolezza: non è, pertanto, sufficiente la mera opinabilità delle scelte effettuate.

Il parere della Soprintendenza si caratterizza per l'esercizio di elevati margini di discrezionalità, volti ad esprimere un giudizio di valore su elementi per lo più estetici (ovvero la bellezza di un determinato contesto paesaggistico) che, inevitabilmente, subiscono la soggettività e la sensibilità del valutatore.

La circostanza che una zona sia già degradata non fa venir meno l'esigenza di valorizzarla e di evitare ulteriori interventi peggiorativi, dato che un eventuale autorizzazione paesaggistica non può fondarsi sull'accettazione di uno stato di fatt... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... illegittimo e comunque non coerente con i contenuti del vincolo paesaggistico.

Il fatto che una zona sia già compromessa sotto il profilo paesaggistico non costituisce argomento valido per sostenere che la P.A. debba scrutinare favorevolmente un intervento abusivo.

Alle valutazioni tecnico-discrezionali espresse dagli organi pubblici preposti alla tutela ambientale non possono essere sovrapposte le valutazioni peritali di parte di segno contrario, a meno che, a carico delle prime, non vengano evidenziati vizi di logicità, contraddittorietà o incompletezza, per quanto concerne l'individuazione degli elementi di fatto rilevanti, la scelta della regola tecnica di riferimento o la sua applicazione.

Valutazioni tecniche – come quelle dalle Soprintendenze in tema di tutela dei beni paesaggistici - possono essere sindacate esclusivamente nel caso in cui siano contrarie al principio di ragionevolezza tecnica.

Gli ambiti in cui il territorio regionale deve essere suddiviso in sede di pianificazione paesaggistica non devono necessariamente coincidere con il territorio delle Province, potendo ben ipotizzarsi delle forme di coordinamento tra le diverse Soprintendenze.

In sede di pianificaz... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...gistica, una specifica area che presenti natura sostanzialmente unitaria non può ricevere una disciplina irrazionalmente differenziata per il mero fatto che parte di essa ricade nel territorio di una Provincia e altra parte nel territorio di una Provincia differente.

Non è illegittima, ma costituisce una legittima applicazione dell'art. 143 co. 9 D. Lgs. 42/2004, la norma tecnica di attuazione del piano paesaggistico che prevede che le autorizzazioni già rilasciate da parte della Soprintendenza per progetti di opere non ancora intraprese alla data di adozione del piano restino valide per cinque anni dalla data di rilascio, limitatamente alla aree in cui il piano paesaggistico non preclude la realizzazione delle opere assentite.

Il giudizio di compatibilità paesaggistica è sindacabile in sede di legittimità per i soli vizi di illogicità ed irrazionalità delle determinazioni, difetto di motivazione, errore di fatto.

Laddove il Ministero, nel dichiarare il notevole interesse pubblico di un bene paesaggistico, abbia ritenuto, nella propria discrezionalità, di regolare casi specifici di trasformazione considerata sostenibile nella valutata compatibilità con i valori tute... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ò porsi un problema di eccesso di potere per disparità di trattamento.

Le aggressioni all'ambiente già verificatesi non possono di per sé giustificare danni ulteriori, ma sollecitano semmai una tutela paesaggistica particolarmente attenta e puntuale, proprio ad evitare il rischio di deterioramento ulteriore di una situazione già compromessa.

L'impossibilità di delimitare con esattezza i confini delle zone umide giustifica la previsione del piano paesaggistico regionale che prevede una fascia di rispetto anche per tali aree.

I piani paesaggistici regionali, lungi dall'assolvere una funzione meramente ricognitiva dei beni paesaggistici individuati ex lege, adempiono un ruolo autonomo di individuazione del beni stessi e, di conseguenza, deve ritenersi legittima la previsione di piano che preveda una determinata fascia di rispetto anche per le zone umide, anche se esse si trovino in area urbanisticamente classificata come z.t.o. B.

Le valutazioni di carattere paesaggistico sono notoriamente connotate da ampia discrezionalità, che nel corso del giudizio amministrativo può essere sindacata solo sul piano estrinseco, al fine di rilevare macroscopiche illogicità, vi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...edimento o errori di fatto.

In giudizio le parti non possono dedurre profili di censura tendenti a minare l'autorizzazione paesaggistica per l'asserito deturpamento del paesaggio, poiché tali censure finiscono per impingere nel merito dell'azione amministrativa e le parti non possono sovrapporre una propria personale valutazione tecnico-discrezionale a quella di merito della P.A..



 
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