Il titolo esecutivo nella fase giudiziale del recupero crediti

La fase giudiziale è la fase caratterizzata dall’intervento del giudice su richiesta del creditore.
L’intervento del giudice, e quindi la richiesta rivolta allo stesso da parte del creditore, è necessario o al fine di ottenere il riconoscimento e l’accertamento dell’esistenza del diritto di credito, mediante l’emanazione di un provvedimento giurisdizionale, oppure, qualora il creditore sia già in possesso di un documento che accerta tale diritto, per ottenere la concessione dell’esecutorietà. 
 
 Nel primo caso il creditore, non trovandosi in possesso di un documento che accerta il proprio diritto, farà ricorso al giudice per chiedergli l’emanazione di un provvedimento che, accertata l’esistenza del diritto di credito, imporrà al debitore di tenere un determinato comportamento, ossia di pagare la somma accertata come dovuta entro un certo termine. 
Tale provvedimento conterrà altresì l’avvertimento che, in mancanza di pagamento entro il termine fissato, sarà possibile per il creditore procedere ad esecuzione forzata, e quindi [Omissis - versione integrale presente nel testo].

  
Nel secondo caso il creditore, essendo già in possesso di un documento che accerta il credito, si rivolgerà al giudice per chiedergli la concessione dell’esecutorietà, ossia di essere autorizzato, sulla base dell’accertamento già contenuto nel documento, a procedere ad esecuzione forzata nei confronti del debitore.

 
 In entrambi i casi l’obiettivo principale della fase in questione è ottenere l’emanazione di un provvedimento che abbia, immediatamente o decorso un certo termine, forza esecutiva o comunque ottenere la concessione dell’esecutorietà di un titolo già in possesso del creditore.
Lo scopo di questa fase è pertanto [Omissis - versione integrale presente nel testo].
Ciò in quanto, ai sensi dell’art. 474 c.p.c. «l’esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù di un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile».