La solidarietà tributaria

Il dictum della sentenza in esame si muove tra la questione dell'accertamento unitario che, in quanto inerente un atto di divisione di un bene immobile tra più soggetti si presenta come inscindibile e la questione, peraltro sancita ex lege , della solidarietà intercorrente tra gli obbligati al pagamento dell'imposta di registro.

Certo, la questione della solidarietà tributaria paritetica non è affatto recente e, come acutamente sostenuto da autorevole dottrina , non si poteva ritenere definitivamente risolta dalle Sentenze della Corte Costituzionale con cui alla fine degli anni '60 si sanciva l'illegittimità, per contrasto con gli articoli 3, 24 e 113 della Carta , delle norme che prevedevano la cosiddetta "supersolidarietà tributaria".
... _OMISSIS_ ...il tema delle obbligazioni solidali risulta essere particolarmente problematico e, non potendosi trattare in questa sede ex professo tale materia, ci si limita a segnalare le più importanti posizioni dottrinali in riferimento al caso in questione.

L'orientamento dottrinale prevalente tende a contestare l'operato della Suprema Corte facendo ricorso ad un argomento particolarmente rilevante: tradizionalmente, la fattispecie sostanziale sottesa alle obbligazioni tributarie solidali esula dall'ambito applicativo del litisconsorzio necessario. Nonostante la Corte di Cassazione nella sua sentenza operi "più o meno abili distinguo" , secondo parte della dottrina "ciò che era qui in gioco era, ed è proprio, la solidarietà" .

Se q... _OMISSIS_ ...fondato quanto sostiene chi afferma che "consimili fattispecie sono state ricondotte, almeno negli ultimi quarant'anni, alla disciplina del consorzio di lite facoltativo" in quanto costituiscono "un fascio di obbligazioni distinte" e quindi sul piano processuale non si avvertirebbe l'esigenza di estendere il contraddittorio anche agli altri condebitori di imposta.

Si osservi che tale orientamento è avvalorato anche da una (non troppo recente) sentenza della Corte di Cassazione , con la quale si adottava una soluzione diversa da quella propugnata nell'analogo caso trattato nel 2007. Questa pronuncia , escludendo la necessità di un litisconsorzio tra i coobbligati solidali, sancisce "la facoltà di giovarsi, ai sensi dell'art. 1306, c... _OMISSIS_ ...iudicato più favorevole" in favore dei condebitori rimasti estranei al giudizio.

In seguito alle citate sentenze della Corte Costituzionale con le quali la Consulta ha cancellato dall'ordinamento giuridico l'istituto della mutua rappresentanza, si è formato un orientamento giurisprudenziale conforme all'opinio testé esposta.

È accaduto, quindi, che la giurisprudenza abbia adeguato i processi concernenti la legittimità degli avvisi di accertamento emessi in confronto di più soggetti, ispirandosi a quanto il Codice Civile detta in tema di obbligazioni solidali: conseguentemente si è «riconosciuta l'ammissibilità di una definizione diversificata del rapporto obbligatorio in capo ai singoli coobbligati a seconda che ciascuno avesse o meno... _OMISSIS_ ...to e a seconda della fase contenziosa».

A questa stregua, in primo luogo non era più necessario (a pena di sentenza nulla o inutiliter data) instaurare un processo litisconsortile tra tutti i destinatari del provvedimento; e in secondo luogo «si è asserita l'inopponibilità del giudicato sul rapporto obbligatorio formatosi tra il creditore e uno dei condebitori solidali nei confronti di quelli rimasti inerti».

Questa tesi, tuttavia, sottende alcuni problemi avuto riguardo alle liti di regresso. Quid iuris nel caso in cui un condebitore resti inerte nei confronti di un atto dell'Amministrazione mentre un altro coobbligato impugnandolo davanti alla Commissione tributaria ne ottenga l'annullamento? Può l'Amministrazione domandare... _OMISSIS_ ...ell'imposta al primo in forza della definitività del provvedimento? Oppure il debitore inerte può opporsi alla riscossione invocando il giudicato ottenuto dal condebitore?

La questione va risolta analizzando il dettato normativo dell'art. 1306 del Codice Civile, il quale recita: «La sentenza pronunziata tra il creditore e uno dei debitori in solido, o tra il debitore e uno dei creditori in solido, non ha effetto contro gli altri debitori o contro gli altri creditori. 2. Gli altri debitori possono opporla al creditore, salvo che sia fondata sopra ragioni personali al condebitore; gli altri creditori possono farla valere contro il debitore, salve le eccezioni personali che questi può opporre a ciascuno di essi».

Orbene, il primo c. ... _OMISSIS_ ...ocando il principio sancito dall'art. 2909 c.c. sull'efficacia soggettiva del giudicato, prevede che la sentenza sia valida solo tra le parti del processo e non per coloro i quali ne siano rimasti fuori.

Tuttavia, la sentenza può spiegare anche un'efficacia ultra partes qualora essa sia favorevole al debitore (sempre che la sentenza favorevole non si basi su "ragioni personali" del condebitore). Se da un lato è "pacificamente annessa" l'estensione del giudicato favorevole ad uno dei coobbligati che abbia impugnato l'accertamento, dall'altro tale opinione è discussa qualora chi intenda fruire di quel giudicato favorevole non abbia impugnato l'atto.

Sorge così un "conflitto logico" tra sentenza che ha annu... _OMISSIS_ ...r uno (o più) dei coobbligati e l'accertamento divenuto definitivo nei confronti di chi non ha adito il giudice tributario al fine di ottenere tutela.

Se in dottrina si rilevano opinioni contrarie all'estensione degli effetti del giudicato favorevole, adducendo l'insuperabilità di un accertamento divenuto ormai definitivo, di contrario avviso appare la giurisprudenza che ritiene prevalente l'efficacia di giudicato rispetto alla definitività dell'avviso di accertamento (quanto detto su codesto orientamento vale, però, fino all'"overrulling giurisprudenziale" del 2007).

Peraltro la tesi qua esposta conosce dei limiti: «a) il condebitore solidale dell'imposta può invocare il giudicato favorevole, formatosi fra un altro condebit... _OMISSIS_ ...trazione finanziaria, solo per contrastare la pretesa di pagamento del maggior tributo, ma non anche per la ripetizione di quanto già pagato; b) il giudicato non può esser fatto valere dal coobbligato nei cui confronti si sia direttamente formato un giudicato (perché ad esempio, avendo partecipato al giudizio di primo grado, non ha poi appellato); c) infine, occorre che il giudicato, come prevede l'art. 1306 c.c., non sia fondato sopra ragioni personali del debitore che ha partecipato al processo».

La ricostruzione fin qui operata, tuttavia, oltre a sollevare le suesposte perplessità circa il rapporto tra definitività del provvedimento amministrativo ed efficacia del giudicato, evoca anche altri e più profondi problemi aventi natura costituzionale.
... _OMISSIS_ ...ltima analisi, gli esiti cui giunge l'applicazione dell'art. 1306 c.c. si pongono in tendenziale contrasto con il principio di uguaglianza correlato al principio della capacità contributiva: restano irrisolti i problemi relativi al contrasto tra giudicati e le conseguenze che questi comportano nelle liti di regresso.

Infa...


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