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Attribuzione della cittadinanza italiana agli apolidi
Per quel che riguarda l’acquisto della cittadinanza, una situazione molto delicata è quella degli apolidi, la cui condizione di grande criticità deriva dal fatto che si tratta di persone che “nessuno Stato, in base al proprio ordinamento giuridico”, considera come propri cittadini. Ciò comporta sia che la condizione degli apolidi abbia una specifica regolamentazione, sia che la disciplina interna dell’apolidia sia estremamente problematica da un punto di vista sostanziale e processuale

I procedimenti per l’acquisto della cittadinanza italiana e per l'acquisizione dello status di apolide
Il trattamento giuridico riservato all’apolide è quello di uno straniero extracomunitario, salvo che sia previsto un trattamento diverso o migliore da leggi o da Convenzioni internazionali in vigore in Italia e, in particolare, dalla Convenzione ONU sullo statuto degli apolidi (1954). Ogni apolide riceve dunque un trattamento giuridico che per alcuni aspetti è identico a quello previsto nelle medesime condizioni per il cittadino e per altri aspetti è identico a quello previsto per lo straniero

Il controllo giurisdizionale quale condizione di attribuzione della cittadinanza italiana
L’Italia rientra tra gli Stati che prevedono un controllo giurisdizionale incisivo rispetto ai provvedimenti amministrativi che negano il diritto di cittadinanza del richiedente. Tale controllo tuttavia non viene sempre esercitato dal medesimo giudice, ma a seconda dei casi può essere esercitato dal giudice ordinario (Tribunale, Corte d’appello e Corte di cassazione civili) oppure dal giudice amministrativo (Tribunale amministrativo regionale e Consiglio di Stato).

La cittadinanza quale strumento di integrazione delle genti: il diritto di elettorato
Una delle principali ragioni per le quali l’acquisizione della cittadinanza nazionale rappresenta lo strumento principale di integrazione è rappresentata dall’attribuzione del diritto di elettorato che da essa deriva. Tale diritto può essere: attivo e consiste nella capacità di scegliere i propri rappresentanti per le cariche pubbliche; passivo e consiste nella capacità giuridica di ricoprire cariche elettive. Da notare che se si perde l’elettorato attivo, viene meno anche quello passivo

L'acquisto e la perdita della cittadinanza francese: condizioni e procedure
In Francia la cittadinanza può essere acquisita in tre modi diversi: 1) l’acquisizione per filiazione (jure sanguinis) o per nascita (jure soli); 2) il matrimonio con cittadino o cittadina francese; 3) la naturalizzazione che richiede una decisione delle autorità francesi. Lo jus soli esiste dal lontano 1515, con la variante doppio jus soli: è più facile ottenere la cittadinanza per uno straniero nato nel Paese da genitori stranieri a loro volta nati nel Paese

L'acquisto della cittadinanza della Federazione Elvetica
Per l’acquisto della cittadinanza jure soli la Svizzera ha una normativa molto restrittiva: la naturalizzazione è possibile solo dopo dodici anni di residenza stabile nel territorio elvetico e a certe condizioni. Lo jus soli di per sé non attribuisce il diritto di chiedere la cittadinanza. Per quanto riguarda l'acquisto automatico, questo si realizza per il figlio di genitori uniti in matrimonio, dei quali uno almeno è svizzero e per il figlio di una cittadina svizzera non coniugata con il padre

L'acquisizione della cittadinanza in Germania: uno jus sanguinis ammorbidito
In Germania la regola è lo jus sanguinis, tuttavia le procedure per ottenere la cittadinanza sono piuttosto semplici e rapide, sicché può parlarsi di jus sanguinis ammorbidito. Un bambino acquisisce la cittadinanza tedesca alla nascita se almeno uno dei suoi genitori è cittadino tedesco. È, tuttavia, necessario che la filiazione sia valida ai sensi della legge federale. Dal 1° gennaio 2000 acquisiscono automaticamente la cittadinanza tedesca anche i figli di stranieri che nascono in Germania

Lineamenti generali e fonti normative per l'acquisizione della cittadinanza in Irlanda e Regno Unito
Nel Regno Unito, analogamente a quel che accade in Irlanda, acquista la cittadinanza chi nasce in territorio britannico anche da un solo genitore cittadino britannico oppure legalmente residente nel Paese e in possesso di uno dei seguenti titoli: Indefinite leave to remain (Ilr), oppure Right of Abode. Va precisato che, come regola generale, è consentito il possesso, da parte di colui che ottenga la cittadinanza britannica, di altre nazionalità, purché ciò sia consentito dallo Stato d'origine

Le modalità di attribuzione o acquisto della cittadinanza in Spagna
In Spagna vige una versione dello jus sanguinis “ammorbidita”, secondo cui diventa cittadino spagnolo chi nasce da padre o madre spagnola oppure chi nasce nel Paese da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Spagna. Si può acquisire la cittadinanza anche per residenza, di regola dopo dieci anni, oppure per matrimonio con cittadino spagnolo, dopo un anno. La Costituzione spagnola consente, a condizione di reciprocità, il mantenimento della doppia cittadinanza (doble nacionalidad)

La cittadinanza per nascita o per naturalizzazione nei Paesi Bassi e in Belgio
La legislazione dei Paesi Bassi in materia di cittadinanza ha modificato la propria fisionomia a partire dal 2000: da quel momento l'attribuzione della cittadinanza agli stranieri non è stata più concepita come mezzo per agevolare la partecipazione degli immigrati alla vita dello Stato (secondo l’impostazione degli anni '50), ma è stata configurata come un traguardo posto a coronamento di un percorso di integrazione. Attualmente i Paesi Bassi hanno un sistema misto di ius sanguinis e jus soli

Cittadinanza e integrazione: dinamiche di sviluppo
Dai dati EUROSTAT risulta che, in termini assoluti, il numero più elevato di stranieri residenti nell’UE si registra in Germania, Spagna, Regno Unito, Italia e Francia. Mentre in alcuni Stati gli immigrati sono prevalentemente della medesima etnia – come, ad esempio, accade in Germania, ove l’immigrazione è prevalentemente turca – in altri Stati ciò non accade, così in Italia si stima che l’immigrazione provenga da 192 Paesi diversi, un elemento molto significativo in un'ottica di integrazione

Cittadinanza nazionale, doppia cittadinanza e cittadinanza della UE
Pur tenendo conto dei risultati di vari studi e di altre analoghe analisi, anziché esaminare le diverse normative trasversalmente, questo testo si propone di analizzare una per una le legislazioni dei seguenti Paesi europei in materia: Italia, Francia, Confederazione elvetica, Germania, Irlanda, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, corredando l’esame della sintesi dei più rilevanti indirizzi giurisprudenziali, specialmente con riguardo all’Italia.

L'attribuzione della cittadinanza italiana agli stranieri
L’Italia è uno dei Paesi che, in ambito europeo, ha la normativa più severa per l’attribuzione della cittadinanza agli stranieri. Tale normativa — principalmente dettata dalla legge91/1992 — è fondata sullo jus sanguinis, che, in linea generale, comporta l’acquisto della cittadinanza per trasmissione diretta della stessa da parte di madre e/o padre italiani. È invece previsto solo in ipotesi marginali l'acquisto jure soli, in base al quale è cittadino colui che nasce nel territorio dello Stato

La (differente) normativa per lo straniero europeo e lo straniero non europeo
La nozione di straniero, il solo a cui si applica il T.U immigrazione, è riferita dall’art.1 ai “cittadini di Stati non appartenenti all’UE e agli apolidi”. Ai cittadini europei ed ai loro familiari si applica, invece, la direttiva 2004/38/CE, sebbene questa riguardi formalmente la libertà di circolazione. L’art.23 del d.lgs.30/2007 prevede l’applicazione delle disposizioni del d.lgs. di recepimento sulla libertà di circolazione anche ai familiari dei cittadini italiani, solo se più favorevole

La disapplicazione dell’art. 14 co. 5-ter e quater d.lgs. 286/98
Il problema dell’impatto della direttiva 2008/115/CE sul vigente diritto penale dell’immigrazione è nato dal fatto che il suo termine di attuazione è scaduto il 24 dicembre 2010. Poiché il legislatore italiano non ha apportato le indispensabili modifiche al T.U. dell’immigrazione entro tale termine, i giudici hanno dovuto affrontare il problema se dare direttamente attuazione a tutte le norme della direttiva dotate eventualmente di effetto diretto: con pesanti conseguenze sulla normativa interna

Gli interventi in attuazione della direttiva 2004/38/CE e della direttiva 2008/115/CE
Per adeguarsi all’invito formulato all’Italia dalle Istituzioni europee a rendere più completa la normativa di recepimento della direttiva 2004/38, il legislatore italiano ha approvato il decreto legge 89/201. Per i cittadini dell’Unione la nuova disciplina introduce alcune modifiche relative alle condizioni di fruizione del diritto all’ingresso e soggiorno di loro partner e familiari. Sono state poi apportate modifiche alle formalità amministrative richieste tra cui l'autosufficienza economica

L'espulsione amministrativa e le modalità di esecuzione
Modifica in maniera significativa la disciplina dell’espulsione amministrativa contenuta nel TUS. Viene infatti precisato che il provvedimento è adottato dal prefetto caso per caso, e che l’espulsione non può essere disposta o eseguita coattivamente nei confronti dello straniero già destinatario di un provvedimento di espulsione sorpreso all’uscita dal territorio nazionale ai controlli di frontiera. Formalmente la “partenza volontaria” deve essere considerata, la modalità ordinaria di rimpatrio

Modalità di esecuzione dell'espulsione
La nuova disciplina ha riscritto il sistema di incriminazioni riservando la competenza al giudice di pace e disegnando un apparato sanzionatorio modulato sulle varie fasi della procedura di espulsione, caratterizzato dalla previsione esclusiva della pena pecuniaria. Il mantenimento della natura delittuosa delle fattispecie va ricercato nella volontà del legislatore di riservare l'applicabilità dell'espulsione da parte del giudice penale quale sanzione alternativa o sostitutiva alla detenzione

Diritto di asilo, rifugio e protezione umanitaria
Il diritto d'asilo è definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo come «diritto di cercare e di godere in altri paesi protezione dalle persecuzioni, non invocabile, però, da chi sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini ed ai principi delle Nazioni Unite». Nella Costituzione si legge invece che «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione, ha diritto d’asilo in Italia»

La dichiarazione di Berlino: immigrazione, diritto di asilo, protezione temporanea
Con la dichiarazione di Berlino, l’UE ha ribadito che tra le priorità della politica interna degli Stati aderenti vi è la lotta a terrorismo, criminalità organizzata ed immigrazione illegale. Nello stesso contesto è stato riaffermato che questi fenomeni criminali saranno affrontati nel rispetto dei principi di libertà e dei diritti civili. Il Trattato di Lisbona ha previsto una politica comune in materia di protezione temporanea attraverso la definizione di un sistema europeo comune di asilo

La giurisprudenza della CEDU sul diritto di asilo
La Corte ha affermato all’unanimità che, pur senza sottovalutare le gravi difficoltà che gli Stati incontrano nel proteggere le rispettive comunità dagli attacchi terroristici, la protezione accordata deve essere assoluta, con il conseguente divieto di espellere o estradare chiunque corra il rischio, nel paese di ricezione, di essere sottoposto a trattamenti inumani: indipendentemente, quindi, dalla gravità della eventuale condotta delittuosa tenuta dal soggetto espulso e dalla sua pericolosità

Aspetti procedimentali delle domande di protezione internazionale
Gli aspetti procedimentali delle domande di protezione internazionale finalizzate all’ottenimento degli status di rifugiato e di protezione sussidiaria, nonché le procedure per la revoca e la cessazione degli status riconosciuti, sono stati disciplinati – sempre in attuazione di una direttiva comunitaria – dal d.lgs.25/2008 (Attuazione della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato)

Ancora sul “decreto procedure” n.25 del 2008
Il “decreto procedure” 25/2008, dopo aver esplicitato la finalità di stabilire forme e tempi per l’esame della domanda di protezione internazionale presentate dagli “stranieri” e per la revoca e la cassazione degli status in precedenza riconosciuti, afferma che per “domanda di protezione internazionale o domanda di asilo o domanda” deve intendersi la domanda presentata secondo le procedure previste dal decreto, diretta ad ottenere lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria

Testo Unico sull'immigrazione: cittadinanza, residenza, estradizione
La legge 91/1992, in materia di cittadinanza, pone tra i requisiti per l’acquisto il carattere legale della residenza. La nozione di residenza è stata in genere intesa come residenza anagrafica, mutuando tale interpretazione dall’art.1 del d.p.r. n.572 del 1993, ove la residenza legale è definita come condizione dello straniero che ha assolto ai necessari oneri anagrafici. In questo caso l’iscrizione anagrafica da semplice elemento presuntivo diviene requisito per l’acquisto di cittadinanza

Reati relativi alla tratta di esseri umani e reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
In ambito internazionale l’elemento distintivo dell’area di applicazione dei Protocolli addizionali alla Convenzione di Palermo contro la tratta di persone e contro il traffico di migranti, è fondato sul consenso della vittima all’espatrio: estorto o viziato, in concreto od in via presuntiva, nel Protocollo contro la tratta di persone; sussistente nel Protocollo contro il traffico di migranti. Tale discrimine orienta in larga misura il rapporto tra i delitti e l'art.12 del d.lgs.286/1998

La Decisione Quadro 2002/629/GAI: la lotta alla tratta degli esseri umani
Immigrazione e trattamento dei migranti rappresentano senza dubbio uno dei regimi giuridici di maggiore complessità con cui l’interprete e l’operatore devono misurarsi. Tale complessità risiede in due ordini di ragioni: da un lato, l’immigrazione è un fenomeno intrecciato con profili di tipo giuridico, economico e sociale, che rendono le questioni in gioco controverse; dall'altra si sovrappongono, si integrano e competono tra loro fonti normative diverse, internazionali, europee e nazionali

Lotta alla tratta degli esseri umani: la distinzione tra smuggling e trafficking
Nel traffico dei migranti (smuggling) il soggetto criminale svolge una funzione assimilabile a quella di una agenzia che offre un servizio di trasporto disinteressandosi completamente del futuro della persona trasportata. All’opposto, nella tratta degli esseri umani (trafficking), di norma, non vi è alcuna pattuizione tra criminale e vittima ed il destino della “merce” ha una rilevanza fondamentale per il trafficante, poiché i reali guadagni derivano dal futuro impiego che il criminale ne farà

La tratta di esseri umani ed il traffico di migranti nella normativa ONU
Le misure introdotte con la Convenzione ed i Protocolli sono estremamente ampie. Tra queste si richiamano, solo per citare le più rilevanti, l’obbligo di criminalizzare i delitti individuati nei testi normativi; l’attuazione di misure di prevenzione; l’attivazione di meccanismi di tutela delle vittime; la previsione di un efficace sistema di cooperazione al fine di individuare, e punire i responsabili; la previsione del recupero del profitto dei crimini, la reciproca assistenza investigativa

Lotta al traffico di esseri umani: obiettivi dei protocolli sulla tratta e sul traffico
Gli obiettivi dei due Protocolli sono stabiliti nei rispettivi articoli 2, norme apparentemente simili, ma caratterizzate da diversità di struttura. Gli scopi sono di prevenire e combattere lo smuggling ed il trafficking promuovendo la cooperazione tra gli Stati e, per il solo Protocollo Tratta, tutelare ed assistere le vittime nel pieno rispetto dei loro diritti umani, laddove il Protocollo Migranti, più riduttivamente, afferma "tutelando al contempo i diritti dei migranti oggetto di traffico"

La Decisione Quadro 2002/629/GAI: evoluzione del quadro normativo europeo
L’adozione della Decisione Quadro sulla tratta di esseri umani giunge a compimento di un eterogeneo percorso normativo all’interno dell’Unione Europea il cui avvio può collocarsi nell'adozione della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen. In seguito, nell’ambito del c.d. terzo pilastro, relativo alla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, l’U.E. ha sviluppato un approccio globale e pluridisciplinare in materia di prevenzione e contrasto alla tratta di esseri umani

La Decisione Quadro 2002/629/GAI: allineamento delle disposizioni legislative degli Stati membri
È stata adottata con l’obiettivo di allineare le disposizioni legislative e normative degli Stati membri per combattere con efficacia la tratta degli esseri umani, nella consapevolezza che un così grave reato richieda necessariamente un approccio globale comune. Con tale atto si persegue l’obiettivo di introdurre su scala europea un quadro di disposizioni comuni per affrontare le questioni di maggior rilevanza delineando, in modo analitico, gli elementi costitutivi delle fattispecie criminose

La Decisione Quadro 2002/629/GAI: la legislazione italiana di recepimento
La Decisione Quadro sulla tratta è stata “recepita” nella legislazione italiana con la l.228/2003 che ha modificato gli artt. 600, 601 e 602 del c.p. ed ha aggiunto all’art. 416 c.p. il comma 6, riguardante i sodalizi criminosi dediti alla commissione di tale tipologia di reati, prevedendo per detta forma associativa un trattamento sanzionatorio più grave. La previsione riferita alla tratta è l’art.601 c.p. la cui rubrica è stata modificata da tratta e commercio di schiavi a tratta di persone