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La denuncia di infortunio sul lavoro
Per ottenere le prestazioni assicurative il lavoratore deve comunicare l’infortunio, anche in itinere, al proprio datore di lavoro e recarsi nella struttura sanitaria più opportuna al fine di ottenere le cure del caso e far certificare l’evento dannoso collegato all’infortunio. Il certificato così rilasciato, nel quale sono indicati la diagnosi e il numero dei giorni di inabilità temporanea assoluta al lavoro, deve essere consegnato subito al datore di lavoro.

I doveri del datore di lavoro in materia antinfortunistica
All’interesse del lavoratore di poter effettuare la prestazione in situazioni di sicurezza ed idoneità, corrisponde un generale dovere del soggetto direttivo all’osservanza delle leggi in materia antinfortunistica. Al datore di lavoro quale titolare del potere direttivo nei confronti del lavoratore compete, altresì, un generale obbligo di sicurezza definito dall’art. 2087 c.c.

La violazione della normativa antinfortunistica
Ai fini dell’individuazione dell’addebito di responsabilità per l’infortunio occorso al lavoratore è anzitutto necessario individuare la causa dell’evento infortunistico. In particolare, la responsabilità del datore per l’evento che ha provocato l’infortunio sul lavoro, deve essere distinta in tre diverse fattispecie di responsabilità: civile, penale ed amministrativa.

Evoluzione legislativa dell'infortunio in itinere
La disciplina dell’infortunio in itinere risulta di più recente formazione rispetto alla comune tutela prevista per il soggetto che abbia subito un infortunio, nell’ambito della struttura lavorativa estensivamente intesa. La legge di riferimento è senza dubbio il T.U. Infortuni che, all’artt. 2 e 210 , contempla espressamente i casi in cui l’evento infortunistico ricade nell’alveo dell’infortunio in itinere.

Cause di esclusione dell’infortunio in itinere
La scelta di effettuare un tragitto non necessario o di utilizzare un mezzo “improprio”, rappresenta la condizione per interrompere il nesso di occasionalità tra l'infortunio e la prestazione lavorativa. Con questa scelta il lavoratore soddisferebbe delle esigenze private, estranee e non attinenti all’attività lavorativa, dovute a scelte arbitrarie in base a ragioni ed impulsi personali.

Il rito del lavoro nel processo previdenziale
Il rito del lavoro viene ricompreso nell’ambito del Codice di procedura civile. Punto di riferimento è l’art. 442 c.p.c. secondo cui nei procedimenti sulle controversie derivanti dall’applicazione delle norme relative alle assicurazioni sociali, agli infortuni sul lavoro, alle malattie professionali, agli assegni famigliari nonché ad ogni altra forma obbligatoria di assistenza e previdenza, anche previsti da accordi e contratti collettivi, si applicano gli artt. 409 e ss. del c.p.c.

Il ricorso amministrativo nel processo previdenziale
La disciplina inerente il procedimento amministrativo nelle controversie previdenziali, avverso gli atti della P.A, ha ad oggetto diritti soggettivi di natura assistenziale e non attiene ai vizi del procedimento o dell’atto, essendo funzionale, esclusivamente, a far valere un diritto in tutto od in parte non riconosciuto. Tale disciplina dipende necessariamente dal tipo di atto di cui si chiede il riesame e dal tipo di Ente pubblico che lo ha emanato.

La necessità storica dell’infortunio sul lavoro
La necessità di tutelare il lavoratore che esercita la propria attività, in un mondo in continua evoluzione industriale e tecnologica, ha comportato il susseguirsi di diverse leggi di settore, frutto dell’esperienza pratica e della casistica con cui si sono dovuti confrontare gli specialisti giuridici, nonché gli stessi enti pubblici preposti al controllo sul rispetto delle regole preposte a tutela della vita e della salute del lavoratore.

La nozione di infortunio sul lavoro
La nozione di infortunio sul lavoro viene per la prima volta definita in seno al d.P.R. n. 1124 del 30 giugno 1965, T.U. Infortuni , emanato con l’arduo compito di disciplinare globalmente la materia assicurativa e di definire contemporaneamente le nozioni ed i termini fondamentali per l’instaurazione dell’iter risarcitorio

Gli elementi dell’infortunio sul lavoro
Gli elementi più significativi dell’infortunio sono sicuramente l’occasione di lavoro e la causa violenta. Si discute di quei caratteri sui quali la dottrina maggioritaria e la giurisprudenza, soprattutto della Suprema Corte, hanno focalizzato negli ultimi anni la propria attenzione, essendo oggetto più frequente del contenzioso e delle indagini compiute dalle strutture dell’INAIL. L’ulteriore requisito determinante attiene al danno subito dal lavoratore assicurato.

La malattia professionale
Col termine malattia professionale vengono definiti quegli stati di alterazione dello stato psicofisico del lavoratore che si sviluppano a causa di fattori nocivi presenti nell’ambiente di lavoro, tali da determinare una effettiva ed attuale, ma non definitiva, incapacità al lavoro.

I soggetti dell’iter infortunistico
La disciplina del sistema previdenziale mira alla creazione di una struttura trilaterale che tuteli al contempo gli interessi dei soggetti coinvolti nell’evento infortunistico. Attraverso il suo intervento previdenziale , l’INAIL può garantire i bisogni del lavoratore divenuto inabile alla prestazione lavorativa ed al contempo rendere indenne il datore da eventuali oneri di responsabilità per l’infortunio occorso, sempre che lo stesso provi di non essere responsabile dell’accaduto.

L’infortunio domestico
Un particolare soggetto coinvolto nell’iter attinente la tutela antinfortunistica è il lavoratore domestico. La tutela prevista all’interno dell’ambiente domestico viene per la prima volta disciplinata nel nostro ordinamento attraverso l’art 10 della legge n. 493 del 3 dicembre 1999, che istituisce il Fondo Autonomo Speciale nell’ambito delle norme per la tutela della salute nelle abitazioni e dell’istituzione dell’assicurazione contro gli infortuni domestici.