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APPROPRIATIVA USURPATIVA

 

TEMI degli articoli



La pubblica utilità quale condizione per la configurabilità dell'occupazione appropriativa
Per la configurabilità della c.d. occupazione appropriativa, non sono sufficienti l'irreversibile trasformazione del fondo occupato ed il mancato perfezionamento della procedura ablatoria, ma occorre anche che l'opera realizzata sia funzionale ad una destinazione pubblicistica o di pubblica utilità. Tale indirizzo dev'essere ritenuto applicabile anche in materia di edilizia residenziale pubblica.

Irreversibile trasformazione del bene da parte della P.A. e risarcimento del danno
In tema di risarcimento del danno, la lesione del diritto disponibile della proprietà del fondo prospettata in termini di espropriazione sostanziale, presuppone sia l'occupazione del terreno privato che la sua irreversibile trasformazione, la quale ne riveli la destinazione ad opera pubblica.

Occupazione usurpativa del bene e risarcimento danni
L'avvenuta occupazione da parte del comune senza alcun procedimento espropriativo di area privata, esula dalla materia delle espropriazioni per p.u. - siano esse legittime, che illegittime (cd. occupazione acquisitiva) - per rientrare nella categoria dell'apprensione - detenzione senza titolo di un bene altrui, costituente un fatto illecito di diritto comune e sottoposta alle regole del codice civile - ed in particolar modo alle disposizioni degli artt. 2043 e 2058.

L'occupazione appropriativa e l'occupazione usurpativa
La sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità e l'occupazione del fondo in assenza ab initio della dichiarazione medesima configurano fattispecie, che vengono per lo più qualificate rispettivamente come occupazione appropriativa e occupazione usurpativa.

L'occupazione appropriativa o acquisitiva
In caso di procedimenti di espropriazione per pubblica utilità qualificati da un esito patologico, ovvero dalla realizzazione sine titulo dell'opera pubblica per sopravvenuta inefficacia o annullamento degli atti del procedimento, l'acquisto della proprietà dell'opera pubblica così realizzata si è fatta risalire all'istituto di creazione pretoria dell'accessione invertita, elaborata in base ai principi di diritto desumibili per analogia iuris dall'art.938 c.c.

L'opera pubblica illegittima fa parte del patrimonio indisponibile dell'Ente
Sulla base della ricostruzione e limitazione dell'istituto dell'occupazione acquisitiva nonché dei suoi limiti operativi, esulano dal suo ambito applicativo le costruzioni che, pur essendo realizzate dalla p.a., perciò necessariamente per interessi pubblici, sono destinate a restare nell'ambito dei beni patrimoniali disponibili.

L'occupazione divenuta illegittima per scadenza dei termini di legge
L'istituto della c.d. accessione invertita con conseguente diritto al risarcimento del danno per equivalente in conseguenza della perdita della proprietà, va ritenuto operante nel giudizio in corso alla data in cui si è verificato il radicale mutamento di interpretazione da parte del giudice di legittimità, che ha ritenuto l'istituto in contrasto con l'art. 1 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Realizzazione di opere private e applicabilità dell'occupazione acquisitiva
Sulla base della ricostruzione e limitazione dell'istituto dell'occupazione acquisitiva nonché dei suoi limiti operativi, esulano dal suo ambito applicativo le costruzioni che, pur assolvendo a finalità di pubblico interesse, restano di appartenenza privata (nel caso di specie capannoni e gli altri manufatti industriali nell'ambito di zona PEEP).

Acquisto della proprietà a titolo originario da parte della P.A.
Nell'ambito dell'istituto giuridico dell'accessione invertita, l'estinzione del diritto del privato ed il contestuale acquisto a titolo originario del bene da parte della P.A., si verificano soltanto "scaduto il periodo di legittima occupazione, allorquando si sia verificata l'irreversibile trasformazione del bene ovvero questo abbia perduto la sua connotazione originaria e si sia ormai definitivamente inserito nel contesto dell'opera pubblica".

Trasformazione irreversibile del fondo ed acquisto del bene illegittimamente occupato
Il Consiglio di Stato ha dato atto dell'intervenuta espunzione dal nostro ordinamento dell’istituto dell’acquisizione de facto della proprietà in mano pubblica a seguito della realizzazione dell’opera precisando che l’intervenuta realizzazione dell’opera pubblica non fa venir meno l’obbligo di restituire al privato il bene illegittimamente appreso.

Accessione invertita e acquisto a titolo originario della proprietà da parte della P.A.
L'irreversibile trasformazione del fondo, per la giurisprudenza prevalente, non produce più l'effetto di trasferire la proprietà, e l'occupazione del fondo, al termine dell'eventuale periodo di occupazione legittima, si configura come illecito permanente.

Gli elementi qualificanti l'istituto della c.d. occupazione acquisitiva
Il fenomeno della cosiddetta occupazione acquisitiva o appropriativa presentava i seguenti caratteri: a) la trasformazione irreversibile del fondo, con destinazione ad opera pubblica o ad uso pubblico, determinava l'acquisizione della proprietà alla mano pubblica; b) il fenomeno, in assenza di formale decreto di esproprio, aveva il carattere dell'illiceità, che si consumava alla scadenza del periodo di occupazione autorizzata (legittima) se nel frattempo l'opera pubblica era stata realizzata

Occupazione della proprietà privata per eseguire ricerche archeologiche
L'occupazione della proprietà privata per eseguire ricerche archeologiche, ed in funzione di successiva espropriazione a fini di conservazione e valorizzazione delle testimonianze rinvenute, non seguita da decreto di esproprio entro la scadenza, costituisce ipotesi di occupazione appropriativa non solo per l'irreversibilità delle trasformazioni materiali apportate e per la preponderanza del publicum sulla proprietà privata

L'occupazione appropriativa e la realizzazione di un piano P.I.P.
Nell'attuazione dei piani per gli insediamenti produttivi (P.I.P.), in mancanza di delega a terzi (enti o istituti, ai sensi dell'art. 60 della stessa legge) dell'esercizio dei poteri espropriativi, l'eventuale occupazione appropriativa si compierebbe comunque a favore dell'ente pubblico e non a favore dell'assegnatario.

Sviluppi della giurisprudenza di legittimità e il dialogo con la CEDU in materia espropriativa
Dopo le note sentenze 348 e 349 della Corte Costituzione, alcuni studiosi, ottenuta l’eliminazione dei criteri riduttivi di calcolo degli indennizzi espropriativi relativi alle aree con destinazione edificatoria, hanno considerato appianato o definitivamente risolto ogni problema nella materia; mentre altri, interessati soprattutto alla mortificazione dell’occupazione espropriativa, non hanno nascosto la delusione per la rinascita dell'istituto, avvallato ora dall'art.2 della legge 244/2007

Sviluppi della giurisprudenza di legittimità e CEDU: le occupazioni permanenti di immobili
La Corte ha escluso con fermezza dalla declaratoria di incostituzionalità, le occupazioni permanenti di immobili, costituenti illecito di diritto comune, perché attuate al di fuori di una procedura ablativa, e quindi in assenza (anche solo giuridica) di una dichiarazione di PU. Ciò in quanto per esse il giudice ordinario aveva attribuito al proprietario la tutela piena e completa equiparabile a quella postulata dalla Corte europea, che comprende anzitutto il diritto alla restituzione del bene

Sviluppi della giurisprudenza di legittimità e CEDU: occupazione appropriativa e trasformazione del fondo
Le Sezioni Unite si sono inserite nel capitolo prescrizione con riguardo proprio alla fattispecie che più si avvicinava già ai parametri della CEDU, costituita dal provvedimento espropriativo successivamente annullato dal giudice amministrativo, comportante il ripristino del diritto di proprietà nella situazione giuridica antecedente all’atto annullato; e quindi il verificarsi dell’occupazione espropriativa ove nelle more l’immobile fosse stato radicalmente trasformato dall’opera pubblica

La rivincita della Cassazione sull'occupazione illegittima
L’esame delle decisioni che si sono succedute nella vicenda dell’occupazione illegittima innanzi a Strasburgo è dimostrativo delle alterne stagioni che l’istituto dell’occupazione illegittima ha avuto transitando presso le aule della CEDU e del giudice nazionale. Un andamento che ricorda molto da vicino le alterne vicende subite dall’agire illecito della PA innanzi alla Cassazione, e che perviene a conclusioni che recuperano alcuni capisaldi della “coststruzione” dell’occupazione acquisitiva

La rivincita della Cassazione sull'occupazione illegittima: i confini della sentenza Guiso-Gallisay
L’obbligo di conformazione dei giudici nazionali deve circoscriversi all'occupazione acquisitiva non riguardando, per converso, quelli relativi all'occupazione usurpativa. La Corte è giunta alle conclusioni rassegnate valorizzando l’esistenza di una dichiarazione di pubblica utilità resa all’interno di un procedimento di occupazione d’urgenza e la circostanza che il giudice nazionale aveva ritenuto l’esistenza di una perdita della proprietà agganciata all’epoca della trasformazione irreversibile

Gli istituti dell'occupazione acquisitiva ed usurpativa
Una delle finalità assegnate al provvedimento acquisitivo regolato dall'art.43 è quello di eliminare le note figure di creazione giurisprudenziale dell’occupazione acquisitiva ed usurpativa. L’eventuale decreto di esproprio emanato dovrà ritenersi inutiliter datum, avendo già la P.A. acquisito la proprietà del suolo per effetto dell’esecuzione dell’opera pubblica, che ha modificato in maniera irreversibile il bene, con conseguente estinzione dello stesso diritto di proprietà in capo al titolare.

La nuova disciplina del danno da occupazione appropriativa
L'occupazione appropriativa si verifica con riguardo alle opere qualificabili come pubbliche, in forza della loro realizzazione da parte di un soggetto pubblico. Nel settore dell'edilizia residenziale pubblica dunque essa non era ravvisabile nei casi di costruzioni realizzate da privati. L'esigenza di garantire l'applicazione della regola giurisprudenziale all'intero settore, in ragione dell'identità del risultato perseguito, è stata soddisfatta dalla sentenza 486/1991della Corte Costituzionale

La nuova disciplina del danno da occupazione appropriativa: l'intervento della Corte Costituzionale
La Corte esamina la censura con cui si prospetta che la norma denunciata violerebbe l'art.117 Cost., in quanto in contrasto con le norme internazionali convenzionali e, anzitutto, con l'art. 1 del Protocollo addizionale della CEDU, nell'interpretazione offertane dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Al riguardo, la Consulta premette che entrambe le ordinanze di rimessione non sollevano il problema della compatibilità dell'istituto dell'occupazione acquisitiva ma le sue ricadute patrimoniali

Occupazione acquisitiva: nuovi orientamenti in materia di prescrizione del credito risarcitorio
La Corte di Cassazione ha affermato che nelle ipotesi in cui la PA occupi un fondo di proprietà privata per la costruzione di un’opera pubblica e tale occupazione sia illegittima, la radicale trasformazione del fondo da un lato comporta l'estinzione in quel momento del diritto di proprietà del privato e la contestuale acquisizione della proprietà in capo all’ente costruttore, e dall’altro costituisce un illecito che abilita il privato a chiedere, entro 5 anni, il risarcimento del danno subito

Risarcimento del danno da occupazione illegittima: osservazioni conclusive
Dalla lettura dei principi espressi dal giudice di Strasburgo sembra emergere l'insufficienza della dichiarazione di pubblica utilità a giustificare la costruzione dell’istituto estintivo acquisitivo né, tanto meno, può richiamarsi a tal fine il parametro della funzione sociale che alberga all’interno della Carta costituzionale. Non pare condivisibile il tentativo di offrire una lettura della sentenza n. 349 tesa a lasciare inalterato il quadro della giurisprudenza sull'occupazione acquisitiva

I rapporti tra la CEDU e le sentenze n.348 e 349 della Corte Costituzionale
Le sentenze 348 e 349 della Corte Costituzionale, su indennità e risarcimento da occupazione illegitima, sono solo in parte sovrapponibili. Il nucleo centrale della motivazione è rappresentato dalla valorizzazione dell’art.117 cost., nella parte in cui pone al legislatore l’obbligo di rispettare gli obblighi internazionali, richiamando la tecnica della cosiddetta norma interposta. La conseguenza è che una legge può essere dichiarata incostituzionale anche quando contrasti con fonte equiordinata

Incostituzionalità dell'articolo 5 bis del DL 333/1992: le ricadute di sistema sul fenomeno dell’occupazione acquisitiva
La giurisprudenza della Corte europea sull'indennizzo espropriativo ha più volte sottolineato come accanto al canone del c.d. margine di apprezzamento spettante ai singoli Stati nell’individuazione del ragionevole indennizzo dovuto al proprietario occorre considerare, allo stesso tempo, il rispetto del principio di proporzionalità della misura riduttiva, allo scopo di valutare se nella situazione concreta l’applicazione del diritto interno abbia o meno vulnerato le prerogative proprietataria

La sentenza n.348 della Corte Costituzionale e gli effetti dello ius superveniens
I risarcimenti assegnati ai proprietari di aree edificabili sono troppo bassi. Gli effetti della sentenza si manifestano sotto due profili. Il primo impone di considerare gli effetti che la sentenza comporta sulla determinazione delle future indennità. Il secondo profilo rileva nell’esame della normativa che devono osservare i procedimenti in corso. La dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma censurata rileva, infatti, sull’applicabilità della stessa ai giudizi in corso

La legittimazione dell'occupazione acquisitiva
Il processo di legittimazione dell’occupazione acquisitiva proseguiva, quindi, con delle misure legislative introdotte dalla legge finanziaria del 1995 per limitare l’onere risarcitorio spettante al proprietario attraverso l’integrale equiparazione, ai fini pecuniari, dell’indennizzo espropriativi con il risarcimento del danno. Fu infatti la stessa Corte Costituzionale a giustificare quell'intervento ragionevolmente riduttivo della misura della riparazione dovuta dalla pubblica amministrazione

Occupazione acquisitiva: ragionare per principi
Per lo Stato l’equazione “perdita acquisizione con ristoro integrale” sottesa al fenomeno dell’occupazione acquisitiva era da ritenere la più equa e la più corretta consentendo di non sprecare risorse pubbliche ed anche di salvaguardare il proprietario. A ben considerare, quello sotteso all’occupazione acquisitiva, era un ragionare per princìpi generali dell’ordinamento, scritti e non scritti, ma pur sempre, dicevano i giudici di legittimità, tali da condizionare la proprietà ed il proprietario