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TEMI degli articoli



Pagamento dell'indennità di espropriazione
L’amministrazione, in sede di concreto pagamento dell’indennità di esproprio, è tenuta a verificare la sussistenza e pienezza del diritto del soggetto nei cui confronti il pagamento deve essere eseguito, onde evitare sia attribuzioni patrimoniali non dovute, sia di esporre l’amministrazione ad un ulteriore pagamento in favore del legittimo ed effettivo avente diritto.

Indennità di espropriazione nelle regioni e province autonome di Trento e di Bolzano
Il sistema disciplinante il compenso per l'acquisizione del bene di proprietà privata all'ente pubblico regolato, nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano, dalla L.P. n. 10/1991, modificata dalla L.P. n. 1/1997, appare mutato da recenti interventi legislativi, riconoscibili nella L.P. Bolzano n. 4/2008 e nella L.P. n. 9/2009 . Tali interventi appaiono, in primo luogo, dettati dalla necessità di adeguare la legislazione provinciale alla nuova normativa statale in mate ...

Indennità di espropriazione: criterio estimativo analitico ricostruttivo e sintetico comparativo
Va negato valore preminente al metodo sintetico-comparativo ritenendosi anzi il metodo analitico-ricostruttivo maggiormente aderente all'evoluzione del sistema normativo, tant'è che il giudice che accolga le conclusioni del consulente tecnico secondo il metodo analitico non è tenuto neanche a motivare la mancata adozione del metodo sintetico.

Indennità di esproprio: maggiorazioni e indennità aggiuntive
Ai fini della maggiorazione del 10% prevista dall'art. 37 comma 2 DPR 327/2001, deve essere assunto a base della valutazione del divario di 8/10 l'indennità provvisoria ancorché in pendenza di procedimento sia entrata in vigore la disciplina di cui alla L. n. 244 del 2007, imposta dalla necessità di colmare la lacuna aperta dalla sentenza 348/2007 della Corte Costituzionale.

Indennità di espropriazione: parametro legale vigente
Per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 181 del 2011, emessa dopo quelle n. 348 e 349 del 2007, ed a completamento del processo di conformazione del diritto interno ai principi affermati dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, il sistema indennitario risulta agganciato al valore venale del bene.

Indennità di asservimento
Nel caso di asservimento, l'indennità opera all'interno della categoria dell'espropriazione e nell'ambito di applicazione dell'art. 42 Cost. e va determinata riducendo percentualmente - in ragione della minore compressione del diritto reale determinata dall'asservimento rispetto all'espropriazione - l'indennità corrispondente al valore venale del bene calcolata ai sensi degli artt. 39 e 40 della menzionata legge.

Indennità di asservimento per elettrodotto
L'indennizzo per il fondo residuo disciplinato dal T.U. n. 1775 del 1933, art. 123, comma 1, non opera in modo indistinto ed automatico, ma può essere attribuito solo quando sia dimostrata l'attualità del deprezzamento e comunque il suo documentato verificarsi in conseguenza della costituzione della servitù, incidenza causale che non può essere individuata nella mera vicinanza con l'opera pubblica.

Deposito e svincolo dell'indennità di espropriazione
Alla luce del disposto di cui all'art. 48 e segg. della L. n. 2359/18652 ed oggi DPR 327/2001, ove il proprietario espropriato non abbia accettato l’indennità offerta o non sia addivenuto ad un accordo amichevole, il pagamento di essa va sempre effettuato alla Cassa depositi e prestiti, con deposito che ha valore liberatorio per l’ente espropriante e che costituisce un mezzo di tutela per gli eventuali terzi lesi dalla espropriazione.

Cessione volontaria di un fondo oggetto di procedura espropriativa "salvo conguaglio"
Il prezzo della cessione volontaria di un bene assoggettato a procedura espropriativa, per il quale fu corrisposto anticipo salvo conguaglio, ai sensi della L. 29 luglio 1980, n. 385, successivamente dichiarata incostituzionale (Corte Cost. 19 marzo 1983 n. 223), va determinato in conformità ai criteri di determinazione dell'indennità di espropriazione previsti per legge e indipendenti dalla volontà delle parti.

Indennizzo ed espropriazione parziale
Pregiudizio e vantaggio sono entrambi ricollegabili all'espropriazione (ed alla conseguente o. p.) con un rapporto non solo diretto ed immediato, ma anche specifico ed esclusivo per il proprietario, cosi da costituire nel patrimonio di quest'ultimo due aspetti contrapposti del medesimo evento. Con la conseguenza di escluderne la ricorrenza nella quasi totalità delle espropriazioni parziali, e da non consentire di rinvenirne esempi applicativi nella casistica giudiziaria pur successiva al T. U

Indennità di espropriazione: conguaglio
La disciplina del conguaglio ex L. 29 luglio 1980, n. 385 era collegata al presupposto indefettibile della natura edificatoria delle aree oggetto di cessione volontaria, il cui corrispettivo per l'appunto veniva ritenuto "conguagliabile" per l'applicazione di un diverso, seriamente ristoratore, criterio indennitario; ove la cessione sia stata convenuta per aree agricole, nessun conguaglio è azionabile ad integrazione del corrispettivo erogato e ciò anche prescindendo da ...

Risarcimento del danno da occupazione illegittima: valore integrale del fondo e tassazione degli importi
Il contribuente può scegliere tra una ritenuta secca del 20% operata sull'intera somma erogata, e la tassazione ordinaria che determina l’ammontare dell’imposta tenendo conto della sola plusvalenza e delle altre componenti reddituali. La facoltà di scelta è lasciata al contribuente. Se questi non chiede di optare per la tassazione ordinaria, la tassazione secca realizzerà un prelievo fiscale inferiore a quello che risulterebbe rispettando il principio della tassazione sulla capacità contributiva

L'art.32 T.U. D.P.R.327/2001: lo ius tollendi
L’articolo 32 secondo comma del TU DPR 327/2001stabilisce che il valore del bene è determinato senza tenere conto delle costruzioni, delle piantagioni e delle migliorie, qualora risulti, avuto riguardo al tempo in cui furono fatte e ad altre circostanze, che esse siano state realizzate per conseguire una maggiore indennità. Si considerano tali le costruzioni, le piantagioni e le migliorie che siano state intraprese sui fondi soggetti ad esproprio dopo la comunicazione dell’avvio del procedimento

I diritti del proprietario espropriato dopo le sentenze n.348 e 349 della Corte Costituzionale
L’articolo 5 bis D.L.333/1992 in tema di indennità e risarcimento d'espropriazione è stata denunciata negli anni '90 alla CEDU come contrastante con la tutela del diritto di proprietà e con la tutela del diritto all’equo processo. La Corte di Strasburgo, con due sentenze, aveva condiviso le tesi dei ricorrenti e condannato l’Italia al risarcimento del danno ulteriore rispetto a quello che era stato liquidato, a carico degli esproprianti, dai giudici italiani. La questione approda in Cassazione

Indennità espropriativa e valore venale: un rapporto nuovo tra pubblica amministrazione ed espropriati
La scelta del valore venale integrale quale criterio di stima dell'indennità espropriativa appare un'ottima scelta. Innanzitutto il valore venale è la strada maestra per dare piena attuazione alla convenzione europea dei diritti dell’uomo nella interpretazione del giudice di Strasburgo, evitando l’inaccettabile rinfocolarsi di un conflitto di sistema tra il nostro ordinamento e la giurisprudenza della CEDU. In secondo luogo, sul piano pratico, non ci sarà alcun sfracello delle finanze pubbliche

Il valore venale come parametro indennitario
I pilastri del diritto naturale che stanno a fondamento dell’espropriazione per pubblica utilità sono la iusta causa e il iustum pretium. In effetti il giusto prezzo o equo indennizzo è proclamato negli ordinamenti civili di ogni tempo e di ogni latitudine. In Italia è contemplato all’art. 834 cc. Ma come si quantifica? Il criterio plurisecolare e universale di quantificazione del giusto prezzo è stato ed è rappresentato dal valore venale, non di rado soggetto a meccanismi correttivi al rialzo.

Fondamento giuridico del valore venale come parametro indennitario nel regime interinale
Le amministrazioni hanno il dovere di proseguire le procedure e di non sospenderle a seguito della sentenza 348: ogni carenza del legislatore deve necessariamente essere colmata per via interpretativa. Quando fu dichiarato incostituzionale per le aree edificabili l’articolo 16 della legge 865/1971, si ritenne unanimemente che l’articolo 39 della legge fondamentale, mai formalmente abrogato, avesse allargato la sua sfera d’azione a regolare le fattispecie già disciplinate dalla norma illegittima

Reintroduzione del valore venale: indennità e risarcimenti
Si propone la situazione di equiparazione tra indennità e risarcimento, seppure sul piano più elevato del valore venale, perché da un lato l’incostituzionalità dei primi due commi dell’articolo 5 bis rende operante il criterio del valore venale, dall’altro l’articolo 43 TUE sesto comma fissa l’entità del risarcimento del danno nel valore del bene utilizzato per scopi di pubblica utilità, computando gli interessi moratori a decorrere dal giorno in cui il terreno sia stato occupato senza titolo

Misure generali per migliorare il sistema indennitario interno
La Corte europea propose misure riparatorie proprio in ragione del carattere strutturale della violazione, del gran numero di persone coinvolte e dell’esistenza stessa del sistema introdotto dalla Convenzione, che risulterebbe compromesso da un gran numero di ricorsi originati dalla stessa causa. Si trattava di misure legislative, amministrative e di bilancio che avrebbero tutelato il proprietario e garantito il suo diritto ad un indennizzo ragionevole rispetto al valore dei beni espropriati

Indennità di espropriazione
Il comma 3 dell’articolo 42 della Costituzione ha chiarito anche il secondo elemento legittimante del potere espropriativo, vale a dire l’indennizzo. Questo comporta che la potestà pubblica ablatoria non può privare il cittadino di un bene che gli appartiene o di un diritto inerente allo stesso senza che gli venga riconosciuto un ristoro.

Evoluzione in materia di indennità di esproprio
la legge 2359/1865 commisurava l’indennità al valore venale del bene, testualmente indicato come il «giusto prezzo che a giudizio dei periti avrebbe avuto l’immobile in una libera contrattazione di compravendita», mentre la legge per la città di Napoli stabiliva che l’indennità fosse individuata nella media tra il valore venale del bene e la somma dei fitti riscossi nell’ultimo decennio.

L’indennità nell’attuale sistema
per le aree edificabili si deve fare riferimento al valore di mercato, ai sensi dell’art. 37 T.U.; per le aree non edificabili e coltivate si deve riferimento al valore agricolo di mercato, ai sensi dell’art. 40, comma 1,T.U.; per le aree non edificabili e non coltivate si deve fare riferimento al valore di mercato, ai sensi dell’art. 39 della legge n. 2359/1865

Le maggiorazioni e indennità aggiuntive
Ai sensi dell’articolo 40 comma 4 «Al proprietario coltivatore diretto o imprenditore agricolo a titolo principale spetta un’indennità aggiuntiva, determinata in misura pari al valore agricolo medio corrispondente al tipo di coltura effettivamente praticata».

Evoluzione della giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di indennità di espropriazione
Nella prima giurisprudenza della Corte il valore venale del bene veniva quindi preso in considerazione solo come elemento negativo al fine di stabilire che l’indennizzo ben poteva essere ad esso inferiore ma non in positivo, in quanto i criteri che il legislatore aveva la facoltà di prevedere ben potevano attestarsi su valori del tutto diversi