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variante urbanistica

 

TEMI degli articoli



La variante urbanistica mediante accordo di programma
L'accordo di programma, previsto dal della L. 8 giugno 1990, n. 142, art. 27, comma 5-bis, che coinvolge più amministrazioni, ove l'intervento involga variegati interessi pubblici alla cui tutela è preposta ciascuna di esse, ha ad un tempo effetti d’imposizione del vincolo preordinato all'esproprio e di dichiarazione di pubblica utilità, quindi va collocato nella fase attuativa (scilicet espropriativa) delle scelte urbanistiche, e non può di conseguenza determinare ...

Conferenza di servizi ex art. 10 dpr 327/2001
In base al T.U. n. 327/2001 ed al DPR n. 383/1994, l’apposizione del vincolo espropriativo può discendere dagli esiti di una conferenza di servizi.

Motivazione dell'approvazione del progetto in variante urbanistica
La variante che deriva ex lege dall'approvazione del progetto in sede di conferenza di servizi richiede specifica motivazione: non si tratta infatti di un atto da motivare, bensì di un effetto giuridico scaturente direttamente dalla legge. PIANIFICAZIONE --> VARIANTE URBANISTICA --> APPROVAZIONE DEL PROGETTO --> OPERE STATALI

Variante urbanistica, art. 19 dpr 327/2001, livello di progettazione
A norma dell’art. 19 DPR 327/2001 legittimamente può adottarsi una variante allo strumento urbanistico con la deliberazione consiliare di approvazione di un progetto “preliminare.

Inutiliizzabilità in sanatoria edilizia della procedura ex D.P.R. 447/1998 per gli insediamenti produttivi
Il procedimento previsto dall’art. 5 del D.P.R. 447/1998 non è utilizzabile in sanatoria e non è dunque equiparabile all’istituto dell’accertamento di conformità (art. 36 D.P.R. 380/2001).

L'istanza del proprietario di un fondo per la modifica della destinazione urbanistica
La richiesta di documentazione tecnica al privato che abbia presentato un'istanza di pianificazione urbanistica non comporta la creazione di un’aspettativa qualificata di affidamento implicante un particolare onere motivazionale, attesa la persistente riconducibilità dello stesso avvio del procedimento pianificatorio all’iniziativa ufficiosa dell’ente territoriale, rispetto alla quale l’istanza del privato si pone quale mero momento occasionale d’impulso esterno.

La redazione di varianti urbanistiche per il recupero degli insediamenti abusivi
Nessun obbligo di redazione di varianti per il recupero degli insediamenti abusivi discende dalle norme sancite dagli artt. 29 e 32, lett. b) , della l. 28 febbraio 1985, n. 47.

Le varianti urbanistiche e l'applicazione delle «misure di salvaguardia»
La delibera comunale avente ad oggetto l'adozione di una variante allo strumento urbanistico, pur costituendo un elemento della fattispecie complessa che si completa con l'atto di approvazione, acquista anche un’efficacia imperativa diretta e propria, che ne fa uno strumento di governo del territorio, che impedisce gli interventi edilizi ed urbanistici con essa contrastanti, imponendo l'applicabilità delle misure di salvaguardia.

Normativa regionale relativa all'attuazione delle varianti urbanistiche
Alla luce del combinato disposto degli artt. 9 e 10 DPR 327/2001, la clausola generale di chiusura («Salvo quanto previsto dal comma 5, nulla è innovato in ordine alla normativa statale o regionale sulla adozione e sulla approvazione degli strumenti urbanistici»), è riferibile ai vincoli derivanti da piani urbanistici generali e relative varianti; nel consegue che la integrazione tra i diversi livelli normativi (statale e regionale) non trova applicazione in ipotesi di variante semplificata

L'attuazione delle varianti urbanistiche e la necessaria ripubblicazione del P.R.G.
La giurisprudenza è costante nel ritenere necessaria la ripubblicazione del piano allorché, in un qualunque momento della procedura che porta alla sua approvazione (ed in particolare quando ciò avvenga a seguito dell'accoglimento delle osservazioni presentate), vi sia stata una rielaborazione complessivamente innovativa del piano stesso, e cioè un mutamento delle sue caratteristiche essenziali e dei criteri che hanno presieduto alla sua impostazione.

Diverse tipologie di variante urbanistica
In relazione a variante di tipo puntuale e in relazione all'esistenza di contenzioso civile e amministrativo è necessaria una specifica motivazione.

Le varianti ai piani regolatori generali
Le direttive tecniche che, nel rivedere le previsioni urbanistiche, introducono invero sostanziali innovazioni alla disciplina urbanistica, richiedono il percorso dell’ordinaria procedura di variante con il rispetto delle prerogative riservate dalla vigente normativa ai diversi enti coinvolti.

La portata dell'accordo di programma nelle varianti urbanistiche
L'accordo di programma, previsto dal della L. 8 giugno 1990, n. 142, art. 27, comma 5-bis, che coinvolge più amministrazioni, ove l'intervento involga variegati interessi pubblici alla cui tutela è preposta ciascuna di esse, ha ad un tempo effetti d’imposizione del vincolo preordinato all'esproprio e di dichiarazione di pubblica utilità, quindi va collocato nella fase attuativa delle scelte urbanistiche, e non può di conseguenza determinare la condizione del bene agli effetti espropriativi.

Motivazione dell'approvazione del progetto di opere statali e di opere strategiche
La variante che deriva ex lege dall'approvazione del progetto in sede di conferenza di servizi richiede specifica motivazione: non si tratta infatti di un atto da motivare, bensì di un effetto giuridico scaturente direttamente dalla legge.

L'approvazione dei progetti di immobili da destinare alle comunità alloggio e ai centri socio-riabilitativi
L'approvazione del progetto richiesta dall'art. 10, co. 6, legge 104/1992 non è del responsabile del procedimento edilizio, ma è quella di competenza del Consiglio comunale.

La variante urbanistica di «adeguamento»
La variante di adeguamento non esiste nella tipologia degli atti urbanistici e, in particolare, non è un atto di normazione urbanistica di rango minore, inidoneo ad apportare modifiche di particolare intensità.

Casi specifici di varianti urbanistiche
La localizzazione delle opere comprese nei piani per l'edilizia scolastica è regolata dalla L. n. 412 del 1975, art. 10, comma 4, che in riferimento all'ipotesi in cui la scelta delle aree non risulti conforme alle previsioni degli strumenti urbanistici in atto attribuisce efficacia di variante alla relativa deliberazione, ai sensi della L. 17 agosto 1942, n. 1150.

Approvazione di un nuovo P.R.G. e ricadute sui procedimenti espropriativi in corso
Non si può predicare un obbligo dell’amministrazione di rivedere le determinazioni ablatorie adottate prima dell’adozione di un nuovo strumento urbanistico. Ed, infatti, è indubbio che l’adozione di un nuovo strumento urbanistico non determini di per sé la caducazione della procedura espropriativa già iniziata in esecuzione dello strumento urbanistico previgente, in primis perché nessuna disposizione tanto prevede.

Eccezionalità, effetti e facoltatività della procedura semplificata ex art.5 D.P.R.447/1998
L’eccezionalità della procedura di cui all'art. 5 D.P.R. 447/1998 impedisce applicazioni estensive oltre i casi in essa rigorosamente previsti.

La variazione dello strumento urbanistico proposta in applicazione dell'art. 5 D.P.R. 447/1998
L’art. 5 DPR n. 447/1998, disciplinante l’ipotesi di “progetto comportante la variazione di strumenti urbanistici”, prevede l’utilizzazione dello Sportello unico delle attività produttive e lo strumento della conferenza di servizi, al fine di semplificare l’azione della pubblica amministrazione e di migliorare, sul piano della efficienza, efficacia ed economicità, i rapporti tra la stessa ed i cittadini e le imprese.

Natura e presupposti della procedura semplificata ex art. 5 D.P.R. 447/1998
Condizioni imprescindibili per l'avvio del procedimento di cui all'art. 5 D.P.R. 447/1998 sono da un lato la conformità del progetto alle norme vigenti in materia ambientale, sanitaria e della sicurezza del lavoro; dall'altro lato, l'impossibilità di reperire nello strumento esistente aree idonee all'iniziativa produttiva.

La legislazione regionale relativa all'applicazione della procedura semplificata per la realizzazione di impianti produttivi
L'art. 5 D.P.R. 447/1998 non è applicabile in presenza di una legge regionale che prevede che, fino all'adozione e all'approvazione dello strumento urbanistico generale, i Comuni possano adottare solo talune tipologie di varianti e che tra queste non comprenda anche quelle previste dal citato art.5.

La modifica del P.R.G. tra adozione ed approvazione
Le modifiche che impongono al Comune una nuova pubblicazione del P.R.G. sono solo quelle che comportano uno stravolgimento dello strumento adottato ovvero un profondo mutamento dei suoi stessi criteri ispiratori, e non anche le modifiche, per quanto numerose sul piano quantitativo e incidenti in modo inteso sulla destinazione di singole aree o gruppi di aree, che comunque ne lascino inalterato l’impianto originario.

La delibera di approvazione del piano delle alienazioni quale variante urbanistica automatica
La previsione di cui all'art. 58, co. 2, d.l. 112/2008 conv. in legge 133/2008, nella parte in cui stabilisce che “l’inserimento degli immobili nel piano ne determina la conseguente classificazione come patrimonio disponibile”, è chiaramente sintomatica del potere dell’ente pubblico di far cessare la destinazione a pubblico servizio di beni del proprio patrimonio, e, unitamente ad essa, il rapporto di strumentalità di quei beni rispetto ai propri fini istituzionali.

Procedimento di perfezionamento della variante urbanistica
Alla luce del disposto di cui all'art. 11 e 19 DPR 327/2001 e (nel caso di specie) L.R. Puglia n. 3/2005, la sequenza procedimentale della variante urbanistica deve essere scandita sulle successive fasi dell’adozione della varante, delle osservazioni da parte dei privati e della definitiva approvazione della variante stessa; tale sequenza non può essere sostituita dalla diretta approvazione della variante urbanistica in un contesto unitario.

Variante urbanistica: piani P.E.E.P. e piani particolareggiati
Una variante al piano regolatore che muti la destinazione di parti di aree interessate da una lottizzazione equivale ad una revoca unilaterale della convenzione.

Variante urbanistica: i piani P.I.P. e i programmi di riqualificazione urbana (P.R.U.S.S.T.)
L’approvazione del PIP può legittimante fondarsi su un atto pianificatorio vigente quale il PDF, che costituisce comunque uno strumento di carattere generale; ciò comporta che l’approvazione del PIP possa avvenire anche in variante del PDF.

Il ruolo della variante urbanistica nei procedimenti anteriori al Testo Unico Espropri
La destinazione a Zona “E2” agricola non configura alcun vincolo espropriativo. Ne consegue la necessità di approvazione del progetto in variante (nel caso di specie ex art. 1, comma 5°, della L. 1/78, applicabile ratione temporis).

La variante urbanistica nei procedimenti successivi al Testo Unico Espropri
Gli artt. 9 e 10 del DPR 327 del 2001 precisano quali sono gli atti attraverso i quali può essere disposto il vincolo pre-espropriativo, individuati nella approvazione di uno strumento urbanistico generale o sua variante (che preveda la realizzazione dell’opera pubblica), ovvero mediante conferenza di servizi, accordo di programma o altra intesa che comporti la variante al piano urbanistico.

Le varianti agli strumenti urbanistici per l'adeguamento al progetto di opere pubbliche
L’art.19 del D.P.R. 327/2001prevede una procedura semplificata per una rapida conclusione dell’iter di variante dello strumento urbanistico generale ai fini della realizzazione di singole e specifiche opere pubbliche, qualora la loro progettazione si presenti in contrasto con le prescrizioni urbanistiche vigenti. La giurisprudenza sottolinea che la variante al p.r.g., sia pure nella forma semplificata scatta solo con il perfezionamento del suo iter approvativo che comprende tre distinte fasi.