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Il divieto di "reformatio in pejus" nel giudizio di secondo grado sulla determinazione dell'indennità di esproprio
Per i principi generali in tema di effetto devolutivo dell'appello, formazione del giudicato interno e conseguente divieto di "reformatio in peius", la decisione del giudice di 2° grado non può essere più sfavorevole all'appellante e più favorevole all'appellato rispetto alla sentenza impugnata, e non può, quindi, dar luogo all'attribuzione all'appellato, che non abbia proposto impugnazione incidentale, un bene della vita in misura maggiore rispetto a quello determinato in primo grado.

Poteri del giudice adito per la determinazione dell'indennità di espropriazione dovuta per legge
Il giudice adito per la determinazione dell'indennità di espropriazione non è vincolato dalle deduzioni delle parti né dai criteri seguiti dall'espropriante ai fini della determinazione dell'indennità da offrire in via provvisoria, e neppure da quelli adottati dalla Commissione provinciale per la stima definitiva, la cui efficacia è anzi destinata a venir meno per effetto della mera proposizione della domanda.

Decorrenza del termine per opporsi alla determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio per p.u.
In tema di espropriazione per pubblica utilità, il termine perentorio per proporre opposizione alla stima decorre solo dal momento in cui l'espropriato riceve piena e legale conoscenza della stima attraverso valida notifica dell'atto amministrativo che ha determinato l'indennità di esproprio.

Eventi interruttivi del processo e sua successiva prosecuzione
Le norme sull'interruzione del processo sono volte a tutelare la parte nei confronti della quale si è verificato l’evento interruttivo e che dallo stesso può essere pregiudicata per cui solo questa è legittimata a valersi della mancata interruzione del processo.

Utilizzo della consulenza tecnica d'ufficio nella determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio per p.u.
I criteri adottati dal c.t.u. e gli apprezzamenti espressi nella sua relazione, pur non avendo efficacia vincolante ai fini della decisione, possono essere disattesi soltanto attraverso una valutazione critica saldamente ancorata alle risultanze processuali, nonché congruamente e logicamente motivata mediante l'indicazione degli elementi probatori e degli argomenti logico-giuridici in base ai quali il giudice ha ritenuto di pervenire ad esili contrastanti con il parere del consulente.

L’istituto della penalità di mora nel giudizio amministrativo di ottemperanza
In merito alla natura giuridica del c.d. “astreinte”, il C.d.S. ha stabilito che la penalità di mora costituisce una misura coercitiva indiretta a carattere pecuniario, inquadrabile nelle pene private o sanzioni civili indirette. Trattasi di un ulteriore rimedio processuale posto a disposizione del creditore della P.A onde assicurare l’effettività e la pienezza della tutela giurisdizionale a fronte della mancata o non esatta o comunque non tempestiva esecuzione della sentenza di merito.

Limiti oggettivi e soggettivi nella formazione del giudicato processuale
Ai sensi dell'art. 2909 c.c., nell'esecuzione del giudicato occorre attenersi ai limiti soggettivi ed oggettivi del giudicato medesimo, che fa stato fra le parti (nonché fra i loro eredi e aventi causa), per quanto attenga al titolo dell'azione ed al bene della vita che ne forma oggetto, ivi comprese questioni che – benché non dedotte in giudizio – costituiscano presupposto logico e indefettibile della decisione, con copertura estesa non solo al dedotto, ma anche al deducibile.

Possibili effetti di sentenze passate in giudicato nel processo amministrativo di ottemperanza
A seguito della notifica di una sentenza di accoglimento del silenzio rifiuto l’amministrazione non può applicare le modificazioni dei piani urbanistici successive alla notifica del provvedimento giurisdizionale.

L'intervento ad adiuvandum o ad opponendum di soggetti interessati nel processo amministrativo
Colui che interviene quale cointeressato sostanziale non fa valere un mero interesse di fatto bensì un interesse personale all'impugnazione di atti immediatamente e direttamente per lui lesivi, che può far valere solo mediante proposizione di rituale ricorso nelle forme e nei prescritti termini di decadenza.

Formazione ed utilizzo dei mezzi di prova nel processo amministrativo
Nel processo amministrativo incombe sull'Amministrazione resistente un obbligo di collaborazione all'attività istruttoria disposta dal giudice e il comportamento processuale della P.A. che, sottraendosi a detto obbligo, ometta ingiustificatamente di depositare gli atti richiesti ai fini della decisione, è valutabile, ai sensi dell'art. 116 comma 2, c.p.c., come ammissione dei fatti dedotti a sostegno del ricorso con conclusioni a sfavore della parte pubblica.

Giudizio contro il silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza di un privato
Il ricorso avverso il silenzio rifiuto mira ad ottenere un provvedimento esplicito dell'amministrazione che elimini lo stato di inerzia ed assicuri al privato una decisione che investa la fondatezza o meno della sua pretesa.

Sospensione e riassunzione del processo amministrativo
Il dies a quo per il decorso del termine di novanta giorni per la prosecuzione del processo sospeso va identificato nel momento di comunicazione della sentenza che non solo abbia definito la causa pregiudiziale, ma sia anche passata in giudicato.

Utilizzo delle consulenze tecniche da parte del giudice del merito
La sentenza di merito che aderisca al parere del consulente è adeguatamente motivata: il richiamo a detto parere, anche per relationem, implica, infatti, una compiuta, positiva, valutazione del percorso argomentativo e dei principi e dei metodi scientifici seguiti dal consulente.

La determinazione giudiziale dell'indennità da espropriazioni per pubblica utilità
L'art. 46 della legge sulle espropriazioni per pubblica utilità assicura l'indennizzo a tutte le ipotesi di danno permanente alle private proprietà immobiliari, legato all'opera pubblica da un nesso di causalità obiettiva. Tale norma configura una forma di responsabilità per atto legittimo, che si differenzia nettamente dal risarcimento dei danni derivanti da attività illecita, ex art. 2043 c.c., il quale ultimo presuppone il fatto doloso o colposo della p.a.

Condizioni dell'azione di determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio
L'azione di determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio è prevista dall'art. 54 DPR 327/2001 in aggiunta a quella di opposizione alla stima, come attestato dal contestuale utilizzo della congiunzione e dell'avverbio "e comunque"; la relativa previsione è, poi, coerente con la sequenza procedimentale prevista dal T.U. con l'art. 20, commi 11 e 12; l'art. 22; l'art. 23 e l'art. 26, comma 11.

Azione di risarcimento del danno da occupazione acquisitiva nell'espropriazione per p.u.
Il disposto ex art 29 DPR 150/11 disciplina esclusivamente l'opposizione regolata dall'art 54 DPR 327/01, non l'opposizione relativa alle altre indennità pur previste dal Testo Unico in materia di espropriazione, sicché nel silenzio della legge la forma dell'atto introduttivo non può che esser quella ordinariamente prescritta, ossia l'atto di citazione. Solamente in presenza di espressa disposizione può essere utilizzata la forma speciale del ricorso.

Azione giudiziale per determinare l'indennità di occupazione legittima nell'esproprio per p.u.
La mancata adozione del decreto di esproprio non preclude la decisione sull'azione determinativa dell'indennità di occupazione legittima, ben potendo detta azione prescindere dal provvedimento ablativo la cui assenza preclude invece l'azione di determinazione della giusta indennità di esproprio.

Soggetti legittimati a proporre opposizione alla stima amministrativa delle indennità di espropriazione per p.u.
Il giudizio d'opposizione alla stima amministrativa di terreni espropriati si svolge tra l'espropriante e l'espropriato, e quest'ultimo va identificato in riferimento a colui che sia indicato negli atti del procedimento ablatorio come proprietario del fondo e, quindi, come titolare del credito indennitario, mentre non sono necessarie allegazioni o prove in ordine alla titolarità del diritto di proprietà, vertendosi in tema di tutela di posizioni creditorie, e non di rivendicazione.

Natura ed oggetto del giudizio di opposizione alla stima dell'indennità di espropriazione
Deve escludersi che il giudizio di opposizione alla stima dell'indennità si configuri come un giudizio d'impugnazione dell'atto amministrativo; esso introduce un ordinario giudizio sul rapporto, che non si esaurisce nel mero controllo delle determinazioni adottate in sede amministrativa, ma è diretto a stabilire il quantum dell'indennità, effettivamente dovuto, nel quale il giudice compie la valutazione in piena autonomia (nei limiti, beninteso, del principio della domanda).

I vincoli urbanistici finalizzati alla tutela paesaggistica
I beni immobili soggetti a vincoli paesistici per il loro intrinseco valore in virtù della loro localizzazione o della loro inserzione in un complesso che ha in modo essenziale le qualità indicate dalla legge costituiscono una categoria originalmente di interesse pubblico, il che non consente l’assimilabilità dei vincoli paesistici a quelli urbanistici e determina la inconferenza di qualsiasi richiamo o raffronto rispetto all’art. 2 della legge n. 1187 del 1968.

Tutela vincolistica dei beni del patrimonio storico, archeologico ed artistico
Il valore culturale e storico di un’opera – dal quale discende la dichiarazione di interesse di cui all’art. 13 del D.Lgs. 42/2004 – è correlato alle concezioni culturali della società e dell’opinione pubblica in un determinato momento storico.

I vincoli di inedificabilità in area destinata ad opere di interesse pubblico/collettivo (zona F)
La destinazione a zona F non è idonea a conferire carattere edificatorio al suolo, che resta, invece, oggettivamente inserito in una zona non edificatoria (rientrante nell'ambito di quelle che il D.M. 2 aprile 1968, art. 2, include fra "le parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale").

Carattere conformativo dei vincoli urbanistici in Zone Territoriali Omogenee
Il carattere generale ed astratto della previsione del piano regolatore generale relativa all'inclusione dei fondi in una zona omogenea destinata ad usi che ne consentono l'edificazione, esclude la possibilità di riconoscere a tale classificazione la natura di vincolo preordinato all'esproprio.

Natura conformativa o espropriativa dei vincoli urbanistici derivanti da localizzazione e zonizzazione
I vincoli conformativi alla proprietà privata incidono su di una generalità di beni, nei confronti di una pluralità indifferenziata di soggetti, in funzione della destinazione assolta dalla intera zona in cui questi ricadono e delle sue caratteristiche intrinseche, mentre i vincoli espropriativi incidono su beni determinati al fine non di una generale destinazione di zona, ma della localizzazione di un'opera pubblica specifica, la cui realizzazione non può coesistere con la proprietà privata.

Pregiudizialità dell’azione di annullamento rispetto a quella risarcitoria nell'ordinamento processuale
La configurabilità, nell’ordinamento processuale, di pregiudizialità dell’azione di annullamento rispetto a quella risarcitoria, è questione irrilevante, qualora si tratti di questione risarcitoria svolta a prescindere dall’emanazione di atti amministrativi e piuttosto in conseguenza della mancata emanazione di atti definitori del procedimento ablativo intrapreso.

Effetti della pronuncia d'illegittimità costituzionale di una norma di legge
in base al combinato disposto dell'art. 136 Cost. e dell'art. 30 L. 11 marzo 1953 n. 87, la pronuncia d'illegittimità costituzionale di una norma di legge determina la cessazione della sua efficacia erga omnes ed impedisce, dopo la pubblicazione della sentenza del Giudice delle leggi, che essa possa più essere comunque applicata ai rapporti giuridici in relazione ai quali risulti rilevante.

Tipologia delle decisioni adottabili dal giudice amministrativo
Il giudice ha il dovere di decidere la controversia, ai sensi del combinato disposto degli artt. 76, co. 4, c.p.a. e 276, co. 2, c.p.c., secondo l’ordine logico che, di regola, pone la priorità della definizione delle questioni di rito rispetto alle questioni di merito e, fra le prime, la priorità dell’accertamento della ricorrenza dei presupposti processuali rispetto alle condizioni dell’azione.

Le azioni processuali esperibili a tutela di un diritto reale
Il procedimento di ricostituzione della Regola sortisce l’effetto di assegnare in proprietà esclusiva (seppure comune a più persone) dei beni precedentemente di proprietà uti cives ed è quindi assimilabile ad un’azione reale di rivendica ex art. 948 c.c. per la quale la legge prevede una prova particolarmente onerosa.

I vincoli di inedificabilità paesistico-ambientali
I vincoli paesaggistici e ambientali, non riferiti a un’area specifica sottoposta a un imminente e necessario esproprio, non sono vincoli preordinati all'esproprio, nemmeno se sia espressamente prevista nello strumento urbanistico la possibilità che il Comune reputi necessario in futuro acquisire o espropriare le aree assoggettate a tali vincoli per destinarle a finalità di interesse pubblico.

I vincoli di inedificabilità storici, archeologici e artistici
L'inedificabilità assoluta o meno di un terreno conseguente all'imposizione di un vincolo archeologico ai sensi della L. 1 giugno 1939, n. 1089, non dipende dalla tipologia di manufatto rinvenuto nell'area espropriata, ma dalla natura dell'interesse archeologico tutelato.

Vincoli urbanistici non indennizzabili
Il carattere conformativo di un vincolo esclude la necessità di un indennizzo, come del resto chiarito dalla stessa Corte Costituzionale nella sentenza 179/1999.

Normativa regionale relativa alla reiterazione dei vincoli espropriativi: Abruzzo
A norma della’art. 34 della L.R. Veneto n. 11/2004 “I vincoli preordinati all'esproprio hanno la durata di cinque anni e possono essere reiterati una sola volta e per la stessa durata”.