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La cessione di beni ecclesiastici soppressi (art. 8 Legge 848/1929)
Costituisce regola dei beni patrimoniali indisponibili quella secondo cui gli stessi non possono essere sottratti alla loro destinazione, se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano (art. 828, II° comma, c.c. ).

Agevolazioni fiscali e imposte previste per l'acquisto di beni pubblici dismessi
Ai fini dell'imposta di registro, il valore di mercato del terreno del demanio civico di cui sia trasferito il diritto di utilizzazione non ha nulla in comune con il valore determinato ai fini dell'alienazione ai sensi della normativa regionale.

Il riparto di competenze comunali nell'acquisto immobiliare
L'Amministrazione può divenire proprietaria del bene o al termine del procedimento, che si conclude sul piano fisiologico con il decreto di esproprio o con la cessione del bene espropriando, oppure quando, essendovi una patologia per cui il bene è stato modificato in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità, viene emesso il decreto di acquisizione al patrimonio indisponibile ai sensi dell'art. 42-bis DPR 327/2001.

L'avocazione di cave e torbiere
La procedura di avocazione prevista dall'art. 45 R.D. 1443/1927 può essere attivata esclusivamente in danno del proprietario che negligentemente non intraprenda lo sfruttamento della cava o non dia ad essa adeguato sviluppo.

Strumenti idonei all'acquisto del bene da parte della P.A.
Non può ritenersi che l’eventuale completamento nei termini dell’opera progettata possa tenere luogo del provvedimento formale atto a concludere il procedimento ablatorio.

Trasferimento di diritti immobiliari nei territori soggetti al c.d. «regime tavolare»
L'iscrizione tavolare, pur spiegando rilevanza costitutiva agli effetti dei trasferimenti tra vivi della proprietà dei beni immobili, non può tuttavia anche rilevare agli effetti della qualità o della estensione del diritto oggetto di iscrizione.

L'acquisto di diritti reali attraverso l'istituto dell'accessione
Una servitù di uso pubblico può costituirsi, oltre che con un regolare atto negoziale di costituzione da parte del proprietario del terreno, anche mediante altre forme ed in particolare, per l’effettivo uso pubblico dell’area di pertinenza stradale per un tempo immemorabile e, comunque, almeno pari ad un ventennio oppure mediante l’istituto della dicatio ad patriam; in tali ipotesi il titolo negoziale passa del tutto in secondo piano e può anche essere assente.

Compravendita del diritto di proprietà da parte della p.a.
Il contratto di compravendita, non preceduto dalla dichiarazione di pubblica utilità, mediante il quale il proprietario trasferisca il bene all'ente pubblico, e questo si impegni a corrispondere il prezzo della cessione volontaria L. n. 865 del 1971, ex art. 12, realizza la causa tipica del negozio, producendo l'effetto reale ex art. 1376 cod. civ. dietro pagamento di un corrispettivo determinabile ex artt. 1473 e 1474 cod. civ.

L'acquisto della proprietà a titolo derivativo e originario: la confisca e l'espropriazione per p.u.
La confisca disposta ai sensi dell'art. 2-ter legge 575/1965 rappresenta una modalità di acquisto a titolo derivativo da parte dello Stato.

Espropriazione per p.u.: l'accordo di cessione volontaria
La cessione volontaria del suolo ex artt.12 e 17 legge n.865/1971, è idoneo a determinare il trasferimento del bene che ne è oggetto in capo all’Amministrazione espropriante.

L'istituto della c.d. «cessione volontaria»: condizioni e clausole
L'eventuale accordo tra il proprietario del bene e la P.A. sull'ammontare dell'indennità perde di efficacia ove il procedimento non si concluda con il negozio di cessione o con il decreto di esproprio: a meno che ci sia un vero e proprio accordo transattivo con il quale il privato, nel ricevere ulteriori somme di denaro, dichiari di non avere null'altro a pretendere nei confronti dell'ente espropriante.

Il contratto preliminare di cessione volontaria del bene
Va affermata la legittimità del concordato di cessione bonaria stipulato tra Comune e privato, avente la natura di contratto preliminare ex art. 1351 c.c., suscettibile di esecuzione in forma specifica, in cui la cessione, compensata con la possibilità di potere costruire su altre aree, risulti condizionata all'approvazione di variante al PRG e del relativo piano particolareggiato e tale condizione sospensiva risulti avverata.

Disciplina e forma dell’accordo sulla cessione volontaria dei beni assoggettati ad espropriazione
L’accordo sulla cessione dei beni assoggettati ad espropriazione non può derogare a quanto previsto dall’art. 45 TU espropri e quindi non può essere autonomamente determinato dalle parti ai sensi dell’art. 11 L. 241/1990.

La cessione volontaria quale contratto ad oggetto pubblico
La cessione volontaria del bene, nel procedimento espropriativo, in quanto sostitutiva del decreto di espropriazione, di cui produce i medesimi effetti, non perde la connotazione di atto autoritativo, implicando, più semplicemente la confluenza in un unico testo di provvedimento e negozio e senza che la presenza del secondo snaturi l'attività dell'Amministrazione, dato che il fine pubblico può essere perseguito anche attraverso la diretta negoziazione del contenuto del provvedimento finale

Elementi costitutivi dell'atto di cessione volontaria dei beni assoggettati ad espropriazione per p.u.
La cessione volontaria costituisce un contratto c.d. ad oggetto pubblico che si inserisce necessariamente nell'ambito del procedimento di espropriazione, che l'espropriando ha il diritto di convenire in seguito ad un subprocedimento predisposto dalla L. n. 865 del 1971, art. 12 e ad un prezzo pur esso predeterminato in base a criteri inderogabili stabiliti dalla legge e che ha anche l'effetto di porre termine al procedimento, eliminando la necessità dell'emanazione del decreto di espropriazione.

La tutela dei diritti dei terzi estranei al procedimento di cessione volontaria dei beni espropriati per p.u.
Nell'ipotesi di cessione volontaria del bene assoggettato alla procedura espropriativa, pronunciata l'espropriazione e trascritto il relativo provvedimento, il terzo che affermi di essere proprietario di tutto o parte del bene già trasferito all'espropriante non può proporre azione di rivendicazione nei confronti di quest'ultimo, ma deve far valere il proprio diritto nei confronti dell'espropriato, sull'indennità di espropriazione.

Espropriazione per p.u. e trasferimento del diritto di proprietà alla P.A. (artt. 20 e 22 T.U.E.)
Il decreto di esproprio può essere trascritto senza indugio (ai sensi dell’art. 23, comma 2, D.P.R. 327 del 2001) soltanto dopo essere stato notificato; l’immissione in possesso, invece, ai sensi dell’art. 24, comma 1, D.P.R. 327 del 2001, può essere fatta entro due anni dall’emissione del decreto di esproprio.

La competenza all'adozione del provvedimento ablatorio
Alla stregua delle funzioni e delle responsabilità demandate alla dirigenza dall’art. 107 del D.L. vo 18.8.2000, n. 267, l’adozione di atti di gestione, come elencati in tale disposizione (da tenersi nettamente distinti dagli atti di indirizzo politico di spettanza esclusiva degli organi politici dell’Ente), rientra proprio nelle attribuzioni dei funzionari burocratici aventi qualifica dirigenziale; non è pertanto contestabile la competenza del dirigente ad adotta ...

Condizioni di legittimità del decreto di esproprio
La legittima emanazione di un decreto di esproprio – momento terminativo della procedura ablatoria- poggia sui seguenti presupposti, secondo quanto si desume dall’art. 8 del D.P.R. 327/2001: a) la previsione dell’opera pubblica nello strumento urbanistico generale e l’apposizione sul bene del vincolo preordinato all’esproprio;b) la dichiarazione di pubblica utilità; c) la determinazione, anche in via provvisoria, dell'indennità di esproprio.

Trasferimento di beni tra enti pubblici
L'atto di sdemanializzazione e di trasferimento di beni dal demanio dello Stato alla Regione, necessita la specifica e chiara individuazione dei beni medesimi, in primo luogo attraverso l’espressa indicazione dei relativi estremi catastali, per cui, i mappali non espressamente indicati non possono ritenersi implicitamente trasferiti.

Requisiti per potere definire una strada ad «uso pubblico»
La presenza di assi viari su cui si aprono vicoli ciechi, l'assenza di limitazioni all’accesso di pedoni e veicoli, la presenza di opere urbanizzative (servizi di acquedotto, illuminazione), lo svolgimento dei servizi comunali di spazzatura e raccolta rifiuti e l'incontestata assunzione a carico dell’amministrazione comunale dei lavori di manutenzione, integrano una presunzione di assoggettamento all'uso pubblico, in termini di gravità, precisione e concordanza dei convergenti indici fattuali

Titoli idonei a fondare una servitù di uso pubblico su una strada
La prova della servitù di uso pubblico di una strada il cui sedime non appartenga ad un Ente pubblico non può essere desunta da un mero uso pubblico ma richiede un atto pubblico o privato o l’intervento della usucapione ventennale.

Danno da insidia stradale: presupposti e decorrenza della responsabilità della P.A. (art. 2051 Codice Civile)
Nel caso in cui la strada in cui è avvenuto il sinistro appaia come appartenente ad un ente, ma in realtà sia di proprietà di altro ente, il termine di prescrizione della domanda di risarcimento del danno nei confronti di quest'ultimo decorre dal giorno in cui il danneggiato è venuto a conoscenza del "vero" ente proprietario. Questo in applicazione del principio dell'apparenza e dell'affidamento incolpevole.

Principio di autoresponsabilità nel danno da insidia stradale
L'apparente normalità del marciapiede su cui transita un pedone esclude ogni concorrente o esclusiva responsabilità dello stesso nella produzione del sinistro.

Danno da insidia stradale: demanialità del bene ed ente responsabile
Per quanto concerne le strade aperte al traffico, l'ente proprietario (o il concessionario) si trova in una situazione che lo pone in grado di sorvegliarle, di modificarne le condizioni di fruibilità, di escludere che altri vi apporti cambiamenti, situazione che, a ben vedere, integra proprio lo status di custode e quindi la possibilità di ipotizzare in caso di danno all'utente una responsabilità ex art. 2051 c.c..

Danno da insidia stradale: l'acqua piovana
Colui che ha in gestione la rete fognaria è responsabile dei danni da allagamento dei locali che si verificano in conseguenza della grande quantità di acqua piovana non defluita a causa della ostruzione delle caditoie a servizio della strada (ostruzione dovuta alla mancata opera di pulizia delle stesse) e dal blocco delle griglie bloccate dall'asfalto del manto stradale.

Responsabilità dell'insidia rappresentata dalla presenza di rami, alberi e foglie sulla strada
Il fatto che gli alberi posti ai margini della strada siano stati potati pochi mesi prima del fatto esclude la possibilità di imputare all'ente proprietario una qualsivoglia negligenza nella manutenzione, con la conseguenza che l'improvvisa caduta di un ramo sulla strada integra gli estremi del caso fortuito ed esclude pertanto la responsabilità civile del custode.

Risarcimento dei danni riportati per la presenza di animali sulla strada
In tema di danni da fauna selvatica, l'ente proprietario della strada è responsabile per la mancata apposizione dell'apposita segnaletica qualora la Regione, responsabile per il controllo della fauna, gli segnali che in quel tratto di strada vi sia la diffusa presenza di fauna selvatica e/o che vi siano stati state frequenti collisioni tra di essa e veicoli a motore.

Responsabilità per la caduta causata da condizioni anomale del manto stradale
Sussiste la responsabilità dell'ente pubblico proprietario della strada in caso di caduta causata dalle condizioni anomale nelle quali si trovava il bene pubblico, tali da costituire oggettivamente un pericolo per i pedoni che in quella zona potevano legittimamente usare la sede viaria per l'attraversamento sulle strisce pedonali.

Figure sintomatiche della responsabilità della p.a. per danno da insidia stradale
Riguardo ai beni demaniali, l'uso generalizzato e la notevole estensione possono essere indici di mancanza di potere di controllo, così come, al contrario, l'ubicazione di una strada del demanio comunale all'interno del centro abitato induce a ritenere la possibilità dell'effettivo controllo; si tratta peraltro di "indici sintomatici" rispettivamente dell'impossibilità o della possibilità di controllo sul bene, che tuttavia richiedono una verifica riservata, in concreto, al giudice di merito.

Danno da insidia stradale ed esclusione della responsabilità della P.A. (art. 2051 Cod. Civ.)
In tema di responsabilità civile per danni cagionati da cose in custodia, per aversi caso fortuito occorre che il fattore causale estraneo al soggetto danneggiale abbia un'efficacia di tale intensità da interrompere il nesso eziologico tra la cosa custodita e l'evento lesivo, ossia che possa essere considerato una causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l'evento.

La manutenzione delle strade pubbliche
Ai sensi dell’articolo 14 del Codice della strada, spetta agli enti proprietari (e ai concessionari delle autostrade) provvedere alla loro manutenzione, gestione e pulizia, comprese le loro pertinenze e arredo, nonché attrezzature, impianti e servizi e, quindi, non limitatamente al solo nastro stradale, ma anche alle piazzole di sosta, onde siano garantite la sicurezza e la fluidità della circolazione.