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espropriazione per p.u.

 

TEMI degli articoli



Responsabilità della P.A. nella mancata conclusione di un procedimento espropriativo
In ragione dell’art. 40 e 41 del c.p., la condotta omissiva successivamente mantenuta da terzi è condizione concorrente sotto il profilo eziologico che non esclude la responsabilità di chi per anni è rimasto completamente inadempiente rispetto ai propri doveri d’ufficio.

Evento dannoso e nesso causale nella mancata conclusione del procedimento espropriativo
L'addebito del Sindaco di cui è accertata la responsabilità in ipotesi di mancata conclusione del procedimento, deve essere determinato tenendo conto del brevissimo (nel caso di specie poco più di sei mesi), periodo di tempo utile ad attivarsi, nell’ambito della residua permanenza in carica.

Attenuanti delle responsabilità nella mancata conclusione dell'esproprio: difficoltà finanziarie ed operative
In ipotesi di mancata conclusione del procedimento per essersi lo stesso arrestato senza che si potesse procedere alla determinazione e offerta dell'indennità, la dedotta mancanza di disponibilità finanziaria non è giustificazione eccepibile; si deve infatti ritenere che contravviene alla diligenza dell'amministratore dar luogo ad una procedura espropriativa senza verificare la sussistenza di disponibilità finanziarie o la possibilità di reperirne nell'immediato futuro.

Attenuanti delle responsabilità nella mancata conclusione dell'esproprio: il comportamento del privato
Nei piccoli comuni il sindaco - secondo il principio dell'id quod plerumque accidit - non può andare esente da responsabilità per culpa in vigilando, non potendosi sostenere l'applicabilità dell'esimente della buona fede di cui all'articolo 1, comma 1-ter, della L. 20/1994, nel testo introdotto dalla L. 639/1996.

Omessa conclusione del procedimento espropriativo: attenuanti ed esimenti
In ipotesi di danno conseguente alla mancata conclusione del procedimento, pur raggiunta la prova in ordine alla sussistenza del nesso causale, tuttavia la condotta omissiva dei soggetti responsabili (Sindaco e funzionario), non può essere ritenuta come la causa unica ed esclusiva dell’evento di danno, qualora nella fattispecie concorrano altri fattori incidenti sul nesso eziologico correlato al descritto pregiudizio.

Attenuanti per la mancata conclusione dell'esproprio: proroghe necessarie alla legalità
Le proroghe legali dell'occupazione non giustificano affatto l'inerzia degli amministratori e funzionari che abbiano fatto scadere i termini per la definizione del procedimento ma anzi l'accentuano rendendola ancora più odiosa ed intollerabile proprio perché ad amministratori e dipendenti è riconosciuto un maggior lasso di tempo per attivarsi e ultimare dette procedure.

Attenuanti per la mancata conclusione dell'esproprio: la durata del processo civile
Il danno erariale determinato deve essere sostanzialmente ridotto tenuto conto della durata del processo civile, cui deve attribuirsi il valore di causa sopravvenuta che ha concorso ad aggravare l’evento dannoso.

Termini di prescrizione del danno patrimoniale indiretto
La cessazione del rapporto di impiego non rileva quale termine di decorrenza della prescrizione del danno erariale, viceversa necessariamente legato all’insorgenza dell’evento lesivo del patrimonio dell’Ente, che può verificarsi anche a distanza di tempo dal comportamento del soggetto agente, purché realizzato durante il servizio.

Prescrizione del danno erariale: il pagamento del debito
Nella fattispecie avente ad oggetto un danno erariale c.d. indiretto, la prescrizione non può che decorrere dal momento dell'effettiva erogazione costituente danno erariale.

Interruzione della prescrizione del danno patrimoniale indiretto
Il termine quinquennale di prescrizione è interrotto dalla notifica del cd invito a dedurre; il predetto atto contiene quei requisiti di forma e sostanza (descrizione dei fatti contestati, manifestazione inequivoca della volontà di ottenere il ristoro del lamentato pregiudizio, l’intimazione di pagamento), alla cui ricorrenza la costante giurisprudenza lega l’efficacia interruttiva, a fini prescrizionali, dell’invito a rendere deduzioni ex art. 5 d.l. 453/93.

Responsabilità dei funzionari tecnici nella configurazione del danno erariale
Del danno conseguente alla mancata conclusione del procedimento sono responsabili i funzionari tecnici (responsabile dell’Ufficio tecnico e geometra incaricato per il “disbrigo delle pratiche espropriative”), che siano rimasti inerti rispetto ai doveri ed obblighi d’ufficio, nonostante gli ordini di servizio, omettendo di svolgere tutta l’attività istruttoria preliminare al completamento della pratica espropriativa.

Configurabilità del danno erariale nel procedimento di espropriazione: distinzione tra politici e tecnici
Nell'ambito di un procedimento complesso quale l'espropriazione per la realizzazione di opere pubbliche vi è la necessità di una interazione, ai fini del raggiungimento del fine voluto dalla legge, tra la componente politica e quella burocratica, da identificarsi nel  tecnico comunale  o in sua assenza del segretario comunale, tenuta alla predisposizione di tutti gli atti del procedimento preordinati all'emanazione del provvedimento finale.

Configurabilità del danno erariale e la c.d. «esimente politica»
La c.d. “scriminante politica” di cui all'art. 1, comma 1-ter, della L. n. 20/1994 non è applicabile nelle materie riservate agli organi di governo, nelle quali gli uffici amministrativi e tecnici della struttura abbiano espletato funzioni istruttorie o consultive o, comunque, di mero supporto strumentale.

Il ruolo del responsabile del procedimento (RUP) nel danno erariale
Il responsabile del procedimento (RUP) riveste un ruolo essenziale nello svolgimento dei rapporti tra stazione appaltante pubblica e imprese esecutrici dovendo coordinare attraverso  la direzione dei lavori l’esecuzione dell’opera, in rappresentanza  e nell’interesse della committente pubblica.

Condotta omissiva del Sindaco e danno erariale
Il comportamento del Sindaco che abbia omesso di compiere quegli atti propedeutici al perfezionamento del procedimento di esproprio nei tempi brevi e con modalità certe (artt. 12 e 13 legge n. 865/1971) e omesso di esercitare la funzione di vigilanza e di propulsione esigibile dal capo dell’amministrazione, è connotato da colpa grave.

Omessa conclusione del procedimento espropriativo e delega di funzioni agli Assessori
In materia espropriativa, le competenze dalla legge attribuite al sindaco ai fini di un tempestivo perfezionamento dei relativi procedimenti assumono un rilievo senz'altro determinante, con l'effetto che in caso di danno erariale indiretto ben può configurarsi il nesso di causalità tra la condotta omissiva del convenuto sindaco e il pregiudizio patrimoniale patito dall'ente.

Danno erariale: la responsabilità del sindaco secondo la normativa della Regione Calabria
L'art. 20 della L.R. n. 18/1993 determina che non sia conferente una delega da parte della giunta al presidente, essendo la competenza già individuata nella legge in capo a quest'ultimo. In secondo luogo, suddetta delega regola un vero e proprio trasferimento di competenze che attribuisce al vertice dell'ente i poteri decisionali di intervento. Ciò non può non determinare consequenzialmente la possibilità di una delega da parte del vertice dell'ente ad un proprio assessore.

La delega delle funzioni amministrative relative alle procedure espropriative (L.R. Campania 23/77)
Alla luce della L. n. 142/1990 e L. n. 81/1993 (e nel caso di specie artt. 1 e 2 L.R. Campania n. 23/1977), deve qualificarsi come antigiuridica la condotta tenuta dai sindaci che abbiano omesso di provvedere all’adozione degli atti necessari alla definizione, entro i termini legali, del procedimento espropriativo.

Il responsabile del buon andamento dell’Amministrazione comunale (L.R. Piemonte 56/77)
Nel regime di cui all’articolo 151 del T.U. delle Leggi comunali e provinciali, approvato con R.D. nr. 148 del 1915, ed articoli 96 e 106 del D.P.R. nr. 616 del 1977 e 71 della Legge Regionale del Piemonte nr. 56 del 1977, applicabili ratione temporis, il Sindaco era il responsabile esclusivo del buon andamento dei servizi resi dall’Amministrazione comunale e competente ad emanare direttamente i provvedimenti di esproprio per l’attuazione di opere di edilizia residenziale pubblica.

Danno erariale da omissione nel procedimento espropriativo
Venendo l'espropriazione ad incidere sul diritto di proprietà, costituzionalmente garantito, il relativo procedimento deve essere portato a termine nel rispetto delle condizioni formali e sostanziali, con la conseguenza che ogni colpevole inerzia o superficialità si configura come gravemente colposa.

Dolo e colpa grave nella mancata conclusione del procedimento espropriativo
Ai fini della configurazione della colpa grave, è necessaria non solo la violazione di obblighi di servizio ma anche la inesistenza di incertezze, di fatto e giuridiche, sul contenuto e sulla portata del precetto violato.

Definizione e natura del c.d. «danno erariale»
Costituiscono danno erariale le somme erogate in forza di sentenza civile di risarcimento danni per mancato completamento della procedura espropriativa e conseguente verificarsi di ipotesi di occupazione acquisitiva, a titolo di maggiori oneri finanziari per interessi legali, rivalutazione monetaria ovvero per la diversa quantificazione della dovuta misura “riparatrice” della privazione subita dal privato, non più intesa in chiave ristoratrice di matrice indennitaria, bensì risarcitoria.

Il danno erariale conseguente alla procedura di espropriazione per p.u.
Dal danno erariale deve essere decurtato l’importo liquidato a titolo di risarcimento del danno per la perdita di valore del reliquato trattandosi, al pari dell’indennità di esproprio, di somma comunque dovuta anche ove il procedimento espropriativo sia portato a termine. Per l’identica ratio decidendi deve, inoltre, sottrarsi la somma dovuta a titolo di occupazione legittima.

Il danno erariale e la «compensatio lucri cum danno»
In ipotesi in cui la richiesta risarcitoria in sede di giudizio contabile riguardi importi consistenti in oneri accessori (nel caso di specie conseguenti all'attualizzazione del credito spettante alla proprietà “espropriata” ovvero derivati dallo svolgersi di una procedura giudiziaria), non può trovare ingresso alcuna valutazione in termini di vantaggi conseguiti dalla collettività ex art. 1 comma 1 – bis L. n. 20/1994.

Mancata conclusione del procedimento espropriativo e danno erariale
L'obbligo di concludere il procedimento mediante un provvedimento espresso a’ sensi dell’art. 2 della L. 7 agosto 1990’ n. 241 incombe anche sul dirigente e sul funzionario competente, anche agli effetti della loro responsabilità disciplinare ed erariale.

Il danno erariale nell'acquisto del diritto di proprietà da parte della P.A.
Il valore venale dei beni, considerata voce di danno in quanto illecite le occupazioni acquisitive, non costituisce danno erariale alla luce dell'art. 39 L. n. 2359/1865 che ha trovato spazio a seguito della sentenza della Corte Cost. n. 5/1980. Il danno erariale, allora, è individuato nella rivalutazione delle somme costituenti il predetto valore dei beni più gli interessi e le spese giudiziarie e legali.

La configurazione del danno erariale nell'assegnazione dell'area a P.E.E.P.
Il danno può ritenersi sussistente sia nel caso che esso sia stato arrecato al Comune come Amministrazione, sia nel caso che esso sia stato arrecato al Comune come Comunità amministrata. Non può pertanto sostenersi la mancanza di danno conseguente a mancata conclusione del procedimento.

Quantificazione del danno erariale a seguito di procedimento civile
Sussiste la responsabilità del Sindaco per i danni consistenti nelle maggiori somme corrisposte dal Comune in seguito alla soccombenza dell'ente locale nel giudizio civile promosso dal proprietario del bene occupato, qualora lo stesso, pur a conoscenza dell'atto di citazione, non si sia costituito in giudizio e non abbia così potuto dimostrare la legittimità del procedimento di espropriazione; l'inerzia mantenuta non ha infatti consentito di definire diversamente l'originaria res litigiosa

Danno erariale per occupazione illegittima del bene privato
Non costituisce danno erariale la somma versata a titolo di imposta di registro per la registrazione di sentenza di condanna al risarcimento del danno da occupazione illegittima, in ragione della necessità di considerare quest’ultima quale vantaggio economico conseguito dalla P.A. Finanziaria.

Il potere sindacatorio del giudice contabile
Nel giudizio contabile l'organo giudicante non può né deve essere chiamato ad un’opera di supplenza probatoria delle carenze in tal senso emergenti dalla dedotta pretesa; ciò sia in conseguenza della palese genericità, contraddittoria e palmare insufficienza probatoria dell'atto scritto, introduttivo del giudizio, che dell’'assenza di apporto esplicativo in sede di udienza dibattimentale.

Il giudizio di revisione contabile: definizione e natura
La pluralità delle parti che sono convenute nel giudizio contabile corrisponde ad una complessità di rapporti processuali, tra loro scindibili, che perciò rimangono indipendenti; ne consegue che, in caso di morte di un litisconsorte necessario, determinandosi una causa di estinzione di uno dei predetti rapporti processuali, l'estinzione del processo deve essere dichiarata unicamente con riferimento a quel rapporto e non si estende all'intero processo.

Sospensione del giudizio contabile
La richiesta di sospensione del giudizio contabile assurge al rango di “necessità” solo allorché si ponga come mezzo per prevenire quel conflitto di decisioni che si manifesta quando il contenuto di una di esse rivela l’ingiustizia dell’altra, così risultando determinante l’accertamento della sussistenza di una condizione di indispensabile antecedenza sia logica che giuridica.