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TEMI degli articoli



Principio di parità di trattamento e non discriminazione
Il diritto dell’Unione Europea, e con esso anche quello italiano, nel promuovere la parità di trattamento e nel porre il divieto di discriminazione in materia di occupazione e di condizioni di lavoro fanno riferimento a caratteristiche protette nell’ambito di specifiche aree tematiche. In particolare le direttive europee e la normativa italiana che le recepisce vieta la discriminazione fondata su motivi di genere, razza, etnia, religione, convinzioni personali, handicap, età e tendenze sessuali.

Il licenziamento discriminatorio nell'ordinamento italiano
All’interno dell’ampio apparato sanzionatorio previsto per i casi di discriminazione sul lavoro tutela specifica è apprestata al licenziamento discriminatorio. Specifica in quanto lo strumento mediante il quale viene attuata minaccia l’esistenza stessa del rapporto di lavoro, ed impone un intervento ad hoc, che dovrebbe garantire la maggior efficienza ed efficacia possibile.

La flexicurity come prospettiva di tutela dei lavoratori
La flexicurity mira a garantire alla parte datoriale la facoltà di agire a seconda delle esigenze produttive senza eccessivi vincoli e controlli, ma al contempo fornisce al lavoratore una rete di sicurezza all’interno del mercato del lavoro costituita dalla possibilità di contare su supporti economici e soprattutto formativi tesi a favorire la rioccupabilità e l’agile reinserimento nel mercato anche con mansioni differenti.

La risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro
La legge 4 novembre 2010, n. 183 (c.d. Collegato Lavoro), approvata dalle Camere al termine di un farraginoso percorso parlamentare, nasce con l’obiettivo dichiarato di disincentivare il ricorso sistematico agli organi giurisdizionali in materia di diritto del lavoro.

Il regime sanzionatorio del licenziamento invalido
Il licenziamento disposto in mancanza di giusta causa o di giustificato motivo è illegittimo e ad esso sono applicabili l’art 8 della legge n. 604/1966 o, in alternativa, l’art. 18 della legge n. 300/1970.

Forma e procedura di attuazione del licenziamento
Il datore di lavoro che intende estinguere unilateralmente un determinato rapporto di lavoro è tenuto ad osservare alcune regole formali e procedimentali contenute negli articoli 2 della legge n. 604/1966 e 7 dello Statuto dei Lavoratori

L’impugnazione del licenziamento: ambito applicativo
L’illegittimità per difetto di giustificazione è solo una delle tipologie di invalidità che possono colpire l’atto unilaterale di recesso intimato da parte del datore di lavoro

Il nuovo regime di decadenze per l’impugnazione del licenziamento
Il comma 1 dell’articolo in esame sostituisce integralmente i primi due commi dell’art. 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, dettati in materia di impugnazione del licenziamento, con la seguente previsione: «Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione

Regime dei licenziamenti intimati prima dell’entrata in vigore del Collegato Lavoro
In mancanza di una norma disciplinante la fase transitoria, analoga a quella prevista ai commi 4, lett. b) e 7 dell’art. 32, si pone la questione dell’applicabilità della nuova disciplina del doppio regime di decadenza ai licenziamenti comunicati prima dell’entrata in vigore della legge .

La natura dell’atto di impugnazione e l’individuazione dei soggetti legittimati
Una prima questione che ha a lungo infiammato il dibattito dottrinale e diviso la giurisprudenza della Suprema Corte è quella relativa alla natura dell’atto di impugnazione impeditivo della decadenza di sessanta giorni di cui all’art. 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604.

Gli atti idonei alla impugnazione stragiudiziale: la spedizione della lettera raccomandata
La già evocata lacunosità della disciplina dell’impugnazione del licenziamento è alla base di una copiosa produzione giurisprudenziale riguardante l’idoneità di certi atti a rappresentare una valida forma di contestazione del recesso ai sensi dell’art. 6 della legge n. 604/1966.

L’impugnazione giudiziale del licenziamento
L’impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore nel termine decadenziale di sessanta giorni può avvenire anche direttamente in giudizio, ben potendo la volontà impugnatoria essere manifestata nel ricorso introduttivo del processo.

Revoca o rinuncia alla impugnazione
Il diritto del lavoratore di contestare o accettare il licenziamento è un diritto disponibile e rinunciabile.

Riflessi processuali della disciplina della impugnazione del licenziamento
Passando ad esaminare le ricadute sul piano processuale del regime decadenziale di cui all’art. 6 della legge n. 604/1966, in primo luogo, si deve dar conto della giurisprudenza che, ai sensi dell’art. 2969 c.c., esclude la rilevabilità d’ufficio dell’eccezione di decadenza, riferendosi questa ad un diritto disponibile

Atti impeditivi della decadenza dall'impugnazione del licenziamento
1. L’azione giudiziale | 2. Gli atti impeditivi della decadenza diversi dall’azione giudiziale: premessa | 3. (segue) La comunicazione della richiesta di tentativo di conciliazione | 4. (segue) La comunicazione della richiesta di arbitrato