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TEMI degli articoli



Discrezionalità della p.a. nella scelta dei beni da espropriare per opere pubbliche
L'individuazione delle modalità di realizzazione di un'opera pubblica o delle relative aree costituisce una scelta tecnico-discrezionale di stretto merito dell'Amministrazione, rispetto alle quali le posizioni dei privati sono necessariamente recessive. Per loro natura quindi tali determinazioni possono essere sindacate nel merito solo per palesi errori di fatto, abnormità e irrazionalità delle stesse.

Discrezionalità tecnica della p.a. nella scelta di come e perchè realizzare un'opera pubblica
Nei procedimenti preordinati all'approvazione del progetto di un’opera pubblica, le valutazioni di idoneità tecnica e gli apprezzamenti circa l'opportunità di una determinata soluzione in luogo di un'altra non devono necessariamente risultare dalla motivazione dei provvedimenti finali, essendo essi insiti negli atti progettuali e nelle determinazioni assunte nel corso della sequela procedimentale.

La realizzazione di un'opera pubblica: motivazioni sottese all'intervento
Le valutazioni sottese alla dichiarazione di somma urgenza dei lavori (artt. 146 e 147 D.P.R. 554/1999) appartengono alla sfera discrezionale della P.A. non necessitano di apposita motivazione e sono censurabili esclusivamente sotto i profili della palese irragionevolezza o del travisamento dei presupposti fattuali.

Discrezionalità della P.A. nella localizzazione dell'opera pubblica
Il connotato della discrezionalità amministrativa (nel caso di specie in merito alla localizzazione di opera pubblica), sussiste proprio nella possibilità rimessa al soggetto pubblico di optare, in un ambito circoscritto da norme, tra più soluzioni diverse. La decisione tra le varie possibilità avviene secondo il criterio, oramai consolidatosi anche in giurisprudenza dopo la felice intuizione dottrinaria che l’ha proposto, della valutazione comparativa tra gli interessi rilevanti.

Realizzazione di un'opera pubblica: dimensione degli espropri e delle occupazioni per p.u.
Le espropriazioni devono direttamente corrispondere a un interesse pubblico tanto più che essa avviene a titolo oneroso. La spesa perciò deve essere giustificata, per l’appunto, da un’utilità pubblica, altrimenti essa non ha ragione di essere.

La discrezionalità amministrativa nel governo dell'edilizia
È vero che la prescrizione che vieta nelle zone residenziali attività rumorose e moleste non vale in assoluto, poiché oltre alla tutela della funzione residenziale, devono ritenersi consentite attività confacenti o necessarie all’ordinato assetto di quartieri residenziali (come per esempio, uffici, negozi, autorimesse, parcheggi pubblici, studi professionali): tuttavia, non può ammettersi la presenza di un impianto produttivo del tutto avulso dal tessuto edilizio di zona di completamento

Discrezionalità amministrativa nella pianificazione e nella concessione demaniale
È legittimo il diniego di concessione di specchio acqueo per l'ormeggio di una imbarcazione da pesca qualora il provvedimento sia motivato sulla base della necessità di garantire che le operazioni di alaggio e varo effettuate su area adiacente avvengano in sicurezza.

La discrezionalità amministrativa nella pianificazione estrattiva
In sede di approvazione del piano delle cave, le scelte riguardanti le singole aree non abbisognano di una specifica motivazione, per la sua natura di atto generale, coinvolgente un elevato numero di destinatari e per l’interdipendenza reciproca delle previsioni interessanti le singole aree.

Discrezionalità amministrativa pura e tecnica
In ordine alle valutazioni tecniche, per consolidata giurisprudenza il sindacato di legittimità non può che limitarsi a verificare che l’attività posta in essere dalla P.A. non palesi, secondo la documentazione in atti, manifesta illogicità o travisamento dei fatti.

Discrezionalità amministrativa nel governo dei beni culturali
È vero che ragioni di migliore efficacia dell’azione amministrativa potrebbero sollecitare un intervento di imposizione del vincolo indiretto ravvicinato rispetto all’adozione del vincolo diretto, ma il fatto che il primo sia imposto a distanza di tempo dal secondo non è sufficiente, in paradossale direzione opposta, a ritenere il vincolo indiretto illegittimo.

La discrezionalità amministrativa nel governo del paesaggio
Valutazioni tecniche – come quelle dalle Soprintendenze in tema di tutela dei beni paesaggistici - possono essere sindacate esclusivamente nel caso in cui siano contrarie al principio di ragionevolezza tecnica.

Discrezionalità nella tutela del patrimonio culturale
Il giudice amministrativo, per non sostituirsi arbitrariamente alle valutazioni dell’Autorità preposta alla tutela del patrimonio culturale, deve verificare il corretto esercizio dei poteri spettanti a quest’ultima sotto il profilo della completezza dell’istruttoria, della effettiva sussistenza dei presupposti per provvedere, nonché dell’effettiva osservanza di criteri di proporzionalità e ragionevolezza.

Discrezionalità della P.A. nella classificazione delle strade
L'art. 2, co. 5, d. lgs. 285/1992 distingue le varie strade in statali, regionali, provinciali e comunali sotto il profilo funzionale, stabilendo in sintesi che appartenga ad una di dette categorie la strada che serve ad un dato scopo; diversamente, la classificazione in autostrade, extraurbane principali e secondarie, urbane di scorrimento o di quartiere e locale si basa non in dipendenza dalla funzione svolta, ma sulla base dei caratteri oggettivi dell'opera.

Discrezionalità della P.A. nel governo del paesaggio
La scelta del dove collocare l'opera pubblica è il frutto, anche, di una tipica discrezionalità amministrativa, coinvolgente la comparazione e ponderazione dell'interesse pubblico fondamentale con gli altri interessi, pubblici o privati, in gioco.

Possibili esclusioni non dettate dall’art. 10-bis legge 241/1990
Possibili esclusioni non dettate dall’art. 10-bis: materia edilizia, materie di competenza legislativa regionale, piani di lottizzazione, silenzio-diniego, diritto intertemporale e accesso ai documenti amministrativi

La comunicazione dei motivi ostativi
La comunicazione dei motivi ostativi costituisce il perno dell’art. 10-bis. Oltre a trarre da essa la propria rubrica, infatti, la disposizione dedica alla comunicazione quasi tutto il primo e parte del secondo e del terzo periodo.

Articolo 10 bis della legge 241/1990: la comunicazione dei motivi ostativi
Il contenuto della comunicazione consiste nei «motivi che ostano all’accoglimento della domanda» . L’analogia tra la formula adottata dall’art. 10-bis e il contenuto motivazionale del provvedimento non è sfuggita alla dottrina

Articolo 10-bis legge 241/1990: le osservazioni
Le osservazioni degli istanti sono regolamentate principalmente dal secondo periodo dell’art. 10-bis, per il quale «entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti» .

Articolo 10-bis legge 241/1990: negatività del provvedimento e obbligo motivazionale
La prima indicazione che l’art. 10-bis offre con riferimento al provvedimento si trova al primo periodo, laddove si fa espresso riferimento al solo «provvedi-mento negativo» .

Articolo 10-bis legge 241/1990: la mancanza del provvedimento. Silenzio-inadempimento, silenzio-assenso e silenzio-diniego
Simmetrica, per certi versi, all’ipotesi in cui il provvedimento non sia preceduto dal preavviso è l’ipotesi in cui il preavviso non sia seguito dal provvedimento. Analizzando alcune pronunce giurisprudenziali che si sono occupate di questo profilo, la dottrina ha riscontrato non poche interferenze tra l’art. 10-bis e le varie figure di silenzio conosciute dal nostro ordinamento.

Articolo 10-bis legge 241/1990: Il vero limite della comunicazione dei motivi ostativi
Nei suoi primi anni di vigenza, l’art. 10-bis è stato bersaglio di una fittissima schiera di critiche . A ben guardare, tuttavia, nessuna di esse coglie nel segno, perché non ve n’è una che non possa ritenersi astrattamente superabile in via ermeneutica. Il vero limite dell’art. 10-bis va dunque cercato altrove, e segnatamente nella cogenza che gli risulta attribuita dal dettato legislativo come interpretato dalla giurisprudenza già formatasi su questo tema.

Prima lettura dell’art. 10-bis L. 241/1990
Tra le numerose modifiche apportate alla legge sul procedimento amministrativo nel febbraio 2005 ha presto destato un certo stupore l’art. 10-bis, introdotto dall’art. 6 della legge di riforma e rubricato «comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza» .

La ratio dichiarata e le altre finalità dell'articolo 10-bis della legge 241/1990
è tesa ad introdurre un istituto procedimentale attraverso il quale ci si propone di limitare il contenzioso tra cittadino e pubblica amministrazione mediante la previsione di un ulteriore canale di comunicazione tra le parti precedente alla decisione finale

Le limitazioni di cui al quinto periodo dell'art. 10-bis legge 241/1990: i procedimenti previdenziali e le procedure concorsuali
Con l’intento di «trovare un contemperamento tra le esigenze di difesa e [...] di celerità dell’azione amministrativa» , l’ultimo periodo dell’art. 10-bis dispone che «le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle procedure concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e gestiti dagli enti previdenziali» .

L'illegittimità del provvedimento per violazione dell'art. 10-bis l. 241/1990
1. Premessa | 2. L’illegittimità del provvedimento per sua violazione dell’art. 10-bis | 3. L’illegittimità del provvedimento per vizi derivati