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L'interposizione di manodopera


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titolo:INTERMEDIAZIONE NELLA PRESTAZIONE DI LAVORO
anno:2015
pagine: 97
formato: pdf  
prezzo:
€ 20,00

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laureata in Giurisprudenza

Le ragioni che spingono l'impresa utilizzatrice ad avvalersi dell'interposizione di manodopera sono da ricondursi principalmente ad esigenze organizzative ed economiche.

Essa, infatti, si rivolge a soggetti dotati di competenze specifiche e certificate e, quindi, in grado di esercitare al meglio il servizio di ricerca di manodopera. Inoltre ciò comporta, per il richiedente, un notevole risparmio di tempo e anche di personale laddove possa evitare di dotarsi di un apparato di reclutamento delle risorse umane.
Tuttavia la dottrina ha messo in luce soprattutto il vantaggio economico dell'interposizione che non può che porsi in continuità con quello che si ottiene con l'esternalizzazione. Esso consiste nella facoltà di utilizzare prestatori esterni senza necessità di assumerli, con i benefici che possono derivarne (quali il minor costo del lavoro o la non applicazione, in caso di licenziamento, della tutela reale di cui all'art. 18 l. 20 maggio 1970, n. 300).
Anche le Agenzie per il lavoro ottengono un lucro dal servizio svolto. Nello specifico esse ricevono un compenso dalle imprese committenti la maggior parte del quale va a costituire la retribuzione corrisposta ai prestatori assunti. Non tutto però: la parte... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ...stituisce, appunto, il lucro che esse realizzano per la propria attività.

L'evoluzione normativa in tema di interposizione è segnata da tappe precise che formano un processo di lungo periodo e graduale.
Il primo di questi arresti è rappresentato dall'art. 2127 c.c. a norma del quale «E' vietato all'imprenditore di affidare a propri dipendenti lavori a cottimo da eseguirsi da prestatori di lavoro assunti e retribuiti direttamente dai dipendenti medesimi.
In caso di violazione di tale divieto, l'imprenditore risponde direttamente, nei confronti dei prestatori di lavoro assunti dal proprio dipendente, degli obblighi derivanti dai contratti di lavoro da essi stipulati».
La disposizione affronta il problema da un'ottica particolare. Da un lato si riferisce al solo lavoro a cottimo e, dall'altro, sanziona unicamente quella particolare condotta del datore che faccia dei propri dipendenti degli intermediari.
In questa prima fase il quadro normativo si compone di altri due tasselli.
Il primo è dato dalla l. 29 aprile 1949, n. 264. In particolare l'art. 7 sancisce che quella del collocamento è una «funzione pubblica». Inoltre l'art. 11 proibisce espressamente la mediazione privata ... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ...iti in cui è riservata a pubblici uffici. A presidio di questo divieto l'art. 27 prevede, infine, delle sanzioni penali.
La legge più importante in materia, però, è in questo periodo la l. 23 ottobre 1960, n. 1369 in parte dedicata al «divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro» . Si ritiene che il suo fine ultimo sia quello di consentire piena trasparenza in ordine alla figura del datore di lavoro attesi gli obblighi che gravano su questo .
A tale scopo essa si preoccupa di reprimere innanzitutto gli appalti considerati illeciti. E' vietati, infatti, l'appalto «di mere prestazioni di lavoro mediante impiego di manodopera assunta e retribuita dall'appaltatore o dall'intermediario, qualunque sia la natura dell'opera o del servizio cui le prestazioni si riferiscono ».
Fuori da questo ambito rimane un'area entro la quale il contratto di appalto di opere o servizi di cui all'art. 1655 c.c. si svolge lecitamente secondo la disciplina della stessa l. 23 ottobre 1960, n. 1369 . La normativa, quindi, si compone, oltre che di una pars destruens, anche di una pars construens.
Inoltre tale legge riprende quanto disposto dall'art. 2127 c.c.. Infatti essa proibisce anche l'attivit&a... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ...cui l'imprenditore assegni ad altri (non più necessariamente suoi dipendenti) l'esecuzione di opere che poi questi riassegnino a terzi .

Un'importante tappa dell'evoluzione normativa in materia è rappresentata dalla l. 24 giugno 1997, n. 196 ("Legge Treu").
Essa, infatti, segna una svolta verso il progressivo abbattimento del divieto assoluto di interposizione privata nelle prestazioni di lavoro. La dottrina rinviene le ragioni di questo cambiamento nelle necessità di adeguamento di una disciplina fissa alle innovazioni del mercato . Così, di fronte alle scelte aziendali di ammodernamento, anche il diritto del lavoro viene meno alla sua rigidità repressiva e si ammorbidisce .
Lo scopo dichiarato della normativa è quello di incentivare l'occupazione. Per quanto qui di interesse l'art. 1 introduce il «contratto di fornitura di lavoro temporaneo», vale a dire il lavoro ad interim. Esso permette ad un'impresa di avvalersi di lavoratori per un periodo di tempo limitato (ad esempio perché possa far fronte ad un picco della domanda). Questa li «affitta» da un intermediario che sia autorizzato ai sensi dell'art. 2 l. 24 giugno 1997, n. 196. Specularmente, l'intermediario realizza una (... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ...a lecita di somministrazione di manodopera.
Tale somministrazione si compone di due diversi contratti.
Con il primo l'Agenzia assume i prestatori d'opera. Di essi è datore di lavoro con tutte le conseguenze che ne derivano (obbligo di corrispondere la retribuzione, di far fronte alle prestazioni previdenziali ecc.).
Con il secondo la stessa Agenzia contrae con il fruitore delle prestazioni di lavoro. Quindi questi ed il prestatore non realizzano alcuna stipula formale anche se, in ultima istanza, è proprio tale rapporto ad avere rilevanza.
In ogni caso la dottrina ha osservato che la l. 24 giugno 1997, n. 196 non fa venire meno il divieto di appalto illecito di cui alla l. 23 ottobre 1960, n. 1369 ma si limita ad introdurre ad esso una eccezione .

La vera svolta in tema di interposizione di manodopera si ha con l'emanazione del d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276 ("Legge Biagi"). Essa si compie già sul piano semantico: si passa, infatti, dall'illecita "interposizione" alla lecita "somministrazione" .
La nuova terminologia non pone più al centro la posizione di terzo intermediario, ruolo svolto dalle Agenzie. Viene invece evocato il rapporto bilaterale tra somministrante e somministrato e si pone l'accent... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ...to finale del rapporto.
Per quanto attiene al merito della disciplina si può affermare che viene meno il carattere eccezionale dell'istituto il quale diventa, invece, parte integrante del sistema di reperimento della manodopera.


 
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