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«L'Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono» (Giuseppe Prezzolini)


Le due Italie.

Da una parte lavoro, passione, impegno, responsabilità, merito, libertà, democrazia, mercato, regole, interesse generale.

Dall'altra lobbismo, favori, privilegi, caste, mafie, oligarchie, condizionamenti, opportunismo, interessi particolari
.

I fessi ...

In Italia ci sono migliaia di editori che campano - come milioni di imprenditori e di lavoratori non assistiti di questo paese - con il proprio duro lavoro, lottando per sopravvivere in un mercato selettivo e spietato, e portando avanti la cultura con la sola forza della passione, in una congiuntura economica eccezionalmente difficile.


...  e i furbi

Ma in Italia ci sono anche editori privilegiati che prendono molti soldi dallo Stato. Stiamo parlando in svariati casi di 
milioni di euro all'anno. Spremuti ai contribuenti, e regalati a fondo perduto a questo o quell'editore, per fumosi motivi.

Alcuni di questi editori "con un posto al sole" fanno prodotti identici a quelli di molti altri editori "senza un posto al sole"; prodotti che potrebbero (e dovrebbero) stare sul mercato senza aiuti di Stato.

Altri editori grazie ai soldi dei contribuenti fanno prodotti che distribuiscono a tappeto per proselitismo confessionale o politico: se dovessero contare sulle vendite ai loro accoliti, farebbero ben poco proselitismo. Mentre a settori culturali di ben altro interesse comune, come la scuola pubblica, sono sottratte risorse vitali.

Infine sono finanziati dallo Stato persino organi di informazione, creando un antidemocratico cortocircuito tra politica e informazione, un perverso intreccio di interessi economici e di condizionamenti reciproci tra chi dovrebbe raccontare il sistema e il sistema che dovrebbe essere raccontato.

E guai a toccare i privilegi della casta degli editori foraggiati: strillano subito all'attentato alla libertà di cultura ... la loro, naturalmente.

Il motivo di questi privilegi è evidente: l'editore diffonde informazione, cultura, contribuisce a formare le opinioni, libera le menti. Degli elettori. E dunque l'editore non è un mestiere indifferente ai politici. 


È "libertà" di cultura quella di editori mantenuti economicamente dal potere?  

È "libertà" di mercato quella in cui una casta di editori privilegiati fa concorrenza sleale agli altri grazie a finanziamenti a fondo perduto?
 
l'intreccio economico editoria-politica è un grave vulnus alla democrazia
le sovvenzioni ad alcuni editori mettono fuori mercato i loro concorrenti
per liberare la cultura bisogna cessare privilegi e concorrenza sleale

Compra solo da editori liberi che non ricevono denaro pubblico e non devono ringraziare nessuno, tranne i loro clienti.
 
Non comprare da editori mantenuti dallo Stato: hai già dato (con le tue tasse). Non nutrirti di informazione prezzolata.
 
Compra solo libri professionali digitali: infinitamente più comodi, pratici ed ecologici di quelli cartacei.