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Il distacco del lavoratore


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titolo:INTERMEDIAZIONE NELLA PRESTAZIONE DI LAVORO
anno:2015
pagine: 97
formato: pdf  
prezzo:
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laureata in Giurisprudenza

Il d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276 prevede che il distacco «si configura quando un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l'esecuzione di una determinata attività lavorativa».

Questa definizione generale dell'istituto è recente. Prima di essa, infatti, non esisteva una disciplina del distacco bensì alcune normative particolari. Di queste la più importante era quella dettata per il settore del pubblico impiego nel quale il distacco assumeva il nome di "comando" (d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, art. 57 e 58).

L'ammissibilità ed i tratti essenziali dell'istituto si dovevano, quindi, all'elaborazione pretoria. La Suprema Corte, nello specifico, elaborò i due requisiti richiesti dall'attuale disciplina:
- l'interesse del distaccante;
- la temporaneità del distacco.

Se si considera la lettera dell'art. 30 d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276 si ricava che la determinazione della durata del distacco può anche non essere fissata a priori atteso che deve essere ancorata alla sussistenza dell'altro requisito, l'interesse del distaccante. In ogni caso il concetto di "tem... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...rave;" sembra fare riferimento all'esigenza che il distacco non sia definitivo ma destinato a venire meno. Se così non fosse la fattispecie potrebbe mascherare forme di interposizione che, nonostante l'abrogazione della l. 23 ottobre 1960, n. 1369, si possono ritenere ancora vietate.

In ordine all'interesse del distaccante alcuni autori ritengono che esso si identifichi con le «comprovate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive» che, ai sensi dell'art. 30 co. 3 d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, legittimano allocazioni in sedi situate a più di 50 km da quella di partenza. Tuttavia, tale affermazione è discutibile. Essa porta a considerare superfluo il comma da ultimo citato, come riconosciuto dalla stessa dottrina. Ciò che non accade, invece, se si riconosce al concetto di interesse del distaccante un ambito di operatività più ampio rispetto a quello proprio dei citati requisiti di cui al comma 3, che sembrano esserne una specificazione.

Si consideri, infine, che se il distacco determina una modifica delle mansioni cui è adibito il prestatore questi deve consentirvi.


 
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