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IL CODICE DELLE CONCESSIONI DEMANIALI

DEMANIO E PATRIMONIO --> CONCESSIONE E AUTORIZZAZIONE --> CONCESSIONE DI TERRENO AGRICOLO

Per l'applicazione della normativa in materia di patti agrari ad un bene demaniale fatto oggetto di concessione a terzi non è sufficiente che l’oggetto del rapporto sia «agrario», occorrendo, al contrario, la compatibilità dell’attività svolta con la natura del bene e con gli interessi pubblici (monumentali, ambientali, ecc.) che impongono il mantenimento della completa integrità del bene stesso.

La scelta dell'amministrazione proprietaria di terreni coltivati di consentire la prosecuzione dei rapporti in essere fino al termine dall’annata agraria (anziché procedere all'immediato recupero dei beni) può trovare il proprio fondamento giuridico nell’art. 47 della L. 3 maggio 1982, n. 203, il quale prevedeva (prima della sua abrogazione oggi disposta con l’art. 34 del D. Lgs. 1° settembre 2011, n. 150), che il rilascio dei fondi coltivati poteva avvenire solo al termine dell’annata agraria, che si conclude, in base al disposto dell’art. 39 della stessa legge, il 10 novembre.

E' illegittima la pretesa del Comune di ottenere la reintegra delle terre civiche coltivate prima della conclusione dell'annata agraria (che si conclude il 10 novembre) se la fissazione di tale data si pone in contrasto con gli atti pregressi assunti dallo stesso Comune e dalla Regione.

Ai fini della concessione di terreni agricoli demaniali, la qualifica di coltivatore diretto o di piccolo imprenditore agricolo non dipende dall’età ma dall’iscrizione nella Sezione delle imprese e dalla capacità di condurre l’azienda direttamente, anche con un apporto di manodopera personale di almeno 1/3 di quello occorrente, con l’ausilio dei mezzi meccanici (cfr. art. 6 legge 203/1982). Non rileva, pertanto, che il soggetto sia pensionato, essendo sufficiente la titolarità e la materiale conduzione dell'azienda agricola.

Colui che riceve l'assegnazione di un terreno agricolo per coltivarlo al fine del sostentamento proprio e della sua famiglia non ha il possesso del bene, ma solo la detenzione.

Il Comune proprietario dei beni assegnati ai coltivatori diretti ne mantiene il possesso fino ad eventuali atti di interversione, con la conseguenza che può usucapire.

Laddove la convenzione di concessione di terreni agricoli presupponga la qualifica di imprenditore agricolo in capo al concessionario e questo venga a mancare, i soci, a meno che non siano imprenditori agricoli a loro volta, decadono dalla concessione.

Essendo notorio che le direttive CEE impongono la riduzione dell’allevamento bovino, è illegittimo il provvedimento che sanziona la scelta, operata dell'assegnatario di terreni agricoli,... _OMISSIS_ ...