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Requisiti per potere definire una strada ad «uso pubblico»
La presenza di assi viari su cui si aprono vicoli ciechi, l'assenza di limitazioni all’accesso di pedoni e veicoli, la presenza di opere urbanizzative (servizi di acquedotto, illuminazione), lo svolgimento dei servizi comunali di spazzatura e raccolta rifiuti e l'incontestata assunzione a carico dell’amministrazione comunale dei lavori di manutenzione, integrano una presunzione di assoggettamento all'uso pubblico, in termini di gravità, precisione e concordanza dei convergenti indici fattuali

Titoli idonei a fondare una servitù di uso pubblico su una strada
La prova della servitù di uso pubblico di una strada il cui sedime non appartenga ad un Ente pubblico non può essere desunta da un mero uso pubblico ma richiede un atto pubblico o privato o l’intervento della usucapione ventennale.

Danno da insidia stradale: presupposti e decorrenza della responsabilità della P.A. (art. 2051 Codice Civile)
Nel caso in cui la strada in cui è avvenuto il sinistro appaia come appartenente ad un ente, ma in realtà sia di proprietà di altro ente, il termine di prescrizione della domanda di risarcimento del danno nei confronti di quest'ultimo decorre dal giorno in cui il danneggiato è venuto a conoscenza del "vero" ente proprietario. Questo in applicazione del principio dell'apparenza e dell'affidamento incolpevole.

Principio di autoresponsabilità nel danno da insidia stradale
L'apparente normalità del marciapiede su cui transita un pedone esclude ogni concorrente o esclusiva responsabilità dello stesso nella produzione del sinistro.

Danno da insidia stradale: demanialità del bene ed ente responsabile
Per quanto concerne le strade aperte al traffico, l'ente proprietario (o il concessionario) si trova in una situazione che lo pone in grado di sorvegliarle, di modificarne le condizioni di fruibilità, di escludere che altri vi apporti cambiamenti, situazione che, a ben vedere, integra proprio lo status di custode e quindi la possibilità di ipotizzare in caso di danno all'utente una responsabilità ex art. 2051 c.c..

Danno da insidia stradale: l'acqua piovana
Colui che ha in gestione la rete fognaria è responsabile dei danni da allagamento dei locali che si verificano in conseguenza della grande quantità di acqua piovana non defluita a causa della ostruzione delle caditoie a servizio della strada (ostruzione dovuta alla mancata opera di pulizia delle stesse) e dal blocco delle griglie bloccate dall'asfalto del manto stradale.

Responsabilità dell'insidia rappresentata dalla presenza di rami, alberi e foglie sulla strada
Il fatto che gli alberi posti ai margini della strada siano stati potati pochi mesi prima del fatto esclude la possibilità di imputare all'ente proprietario una qualsivoglia negligenza nella manutenzione, con la conseguenza che l'improvvisa caduta di un ramo sulla strada integra gli estremi del caso fortuito ed esclude pertanto la responsabilità civile del custode.

Risarcimento dei danni riportati per la presenza di animali sulla strada
In tema di danni da fauna selvatica, l'ente proprietario della strada è responsabile per la mancata apposizione dell'apposita segnaletica qualora la Regione, responsabile per il controllo della fauna, gli segnali che in quel tratto di strada vi sia la diffusa presenza di fauna selvatica e/o che vi siano stati state frequenti collisioni tra di essa e veicoli a motore.

Responsabilità per la caduta causata da condizioni anomale del manto stradale
Sussiste la responsabilità dell'ente pubblico proprietario della strada in caso di caduta causata dalle condizioni anomale nelle quali si trovava il bene pubblico, tali da costituire oggettivamente un pericolo per i pedoni che in quella zona potevano legittimamente usare la sede viaria per l'attraversamento sulle strisce pedonali.

Figure sintomatiche della responsabilità della p.a. per danno da insidia stradale
Riguardo ai beni demaniali, l'uso generalizzato e la notevole estensione possono essere indici di mancanza di potere di controllo, così come, al contrario, l'ubicazione di una strada del demanio comunale all'interno del centro abitato induce a ritenere la possibilità dell'effettivo controllo; si tratta peraltro di "indici sintomatici" rispettivamente dell'impossibilità o della possibilità di controllo sul bene, che tuttavia richiedono una verifica riservata, in concreto, al giudice di merito.

Danno da insidia stradale ed esclusione della responsabilità della P.A. (art. 2051 Cod. Civ.)
In tema di responsabilità civile per danni cagionati da cose in custodia, per aversi caso fortuito occorre che il fattore causale estraneo al soggetto danneggiale abbia un'efficacia di tale intensità da interrompere il nesso eziologico tra la cosa custodita e l'evento lesivo, ossia che possa essere considerato una causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l'evento.

La manutenzione delle strade pubbliche
Ai sensi dell’articolo 14 del Codice della strada, spetta agli enti proprietari (e ai concessionari delle autostrade) provvedere alla loro manutenzione, gestione e pulizia, comprese le loro pertinenze e arredo, nonché attrezzature, impianti e servizi e, quindi, non limitatamente al solo nastro stradale, ma anche alle piazzole di sosta, onde siano garantite la sicurezza e la fluidità della circolazione.

La responsabilità del terzo nel danno da insidia stradale
In tema di responsabilità della PA per la c.d. insidia e trabocchetto è possibile distinguere tra casi in cui il pericolo occulto sia effettivamente riconducibile alla sfera di controllo dell'ente proprietario o concessionario della strada, in cui un comportamento colposo dell'ente è immediatamente individuabile, e casi in cui, al contrario, la fonte del pericolo non sia riconducibile in via diretta all'ente gestore della strada, ma, ad esempio, ad un terzo.

Responsabilità del danno da insidia stradale: la base normativa dell'art. 2051 Codice Civile
L'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell'art. 2051 c.c., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse in modo immanente alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, indipendentemente dalla sua estensione, salvo che dia la prova che l'evento dannoso era imprevedibile e non tempestivamente evitabile o segnalabile.

Il demanio tratturale
I tratturi in quanto direttamente strumentali alle funzioni concernenti il demanio armentizio trasferite alle Regioni costituiscono demanio pubblico regionale.

Demanio e patrimonio pubblico: gli impianti pubblicitari stradali
Il provvedimento abilitativo alla collocazione del mezzo pubblicitario è provvedimento tipizzato previsto a tutela di interesse distinto da quello che caratterizza l'imposta sulla pubblicità e segnatamente a tutela dell'amministrazione e della gestione del suolo pubblico.

Normativa per l'appalto di lavori pubblici
Il capitolato speciale di appalto costituisce, per tutti gli aspetti tecnici, il riferimento normativo per eccellenza del contratto di appalto per l’esecuzione dei lavori pubblici, senza che il contenuto possa essere modificato facendo rimando al contenuto di atti extracontrattuali, come agli allegati del progetto dei lavori, salvo per quelli espressamente richiamati da quest'ultimo.

Competenza sulla sdemanializzazione di un bene
Mentre l’affermazione della demanialità non è affatto condizionata dalla definizione di alcun procedimento amministrativo, assumendo rilievo la mera situazione di fatto anche nel profilo ambientale, all’opposto la cessazione della demanialità è sempre subordinata allo specifico procedimento di sdemanializzazione avente pertanto carattere costitutivo.

L'istituto giuridico della sdemanializzazione tacita
La sdemanializzazione di un bene può essere anche tacita, indipendentemente da un provvedimento formale della P.A., purché risulti da atti univoci e concludenti, incompatibili con la volontà della P.A. di conservarne la destinazione demaniale.

Distinzione tra beni demaniali e patrimoniali
La disciplina positiva dei beni pubblici risiede ancora, almeno nelle sue linee fondamentali, nel codice civile, divide i beni pubblici, ossia i beni "appartenenti allo Stato, agli enti pubblici e agli enti ecclesiastici", in tre categorie: beni demaniali, beni patrimoniali indispensabili e beni patrimoniali disponibili.

Espropriazione dei beni appartenenti al demanio e patrimonio dello Stato
La variante urbanistica che localizza un’opera pubblica su un’area demaniale non produce un vincolo espropriativo a carico del demanio, ma si può interpretare come una proposta di utilizzazione del bene demaniale subordinata all’assenso dell’ente gestore e al rispetto della consistenza e della destinazione del bene stesso. La verifica di tali condizioni è normalmente assicurata attraverso lo strumento della concessione demaniale, che si colloca tra la scelta urbanistica e l'esecuzione dei lavori

Responsabilità della P.A. nella custodia dei beni demaniali
La discrezionalità, e la conseguente insindacabilità da parte del G.O., dei criteri e mezzi con i quali la P.A. realizza e mantiene un'opera pubblica, trovano limite nell'obbligo della P.A. medesima di osservare, a tutela dell'incolumità dei cittadini e dell'integrità del loro patrimonio, le specifiche disposizioni di legge e di regolamento disciplinanti quelle attività, nonché le comuni norme di diligenza e prudenza.

Beni demaniali: spoglio ed utilizzazione
Su chi si avvale di una speciale autorizzazione avente ad oggetto l’utilizzazione di un bene demaniale oggetto di speciale regolamentazione da parte della competente Amministrazione grava uno specifico onere informativo, avente ad oggetto gli atti regolativi dalla stessa adottati (nella specie in punto di sosta e circolazione dei veicoli all'interno del porto).

Pianificazione delle occupazioni di suolo pubblico
Il Piano di tutela delle acque è un piano di settore che ha natura giuridica mista nella misura in cui è atto generale, relativamente a determinati profili e provvedimento puntuale in relazione ad altri.

La valorizzazione dei beni immobiliari pubblici
Le disposizioni dell'art. 27 d.l. 201/2011 conv. in legge 214/2011 in materia di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico sono riconducibili alla materia «coordinamento della finanza pubblica».

Concessione in godimento dei beni appartenenti al patrimonio disponibile
I beni del patrimonio disponibile sono riconducibili al regime di appartenenza del diritto comune, ferma restando la rilevanza (indiretta) di alcune regole di organizzazione amministrativa della gestione dei beni o di particolari principi di trasparenza contrattuale in relazione alle attività di alienazione (si pensi alle regole in materia di “dismissioni immobiliari”).

Il patrimonio indisponbile ovvero i beni destinati a pubblico servizio
L'appartenenza di un bene al patrimonio indisponibile dipende non solo dalla esistenza di un atto amministrativo che lo destini ad uso pubblico, ma pure dalla concreta utilizzazione dello stesso a tale fine.

Dismissione dei beni dal patrimonio indisponibile
L’appartenenza al patrimonio indisponibile cessa se viene meno la destinazione del bene all’immediata ed effettiva soddisfazione del pubblico servizio.

Caratteristiche dei beni appartenenti al patrimonio indisponbile
Affinché un bene non appartenente al demanio necessario possa rivestire il carattere pubblico proprio dei beni patrimoniali indisponibili in quanto destinati ad un pubblico servizio, deve sussistere il doppio requisito (soggettivo ed oggettivo) della manifestazione di volontà dell'ente titolare del diritto reale pubblico da cui risulti la specifica volontà di destinare quel determinato bene ad un pubblico servizio, e l'effettiva ed attuale destinazione ad esso.

La procedura di riscatto degli impianti di pubblico servizio
L’art. 24 del r.d. 15 ottobre 1925 n. 2578, secondo cui il potere di riscatto degli impianti per l'esercizio diretto dei pubblici servizi deve essere esercitato con il preavviso di un anno, trova applicazione per le concessioni di servizi già affidati ai privati che vengono a risolversi prima della naturale scadenza contrattuale.

Categorie di beni appartenenti al patrimonio indisponibile
Alloggi di servizio, alloggi per sfollati, aree peep, beni sanitari, caserme, cave, impianti sportivi ed altri beni appartenenti al patrimonio indisponibile

Responsabilità della p.a. per i danni causati dalla fauna selvatica
Il danno cagionato dalla fauna selvatica non è risarcibile in base alla presunzione stabilita nell'art. 2052 c.c., inapplicabile con riguardo alla selvaggina, il cui stato di libertà è incompatibile con un qualsiasi obbligo di custodia da parte della P.A., ma solamente alla stregua dei principi generali della responsabilità extracontrattuale di cui all'art. 2043 c.c..