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PIANIFICAZIONE URBANISTICA E COMMERCIALE

dalla Direttiva «servizi» all’esperienza regionale


editore: Exeo
collana: diritto e pratica amministrativa
numero in collana: 1
isbn: 978-88-97916-81-9
sigla: GC02
categoria: MONOGRAFIE
tipologia: guida operativa
genere: annuario/agenda/rivista
altezza: cm 24
larghezza: cm 17
funzioni permesse: stampa=SI - copia incolla=SI
protezione: digital watermarking
disponibità: illimitata
destinatari: professionale accademico
soggetto: diritto
consigliato da :   
 
prezzo:
€ 25,00

leggi i seguenti brani : La Direttiva 2006/123/CE: origine, principi e dinamiche
La Direttiva 2006/123/CE: caratteristiche, legislazione di recepimento e ambito di applicazione
La Direttiva "servizi": la libertà di stabilimento dei prestatori
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La «Strategia di Lisbona» puntava al rafforzamento del mercato interno e mirava a rimuovere gli ostacoli agli scambi di beni e servizi assicurando che la legislazione europea si attuasse correttamente. Tra le priorità elaborate dal Consiglio si inserisce anche l’«integrazione dei mercati dei servizi», infatti, si rilevò come la circolazione dei servizi fosse ostacolata da importanti differenze ancora esistenti tra le legislazioni degli Stati membri. Nel 2006, quindi, viene adottata la Direttiva Servizi, la quale si basa fondamentalmente su quattro pilastri: facilitare la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi nell’UE; rafforzare i diritti dei destinatari dei servizi in quanto utenti di tali servizi; promuovere la qualità dei servizi; stabilire una cooperazione amministrativa effettiva tra gli Stati membri.
Obiettivo della Direttiva servizi è creare un vero mercato dei servizi attraverso l’eliminazione delle barriere allo sviluppo del settore perseguendo la semplificazione normativa e amministrativa della regolamentazione e delle procedure e delle formalità relative all’accesso e allo svolgimento delle attività di servizio. Principale strumento è la limitazione dell’obbligo di autorizzazione preliminare alle attività di servizio, sostituendolo con istituti semplificati, e la previsione di requisiti per l’accesso all’attività, nei casi giustificati da «motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza, sanità pubblica o tutela dell’ambiente». Caratteristiche della Direttiva sono: vocazione orizzontale; offrire uno strumento quadro; codificare la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE; completare le altre disposizioni di diritto comunitario.
Il percorso normativo in tema di disciplina urbanistica e commerciale si può riassumere per tappe salienti: la prima è rintracciabile nella legge del 1971; la successiva è data dal decreto Bersani I. Si inserisce, poi, la riforma del Titolo V della Costituzione che ha modificando la distribuzione delle competenze legislative tra Stato e Regioni. Successivamente si pone il primo intervento normativo pro-concorrenziale attuato con il noto «decreto Bersani II» che individua in via prioritaria le regole urgenti a tutela della concorrenza nel settore della distribuzione commerciale. Con d.lgs. n. 59/2010, il legislatore italiano recepisce la Direttiva servizi, poi modificato dal recente d.lgs. n. 147/2012. Si sono poi succeduti numerosi interventi normativi a cura del Governo Monti volti ad apportare aggiustamenti alla normativa.
Secondo la recente giurisprudenza del Consiglio di Stato la disciplina urbanistica è tale per cui, rispondendo all’esigenza superiore di assicurare un ordinato assetto del territorio, può porre limiti agli insediamenti degli esercizi commerciali. La diversità degli interessi pubblici tutelati impedisce di attribuire in astratto prevalenza al piano commerciale rispetto al piano urbanistico proprio perché le previsioni commerciali devono attuarsi in coerenza con le scelte operate per la pianificazione territoriale con lo strumento urbanistico. Il potere di pianificazione deve essere inteso secondo un concetto di urbanistica che realizzi finalità economico-sociali della comunità locale, in armonia con analoghi interessi di altre comunità territoriali, regionali e dello Stato, nel quadro di rispetto e attuazione di valori costituzionali.
La vecchia disciplina veneta del commercio è stata abrogata dalla nuova l.r. n. 50/2012, peraltro già impugnata di fronte alla Corte costituzionale dal Consiglio dei Ministri con ricorso n. 36/2013. In attuazione della recente normativa è stato adottato il R.r. n. 1/2013, rubricato «Indirizzi per lo sviluppo del sistema commerciale», nel quale sono state recepite buona parte delle istanze presentate da categorie, ANCI e Comuni capoluogo in Terza Commissione Consiliare, in coerenza ai principi di recupero e valorizzazione dei centri storici e delle aree urbane dismesse e degradate e la limitazione al minimo del consumo di territorio. L’essenza dello spirito innovativo del R.r. sta nell’introduzione del c.d. «approccio sequenziale» come criterio della pianificazione locale volto a promuovere la vitalità economica dei centri urbani.
L’ossatura della normativa regionale toscana del commercio era costituita dalla l.r. 17 maggio 1999, n. 28 e dalla l.r. 4 febbraio 2003, n. 10. L’entrata in vigore del nuovo titolo V della Costituzione, nel 2001, ed il conseguente mutato assetto delle competenze in materia di commercio portarono il legislatore regionale ad emanare la l.r. 7 febbraio 2005, n. 28 recante «Codice del commercio». Successivamente sono state introdotte altre modifiche al Codice con cadenza assai frequente, ed in particolare, a seguito del primo decreto “Monti”, venne approvata la l.r. 28 settembre 2012, n. 52 con cui si effettua una rivoluzione copernicana per quanto riguarda il regime di autorizzazione all’apertura delle superfici commerciali, poi modificata dalla l.r. 5 aprile 2013, n. 13.
Analisi della normativa comunitaria, nazionale e regionale in materia di pianificazione urbanistica e commerciale. Il testo parte da un approfondimento sulla Direttiva Bolkestein 2006/123/CE recepita nel 2010 dall’Italia che ha impresso un forte cambiamento alla normativa nazionale in materia di servizi. L’elaborato, infatti, ricostruisce la legislazione sul punto partendo dall’originaria legge del commercio del 1971 per poi esaminare i recenti interventi normativi in attuazione della disciplina comunitaria (decreti Monti), volgendo, poi, lo sguardo al piano regionale con particolare attenzione all’analisi della recente disciplina regionale sul commercio adottata dalla Regione Veneto (L.r. n. 50/2012 e R.r. n. 1/2013) e dalla Regione Toscana (ll.rr. 52/2012 e 13/2013).

L’opera propone l’evoluzione normativa in materia di pianificazione commerciale e urbanistica. In essa vengono esaminati i rilevanti interventi normativi del settore sia a livello comunitario che, a cascata, a livello nazionale e regionale. In quest’ultimo caso viene analizzato, nello specifico, l’approccio sequenziale adottato dalla Regione del Veneto e introdotto con la nuova legge regionale n. 50 del 2012 e il relativo regolamento regionale n. 1 del 2013.

Per quanto riguarda il diritto comunitario, il primo capitolo costituisce un approfondimento avente ad oggetto l’importante Direttiva 2006/123/CE, meglio conosciuta come Direttiva servizi; esso si suddivide in quattro sezioni.
Nella prima, viene ricostruito il quadro politico europeo che ha visto la nascita e la successiva approvazione di detto importante intervento normativo comunitario, per poi soffermarsi maggiormente sui caratteri salienti della Direttiva, sul suo recepimento e sull’ambito di applicazione.
Nella seconda sezione viene affrontata la questione della libertà di stabilimento del prestatore affrontando il tema dei regimi e delle procedure di autorizzazione e delle restrizioni territoriali o quantitative.
Infine, nella quarta ed ultima sezione ci si occupa della libera prestazione dei servizi e del principio del Paese d’origine.

Il secondo capitolo dell’Opera riguarda, invece, il piano nazionale della normativa in tema di commercio e di sviluppo dello stesso anche alla luce della riforma del Titolo V della Carta Costituzionale, dapprima con un rapido esame dell’evoluzione della disciplina in Italia fino ad approdare al recepimento della Direttiva servizi del 2010, delle successive modifiche del 2012 e dei numerosi interventi normativi di urgenza che si sono susseguiti negli ultimi due anni. In particolare si è trattato delle modifiche introdotte dalla c.d. «manovra di Agosto» dell’allora Governo Berlusconi e dai vari decreti del Governo Monti, noti ai più come decreto «salva Italia», «cresci Italia», «semplifica Italia». Infine, si è dato uno sguardo alla giurisprudenza in materia, riassumendo brevemente l’evoluzione del rapporto tra pianificazione urbanistica e programmazione commerciale, prima, e redigendo una schematica rassegna della recente giurisprudenza sul punto.

Infine, nel terzo capitolo, è stato affrontato il discorso relativo al recepimento da parte delle Regioni della normativa di matrice comunitaria e del loro adeguamento alla stessa. Pertanto, ponendo maggiore attenzione alla disamina della nuova legge regionale del Veneto n. 50 del 2012, «Politiche per lo sviluppo del sistema commerciale nella Regione del Veneto», sia per quanto concerne l’ambito di applicazione che per gli interventi commerciali di rilevanza regionale e le previsioni transitorie per gli insediamenti di medie e grandi strutture di vendita nel Veneto. Inoltre, viene trattato il recentissimo regolamento regionale 21 Giugno 2013, n. 1, rubricato «Indirizzi per lo sviluppo del sistema commerciale (articolo 4 della legge regionale 28 dicembre 2012, n. 50)» (di seguito Regolamento), pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto n. 53 del 25 Giugno 2013 ed è entrato in vigore il giorno 26 Giugno 2013, adottato in attuazione di quanto previsto dalla Legge regionale del 28 Dicembre 2012, n. 50 e, specificatamente, in esecuzione degli artt. 4, 21, 22 e 26.
Un’ultima sezione è dedicata alla disciplina regionale sul commercio della Regione Toscana disciplinata dai recenti interventi normativi necessari per l’adeguamento alla normativa comunitaria (L.R. 28 settembre 2012, n. 52 e dalla l.r. 5 aprile 2013, n. 13).
INTRODUZIONE
CAPITOLO I
DIRETTIVA 2006/123/CE
SEZIONE I
GENERALITÀ
1.    La strategia di Lisbona e il mercato unico dei servizi
2.    Origine e approvazione della Direttiva servizi
3.    La proposta «Bolkestein» e la Direttiva 2006/123/CE
4.    La Direttiva servizi e i principi del diritto comunitario
5.    Obiettivi e caratteristiche essenziali della Direttiva 2006/123/CE
6.    Legislazione di recepimento
7.    Ambito di applicazione della Direttiva.
8.    Attività e servizi esclusi dall’ambito di applicazione della Direttiva servizi
9.    Prestatori interessati
10.    Requisiti interessati
SEZIONE II
LIBERTÀ DI STABILIMENTO DEI PRESTATORI
11.    Cenni generali
12.    Regimi e procedure di autorizzazione
13.    Restrizioni quantitative o territoriali: requisiti da valutare
SEZIONE III
LIBERA PRESTAZIONE DEI SERVIZI
14.    I principi generali della giurisprudenza comunitaria in materia di libera prestazione dei servizi
15.    Il principio del Paese di origine
CAPITOLO II
QUADRO NORMATIVO ITALIANO
16.    Il nuovo art. 117 della Costituzione e la «tutela della concorrenza»
17.    Riparto delle competenze tra Stato e Regioni nel quadro costituzionale
18.    La disciplina del commercio nel tempo. Recepimento della Direttiva 2006/123/CE: passaggio obbligato di un lungo percorso
19.    Il decreto di recepimento della Direttiva 2006/123/CE: D.Lgs. n. 59/2010
20.    Libertà di stabilimento ed eliminazione dei regimi autorizzativi. La libera prestazione dei servizi
21.    Ulteriori tappe del lungo percorso verso l’effettiva liberalizzazione: la c.d. «Manovra di Agosto»
22.    Decreto legge n. 201del 2011, decreto c.d. «salva Italia» e la tutela dell’«ambiente urbano»
23.    Decreto legge n. 1 del 2012: decreto c.d. «cresci Italia»
24.    Il Decreto Legge n. 5 del 2012 e il Decreto Legislativo n. 147 del 6 Agosto 2012
25.    Rapporto tra disciplina urbanistica e pianificazione commerciale
26.    Quadro giurisprudenziale sul rapporto tra pianificazione urbanistica e commerciale
CAPITOLO III
LA NORMATIVA REGIONALE
27.    Attuazione da parte delle Regioni della Direttiva servizi
§§
SEZIONE I
IL CASO VENETO
28.    Legge regionale del Veneto n. 50 del 21 Dicembre 2012
29.    Legge regionale del Veneto n. 50 del 2012: ambito di applicazione e definizioni
30.    Legge regionale del Veneto n. 50 del 2012: indirizzi regionali per lo sviluppo del sistema commerciale
31.    Interventi commerciali di rilevanza regionale
32.    Previsioni transitorie per insediamenti di medie e grandi strutture di vendita
33.    Impugnazione della Legge regionale del Veneto n. 50 del 2012
Inoltre, per quanto riguarda la VAS cui fanno preciso  riferimento le censure, la pronuncia afferma esplicitamente che in base alla normativa nazionale in materia ambientale, spetta all’autorità procedente «il compito di avviare la stessa contestualmente al processo di formazione dei piani e dei programmi aventi un impatto significativo sull’ambiente e sul patrimonio culturale».
Di tal ché, spetterà, all’autorità amministrativa effettuare la VAS, nei casi previsti dal legislatore statale, tenendo peraltro conto che essa si configura come fase interna ai procedimenti di formazione dei piani e dei programmi e, dunque, non attiene alle modalità di presentazione al SUAP di richieste relative al singolo esercizio commerciale.
34.    Regolamento regionale Veneto n. 1 del 21 Giugno 2013
35.    L’approccio sequenziale del Regolamento regionale del Veneto
§§
SEZIONE II
IL CASO TOSCANA
36.    La normativa toscana in materia di commercio: un po’ di storia (recente)
37.    L’approvazione del Codice del Commercio e le sue modifiche successive
38.    La pianificazione urbanistica e commerciale in Toscana: dalla SVAG all’odierno assetto (in attesa della Consulta)
39.    Il ricorso alla Consulta contro le ll.rr. 52/2012 e la 13/2013: la fine del disegno toscano di pianificazione urbanistico commerciale o l’inizio di una nuova fase di turbolenze?
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