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Le notifiche: il procedimento oggettivo e il perfezionamento

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titolo :LE NOTIFICHE ESEGUITE DAGLI AVVOCATI
autore/i:de Divitiis, Paolo
anno:2012
pagine: 106
testo in formato: pdf  
collana:le notificazioni - 1
isbn: 978-88-95578-53-8
Il presente studio è finalizzato ad esaminare le notifiche eseguite dagli avvocati. L'istituto, introdotto con la legge n. 53 del 21 gennaio 1994, è analizzato anche alla luce della legge 12/11/2011, n. 183, la quale – con la massiccia introduzione della facoltà di utilizzo della posta elettronica certificata – potrebbe finalmente favorirne quel successo auspicato, ma in realtà finora non ottenuto.
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Avvocato del foro di Napoli
IL PROFILO OGGETTIVO: IL PERFEZIONAMENTO DELLA NOTIFICA


Inquadramento generale


L'individuazione del momento in cui si perfeziona il procedimento costituisce da sempre uno dei problemi di maggior rilievo, teorico e pratico, nella materia delle notificazioni e rappresenta il profilo che nell'ultimo decennio ha subito la maggiore evoluzione. In particolare, da un sistema elementare, in cui tale momento era unico ed immodificabile per tutti i soggetti coinvolti nel procedimento - al di là del tipo concretamente seguito - e coincideva tendenzialmente con l'effettiva ricezione dell'atto da parte del destinatario (seppur con qualche significativa eccezione, offerta, ad es., dal regime previsto dall'art. 1433 c.p.c.), si è passati ad un sistema più articolato e complesso, caratterizzato da una scissione degli effetti della notificazione, proprio con riguardo al momento in cui la stessa può ritenersi effettivamente perfezionata, che oramai deve essere partitamente individuato per il soggetto che la richiede (o la esegue) e per quello che la riceve, e ciò indipendentemente dalle forme concretamente utilizzate.

Come noto, la fondamentale C.Cost. 26 novembre 2002, n. 477 - in tema di notificazioni eseguite a mezzo del servizio postale - ha dichiarato «costituzionalmente illegittimo il combinato disposto dell'art. 149 c.p.c. e dell'art. 4 comma 3 l. 20 novembre 1982 n. 890, nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario», ritenendo «palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere dal ritardo nel compimento di un'attività riferibile non al notificante, ma a soggetti diversi (l'ufficiale giudiziario e l'agente postale come ausiliario di questo), e perciò del tutto estranea alla sfera di disponibilità del primo», con la conseguenza che «gli effetti della notificazione a mezzo posta devono … essere ricollegati, per quanto riguarda il notificante, al solo compimento delle attività a lui direttamente imposte dalla legge, ossia alla consegna dell'atto da notificare all'ufficiale giudiziario; restando, naturalmente, fermo, per il destinatario, il principio del perfezionamento della notificazione solo alla data di ricezione dell'atto, attestata dall'avviso di ricevimento, con la conseguente decorrenza da quella stessa data di qualsiasi termine imposto al destinatario medesimo» .

La portata e la forza del nuovo principio così introdotto sono state tali, da aver indotto il legislatore (art. 2 L. 28 dicembre 2005, n. 263) ad aggiungere all'art. 149 un terzo comma, secondo il quale «la notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha la legale conoscenza dell'atto», e da aver orientato tutta la successiva attività interpretativa della giurisprudenza, anche in relazione alle norme non colpite direttamente dalla censura d'illegittimità, di cui si è cercato di fornire un'interpretazione costituzionalmente orientata, proprio nel senso di ritenere sempre e comunque applicabile il richiamato principio di scissione degli effetti della notificazione, per individuare il momento del suo perfezionamento .

Pertanto, in relazione al procedimento espletato a mezzo del servizio postale, secondo il diritto vivente la notificazione si perfeziona – da un lato, per il richiedente - al momento del compimento delle formalità imposte dalla legge al soggetto che richiede la notifica (con una sorta di anticipazione provvisoria dei relativi effetti e sempre subordinatamente all'effettiva ricezione dell'atto) e – dall'altro lato, per il destinatario - nel momento di consegna del piego raccomandato, sulla base di quanto risulta dall'avviso di ricevimento oppure, in mancanza di tale indicazione, dal bollo apposto sull'avviso medesimo dall'ufficio postale che lo restituisce al mittente: quindi, anche in questo caso, ed in tale prospettiva, l'avviso di ricevimento continua a costituire l'unica ed insostituibile prova dell'eseguita notificazione.

Peraltro, dal punto di vista del soggetto notificante balza subito agli occhi una differenza tra la notifica postale ordinaria (ex art. 149 c.p.c.) e quella eseguita dall'avvocato, ai sensi dell'art. 1 della legge in esame: infatti, gli effetti a beneficio del soggetto che richiede la notifica nel primo caso si producono già con la consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario (non rilevando a questi fini il successivo lasso temporale occorrente per il passaggio all'ufficio postale), mentre nel secondo caso bisogna far riferimento al momento in cui l'avvocato (o chi per esso) si presenta allo sportello dell'ufficio postale per l'inoltro della spedizione, ovviamente facendo sempre salva la verifica del regolare ricevimento dell'atto, evento cui è sempre subordinato il perfezionamento della notificazione per il destinatario, nei termini appena chiariti.


Il perfezionamento della notifica eseguita dall'avvocato attraverso il servizio postale


La giurisprudenza civile


Possiamo ora procedere all'applicazione dei principi innanzi richiamati alle notificazioni eseguite dagli avvocati, prendendo le mosse dalla forma principale originariamente disciplinata dall'art. 1 della L. 53/1994, ossia quella che prevede l'utilizzo del servizio postale.

E' interessante notare che, ancora solo due mesi prima dell'emanazione di C.Cost. 477/2002, la Corte di Cassazione (Cass.civ. 25 settembre 2002, n. 13922) aveva esaminato un caso di ricorso per cassazione «notificato a mezzo del servizio postale dallo stesso procuratore dei ricorrenti», ricordando che «ai sensi dell'art. 3 c. 3 della citata legge, per il perfezionamento della stessa sono applicabili le disposizioni di cui alla legge 20 novembre 1982 n. 890» (perché «non v'ha dubbio che anche il difensore che effettui personalmente la notifica a mezzo del servizio postale deve spedire al destinatario copia dell'atto a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento … non diversamente da quanto è prescritto se la notifica è effettuata dall'Ufficiale Giudiziario») e che, sulla base della «giurisprudenza assolutamente costante di questa Corte, … la notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell'atto ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario da parte dell'agente postale e l'avviso di ricevimento prescritto dall'art. 149 c.p.c. è il solo documento che fa piena prova della avvenuta consegna e della data di essa; sicché ove il servizio postale sia utilizzato per la notifica del ricorso per cassazione, è necessaria, per accertare la tempestività di esso, la produzione in giudizio del suindicato avviso dal quale rilevare la data di perfezionamento della notifica», concludendo che «il richiamo alla legge 20.11.1982 n. 890 contenuto nell'art. 3 c. 3 della legge n. 53 del 21 gennaio 1994, che abilita i difensori muniti di mandato alle liti e debitamente autorizzati dal Consiglio dell'Ordine, a sostituirsi all'Ufficiale giudiziario per la effettuazione delle notifiche a mezzo posta (o, in taluni casi, per consegna diretta), impone che per le prime siano applicabili le stesse regole che valgono nel caso in cui la notifica a mezzo del servizio postale sia effettuata dall'Ufficiale giudiziario, sicché per la perfezione della stessa, occorrerà la prova delle consegna del plico a mezzo della esibizione dell'avviso di ricevimento che attesterà anche la data in cui la notifica deve ritenersi compiuta».

In ogni caso, fin dalle prime pronunce successive al fondamentale arresto della Consulta, la Corte di Cassazione civile ha provveduto ad adeguarsi, ritenendo di poter estendere il nuovo principio anche alle notificazioni eseguite direttamente dagli avvocati: tra le tante è opportuno richiamare, in via esemplificativa, la Cass.civ. 19 gennaio 2004, n. 709, che – pur dichiarandosi «consapevole che la sentenza della Corte costituzionale è stata occasionata da una diversa fattispecie» e ritenendo che «il principio affermato dalla sentenza citata, enunciato in termini di assolutezza, non può non valere sempre e in ogni caso, indipendentemente dagli effetti che, di volta in volta, ne conseguano per il notificante» - ha affermato che «non è di ostacolo all'applicazione di questa sentenza, la quale ha sancito il principio della scissione degli effetti della notifica, secondo che gli stessi riguardino il notificante ovvero il destinatario dell'atto, la circostanza che, nella fattispecie, la notifica, invece che dall'ufficiale giudiziario, sia stata eseguita dal procuratore …, a ciò autorizzato, "a mezzo del servizio postale, secondo le modalità prescritte dalla legge 20 novembre 1982 n. 890", ai sensi dell'art. 1 della legge 21 gennaio 1994 n. 53», cambiando «invero un dato soggettivo irrilevante ai fini che qui interessano, ovvero l'autore della notificazione, ma questa resta sempre sottoposta alla richiamata normativa del 1982 (incluso quindi l'art. 4 3° comma dichiarato incostituzionale), cui del resto è fatto espresso rinvio, salve, naturalmente, le specifiche previsioni della predetta legge n. 53 del 1994. L'unica differenza è che alla data di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario va sostituita la data di spedizione del piego raccomandato …» .

L'orientamento è stato confermato senza incertezza da tutte le pronunce successive, tra le quali val la pena di ricordare la recente Cass.civ. 30 luglio 2009, n. 17748, secondo cui «il principio della scissione soggettiva dei relativi effetti, a seconda che debba aversi riguardo al destinatario o al richiedente …, ha carattere generale, quindi trova applicazione anche qualora la notifica a mezzo posta venga eseguita, anzichè dall'ufficiale giudiziario, dal difensore della parte ai sensi della L. n. 53 del 1994, art. 1», e ciò condividendo le medesime argomentazioni delle precedenti pronunce del Giudice di legittimità, alle quali ha ritenuto poter «aggiungersi che esso è giustificato dalla considerazione che il potere di certificazione attribuito al difensore dall'art. 83 c.p.c., comma 3, neppure riguarda la data dell'atto (Cass. S.U. n. 6334 del 1994, n. 1953 e n. 1954 del 1996; implicitamente, in tal senso, Cass. n. 5077 del 2001, n. 10388 del 2005; isolata è la contraria Cass. n. 13871 del 2001)» e che «una diversa regola non è desumibile dalla legge n. 53 del 1994, che neppure attribuisce detto potere al difensore; anzi, stabilendo che l'ufficio postale deve apporre in calce all'originale il timbro di vidimazione (art. 3, comma 1, lett. b), e che, nel caso di notificazione eseguita direttamente dall'avvocato è imprescindibile che l'originale e la copia dell'atto siano "previamente vidimati e datati dal consiglio dell'ordine" (art. 4, comma 2), rende palese che la certezza della data può conseguire soltanto dall'espletamento di formalità che, secondo l'ordinamento, sono idonei ad offrirla, non dall'indicazione resa dal difensore». Peraltro, «nessun indice ermeneutico autorizza invero ad affermare che il principio enunciato dal Giudice delle leggi nella sentenza 26 novembre 2002, n. 477, (successivamente normativizzato attraverso l'introduzione dell'art. 149 cod. proc. civ., comma 3 …) non si applichi alla notificazione cui proceda tout court il difensore, in forza di autorizzazione rilasciatagli dal consiglio dell'ordine di appartenenza, ai sensi della L. n. 53 del 1994» .


La giurisprudenza amministrativa


Più cauti ed incerti, in relazione alla possibilità di estendere alle notifiche eseguite dagli avvocati il principio introdotto da C.Cost. 477/2002 e dal novellato art. 149 c.p.c., si sono dimostrati i giudici amministrativi, a fronte di una casistica ben più ampia ed articolata rispetto a quella emersa nel processo civile, come si è avuto già modo di ricordare in precedenza.
Con la sua prima pronuncia il Consiglio di Stato (15 novembre 2004, n. 7463) si era espresso in senso positivo, facendo riferimento al perfezionamento della «notifica del ricorso … con la spedizione della relativa raccomandata …, in omaggio del resto ai principi di diritto vivente espressi dalla Corte Costituzionale nelle decisioni 26 novembre 2002, n. 477 e 23 gennaio 2004, n. 28»; tale indirizzo è stato successivamente confermato da Cons.St. 9 marzo 2009, n. 1365, secondo cui, se anche «è vero che la citata sentenza del Giudice delle leggi non ha investito direttamente anche l'art. 3 della … L. n. 53/1994 e che tale articolo è stato anche ignorato, almeno sotto questo aspetto, anche dalla L. n. 263/2005», però «va osservato che la sentenza n. 477/2002 illumina l'interpretazione di tutte le altre disposizioni del sistema, nel settore delle notificazioni civili e amministrative, e dunque ben può il giudicante trarre da quella decisione elementi a conforto di un'esegesi costituzionalmente orientata di tutte le previsioni non ancora adeguate al richiamato principio generale sulla scissione degli effetti», non potendo nemmeno «sottovalutarsi la pregnanza del rinvio, disposto dal comma 3 dell'art. 3 della L. n. 53/1994, alla L. n. 890/1982 per tutto quanto riguarda il perfezionamento della notificazione, dal momento che la Corte costituzionale, mercé la sentenza n. 140 del 30 marzo 1992, ha esteso anche ai giudizi amministrativi la regola, in precedenza vigente soltanto per il processo avanti la Corte di cassazione, sulla possibilità di eseguire il deposito del ricorso prima del ritorno dell'avviso del procedimento».

Tali principi sono stati condivisi dalla giurisprudenza assolutamente prevalente dei Tribunali Amministrativi Regionali , mentre la tesi contraria - ostativa all'applicazione del principio in parola alle notifiche eseguite dagli avvocati - era stata sostenuta in pratica dal solo TAR Piemonte, sul presupposto di una pretesa diversità della fattispecie rispetto a quella della notificazione postale ordinaria (anche in ragione della diversità di ruolo e di funzione dell'ufficiale giudiziario rispetto all'avvocato), con conseguente impossibilità di estendere, anche in via analogica, il principio sancito da C.Cost. 477/2002 e dal novellato art. 149 c.p.c., che avrebbe riguardato stricto jure esclusivamente la notificazione postale eseguita con l'intervento dell'ufficiale giudiziario: in tal senso si era espressa, per la prima volta, la sentenza 9 aprile 2008, n. 604, assumendo che «la notifica si è perfezionata non con il deposito del plico all'ufficio postale accettante, bensì con il ricevimento dell'atto da parte dell'Amministrazione», non potendo «trascurarsi che la notifica è stata effettuata in proprio dall'avvocato ai sensi della L. n. 53/1994» e che «il meccanismo anticipatorio per il quale per il notificante la notifica si perfeziona al momento della consegna del plico all'Ufficiale giudiziario ex Corte Cost. n. 477/2002 non può, all'evidenza, estendersi, nemmeno analogicamente, alla diversa modalità di notifica a mezzo del legale in proprio», per cui, «non avvalendosi dell'ufficiale giudiziario, la notifica si perfeziona solo con il ricevimento dell'atto da parte del destinatario. Ché altrimenti, non potrebbe l'ordinamento attribuire pubblica fede ad atti di notificazione effettuati da un privato, qual è l'avvocato, che non assume la qualità di pubblico ufficiale quando annota sul suo apposito registro la notificazione da effettuare» .

Tale tentativo, in evidente controtendenza con l'orientamento dominante, è stato però prontamente arginato dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 2055 del 13 aprile 2010: in tale occasione, il supremo organo di giustizia amministrativa (riformando TAR Piemonte 1018/2009, richiamata nella nota precedente, n. 89) ha ritenuto di non poter condividere l'opinione dei giudici piemontesi, ricordando – tra l'altro - che C.Cost. 477/2002 ha affermato un «principio "di portata generale", riferibile "ad ogni tipo di notifica e dunque anche alle notificazioni a mezzo posta"», e come «i principi di cui si discute siano esposti in una sentenza interpretativa di accoglimento di tipo additivo, idonea ad esprimere i criteri da applicare, in via generale, in tema di notifiche, per una interpretazione costituzionalmente orientata della normativa in materia; detti criteri, inoltre, sono direttamente applicabili alle notifiche effettuate dagli avvocati, per rinvio recettizio – da ritenersi di natura dinamica, per il tenore letterale e le finalità della norma – contenuto nel terzo comma dell'art. 3 della citata legge n. 53/1994, in rapporto agli articoli 4 e seguenti della legge n. 890/1982, la cui lettura non può che essere effettuata nei termini in precedenza indicati, anche in collegamento al nuovo testo dell'art. 149 c.p.c.».


La fattispecie disciplinata dal previgente art. 33bis


Come si è ricordato in precedenza (capitolo IX, par. 2), l'art. 4 L. 26 dicembre 2005, n. 263 (con decorrenza dal 1 marzo 2006), ha introdotto nella L. 53/1994 un comma 3/bis in coda all'art. 3, che fino al 30 gennaio 2012 (dato che il giorno successivo entrerà in vigore il nuovo testo, così come riformulato ad opera dell'art. 253, lett. b, L. 183/2011) disciplina la facoltà dell'avvocato di procedere alla notificazione attraverso il servizio postale, anche con l'ausilio di una procedura informatica: com'è del tutto evidente, in realtà non si è in presenza di una diversa forma di notificazione dell'atto, bensì di una sottospecie del procedimento notificatorio ordinario previsto dagli artt. da 1 a 3, attraverso la quale si prevede esclusivamente una modalità differente, in teoria semplificata, di contatto tra l'avvocato e l'ufficio postale da dove deve essere spedito l'atto oggetto della notifica.

In buona sostanza, fino alla data suindicata l'avvocato (o chi per esso, procuratori di studio o personale amministrativo) potrà anche evitare di recarsi fisicamente presso lo sportello dell'ufficio postale, al quale l'atto potrebbe essere trasmesso per via telematica, dopo essere stato sottoscritto con firma digitale e completato con la relazione di notificazione ed il numero di registro cronologico; quindi, al di là di questa differenza iniziale, che attiene esclusivamente alla formazione del contatto tra l'avvocato e l'ufficio postale, si è in presenza di un tipo di notifica del tutto analogo a quello regolato dalle disposizioni precedenti, atteso che l'addetto all'ufficio postale – dopo aver ricevuto l'atto ed averne stampati gli esemplari occorrenti – deve seguire lo stesso procedimento per la sua spedizione, pur essendo previsto un maggior numero di incombenti a suo carico, dato che egli stesso deve eseguire alcune formalità (compilazione di buste e moduli, inserimento dell'atto nella busta), che altrimenti sarebbero di competenza dell'avvocato, senza che ciò determini però una sostanziale modifica della struttura del procedimento notificatorio nella sua parte essenziale.

Ebbene, partendo dalla premessa innanzi operata (ossia che si è in presenza di una mera species del genus notificazione postale) e volendo pervenire ad una soluzione uniforme ed unitaria, dovrebbe concludersi che anche in questo caso la notificazione potrebbe considerarsi perfezionata per l'avvocato solo nel momento in cui l'agente postale ha completato tutte le formalità corrispondenti a quelle di accettazione dell'atto allo sportello, mentre sarebbe irrilevante il momento (precedente) in cui è avvenuto il suo invio telematico dallo studio.

Invece, si dovrebbe giungere ad una diversa conclusione, se – come forse è preferibile - si volesse considerare la ratio costantemente richiamata a fondamento dell'applicazione del principio della scissione degli effetti della notificazione e della conseguente loro provvisoria anticipazione in favore dell'avvocato notificante, ossia – secondo quanto statuito da C.Cost. n. 477/2002 – che è «palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere dal ritardo nel compimento di un'attività riferibile non al notificante, ma a soggetti diversi (l'ufficiale giudiziario e l'agente postale come ausiliario di questo), e perciò del tutto estranea alla sfera di disponibilità del primo»: quindi, in questa diversa chiave di lettura, sull'avvocato potrebbero gravare solamente i rischi connessi alla scelta (da lui liberamente operata) del mezzo - informatico e non fisico - di trasmissione dell'atto all'ufficio (ad es. per le ipotesi in cui si verifichi un malfunzionamento degli apparati elettronici - sia trasmittente, che ricevente), mentre egli dovrebbe beneficiare dell'anticipazione degli effetti della notifica al momento in cui è riuscito a trasmettere con successo l'atto in via telematica all'ufficio postale, senza che possa subire le conseguenze pregiudizievoli dell'eventuale ritardo o negligenza dell'addetto.

In ogni caso, quanto si è appena illustrato – oltre a non essere oramai più attuale, a seguito della soppressione della vecchia norma - è il frutto di una mera ipotesi ricostruttiva, non suffragata da alcun precedente giurisprudenziale edito, né da alcuna opinione dottrinale, il che sta anche a dimostrare come, nonostante i progressi tecnologici, forse fino ad oggi i tempi non sono stati ancora maturi per l'utilizzo di una procedura molto innovativa, soprattutto perché con essa si finisce per spostare al di fuori della struttura organizzativa dall'avvocato l'espletamento degli indispensabili incombenti preliminari, la cui mancata o errata esecuzione potrebbe anche determinare la sua responsabilità professionale. Ovviamente, tale valutazione critica non può essere estesa alla neointrodotta possibilità di notifica tramite posta elettronica certificata, e ciò sia per il recente radicale mutamento del quadro normativo complessivo (con l'amplissima estensione dell'obbligo di dotarsi di una casella p.e.c.), sia per il semplice rilievo che in questo caso l'utilizzo del sistema telematico non è limitato alla gestione del rapporto tra l'avvocato e l'ufficio postale, ma copre l'intero procedimento notificatorio, che si svolge nella sua totalità sotto il controllo dell'avvocato e della sua organizzazione, per cui è facile prevedere che il nuovo istituto avrà un utilizzo pratico ben maggiore di quello disciplinato dal previgente art. 33bis.


Il perfezionamento della notifica eseguita dall'avvocato direttamente, ex art. 4


Passiamo ad esaminare la modalità alternativa di notificazione degli atti utilizzabile dall'avvocato, ossia la notifica con consegna "diretta" tuttora disciplinata dall'art. 4 della L. 53/1994, anche nella sua formulazione novellata, per la quale si pongono problematiche diverse e si deve pervenire – quindi – a diverse conclusioni interpretative.

Come si è già visto, in questo caso l'avvocato, dopo aver espletato le formalità preliminari richieste dalla norma (eventualmente delegabili a terzi), deve occuparsi personalmente del procedimento di notifica dell'atto all'altro avvocato (purchè domiciliatario di una parte ed iscritto al suo stesso ordine professionale) e deve provvedere alla sua consegna esclusivamente «nelle mani proprie del destinatario» ovvero, in subordine, «nel domicilio risultante al consiglio dell'ordine in cui il destinatario è iscritto, a persona addetta allo studio ovvero al servizio del destinatario».

Stando così le cose, non possono sussistere incertezze nell'individuazione del momento in cui si perfeziona la notificazione, che deve necessariamente coincidere con la consegna effettiva dell'atto all'avvocato che risulta destinatario della notifica ovvero al diverso soggetto rinvenuto presso il suo domicilio, non potendosi ovviamente attribuire alcun rilievo al momento precedente, in cui l'atto è stato vidimato e datato da parte del consiglio dell'ordine .


Il perfezionamento della notifica eseguita tramite posta elettronica certificata


Concludiamo sull'argomento, occupandoci del perfezionamento della notificazione eseguita attraverso posta elettronica certificata

Le modifiche introdotte dalla L. 183/2011 non dettano alcuna specifica disposizione al riguardo, ma sotto questo profilo vale senz'altro il rinvio all'art. 149/bis3 c.p.c., secondo cui «la notifica si intende perfezionata nel momento in cui il gestore rende disponibile il documento informatico nella casella di posta elettronica certificata del destinatario»: ovviamente, si tratta si una problematica che richiede un particolare approfondimento, che non può trovare spazio in questa sede, per cui siamo costretti a rinviare agli studi dedicati in modo specifico e diretto allo strumento della posta elettronica certificata e, in questa stessa collana, alla sua applicazione al processo civile ed al sistema delle notificazioni.

Peraltro, ci vengono in mente una serie di possibili questioni, cui ci limitiamo ad accennare, la più rilevante tra le quali è certamente quella relativa alla possibile applicazione anche in questo caso del principio di scissione degli effetti della notifica, tenendo conto che qualsiasi forma di trasmissione di documenti – anche la più moderna e sofisticata - non può comunque eliminare del tutto un distacco temporale, seppur minimo, tra il momento di invio e quello di ricezione: se ciò è vero, non si vede perché il principio in questione non possa valere in astratto anche nel caso di notificazione tramite p.e.c., seppur al limitato fine di far anticipare il perfezionamento per l'avvocato notificante - di norma solo di pochi minuti o secondi - al momento dell'invio telematico dell'atto, anche perché non è possibile escludere a priori che per motivi tecnici, legati al funzionamento dei sistemi informatici, si possa verificare un ritardo (di entità non determinabile) nel «momento in cui il gestore rende disponibile il documento informatico nella casella di posta elettronica certificata del destinatario».

Ancora, potrebbe porsi un problema di coordinamento tra il meccanismo di notificazione tramite p.e.c. e la disciplina normativa degli orari per il compimento delle attività di notificazione da parte degli ufficiali giudiziari e degli addetti al servizio postale : ovviamente, si tratta di un falso problema, da risolvere certamente nel senso dell'inapplicabilità al nostro caso di tali limiti di orario, atteso che una delle utilità più rilevanti che possono derivare dall'utilizzo della p.e.c. va individuata proprio nella possibilità di non sottostare ai rigidi orari di apertura degli uffici e di poter procedere alla notifica fino all'ultimo minuto dell'ultimo giorno utile; ebbene, anche sotto questo profilo, tornando indietro per un momento, si ripropone il tema della scissione degli effetti della notifica, perché è plausibile che una notifica inviata - ad es. - alle ore 23:59:45 di un determinato ultimo giorno utile per il rispetto di un termine di decadenza venga poi resa disponibile nella casella di p.e.c. del destinatario solo nei primissimi istanti del giorno successivo, eventualità in cui non dovrebbe dubitarsi sulla possibilità di ritenere che per il soggetto notificante il perfezionamento si sia realizzato già al momento dell'inoltro dell'atto.

Un'ulteriore questione, connessa alle precedenti, potrebbe riguardare il corretto settaggio degli strumenti di determinazione della data e dell'ora dei diversi sistemi informatici coinvolti nell'operazione di notifica (quello del mittente, quello del gestore e quello del destinatario), ma si tratta di un argomento che richiede conoscenze tecniche specialistiche, prevalentemente extragiuridiche, per cui siamo nuovamente costretti a rinviare agli studi specificamente dedicati all'argomento.


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