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Il beneficiario dell'espropriazione

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titolo :IL POTERE ESPROPRIATIVO E I SOGGETTI ATTIVI NELL'ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITÀ
autore/i:Mottin, Claudia
anno:2013
pagine: 219
testo in formato: pdf  
collana:esproprionline - 8
isbn: 978-88-97916-58-1
L’opera intende offrire una disamina delle condizioni e delle modalità di esercizio del potere espropriativo e dei soggetti attivi dell’espropriazione per pubblica utilità. A partire dalla Costituzione, i presupposti del potere espropriativo sono stati individuati nell’interesse generale, nella riserva di legge e nell’indennità. La giurisprudenza nazionale e sovranazionale ha fissato i principi di diritto vivente che hanno indirizzato l’attività del legislatore nell’emanazione del Testo Unico e fino ad oggi. Il potere espropriativo viene trattato anche sotto il profilo del suo concreto esercizio nelle singole fasi del procedimento ablatorio, con una particolare attenzione per le garanzie partecipative riconosciute al privato. L’approfondimento sui soggetti attivi fa riferimento all’autorità espropriante, a titolo originario o su delega, al beneficiario e al promotore, con l’esame delle principali sentenze in materia.
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laureata in giurisprudenza
Il beneficiario è il soggetto, pubblico o privato, in cui favore viene emesso il decreto di esproprio. Si tratta del soggetto che acquisisce il diritto ablato, che entra quindi a far parte del suo patrimonio. Questo è il soggetto che si arricchisce per effetto del trasferimento del bene immobile conseguente dall'esercizio del potere ablativo.

Come già anticipato, non sempre il beneficiario coincide con l'autorità espropriante. A titolo esemplificativo, si può considerare il caso in cui il procedimento espropriativo sia condotto in attuazione di piani di zona per l'edilizia economica popolare. In tali casi è il Comune a dover essere qualificato come beneficiario, poiché le aree espropriate entrano nella sua titolarità, anche se l'intera procedura è stata condotta da un altro soggetto a tal fine delegato.

La medesima situazione si configura nel caso delle espropriazioni condotte in favore del demanio, quando ad esempio l'Anas o altri soggetti titolari di potere espropriativo per la realizzazione di strade si assumono gli oneri anche economici dell'espropriazione e ne conducono e gestiscono il relativo procedimento, con l'onere però di trasferire il bene in capo al demanio stradale.

Nella disciplina dell'espropriazione per pubblica utilità il soggetto beneficiario è identificato quale parte del negozio di cessione volontaria del bene, anche se talune volte il riferimento viene fatto al promotore, indicato come il legittimato a promuovere il giudizio di opposizione alla stima.

Tale utilizzo della terminologia sicuramente concorre ad ingenerare sull'interprete un alto grado di confusione, ma va indubbiamente interpretato alla luce del fatto che la situazione più diffusa nella casistica è quella in cui beneficiario e promotore coincidono.

In ragione dell'acquisizione del bene espropriato e dell'arricchimento patrimoniale che da ciò deriva, il beneficiario in genere è anche il soggetto obbligato al pagamento dell'indennità di espropriazione nei confronti dell'espropriato ed è titolare dal lato attivo del potere di opporsi alla stima dell'indennità operata dall'autorità espropriante.

Tornando all'esempio dell'espropriazione di aree per la realizzazione di programmi di edilizia residenziale pubblica, il Comune è il beneficiario formale e sostanziale dell'espropriazione, poiché è a suo favore che il bene viene acquisito ed egli ne ottiene la proprietà esclusiva.

Pertanto, è l'ente territoriale a rimanere obbligato al pagamento dell'indennità di espropriazione anche nel caso in cui abbia delegato ad altro soggetto di porre in essere gli atti del procedimento. In tali casi, infatti, l'attività del soggetto delegato si esaurisce nel compimento in nome e per conto del delegante degli atti necessari ad espletare l'espropriazione; resta sempre riferibile all'ente delegante, beneficiario dell'ablazione, l'onere indennitario, con conseguente legittimazione passiva in via esclusiva nel giudizio di opposizione alla stima promosso dall'espropriato [1].

Il principio fondamentale in tema di legittimazione passiva nelle controversie relative all'indennità di esproprio, ove sia stata formalizzata una delega al compimento anche degli atti del procedimento, è che parte del rapporto espropriativo è il soggetto a cui vantaggio è pronunciato il decreto di espropriazione [2].

Se questa è la regola valida in generale, occorre però considerare che non sempre è il beneficiario a dover corrispondere l'indennità: può accadere che l'autorità espropriante, pur espropriando il bene in favore del beneficiario, si accolli l'onere del pagamento.

La giurisprudenza, infatti, ha chiarito che l'autorità espropriante o il soggetto delegato possono obbligarsi direttamente con il privato espropriato alla corresponsione diretta degli importi dovuti [3].

Ciò può avvenire, ad esempio, con riferimento alla ricollocazione di opere pubbliche interferenti con quelle da realizzare, come nel caso di viabilità o linee elettriche interferenti con nuove strade o opere ferroviarie da costruire.

In tali casi, autorità espropriante e proprietario dell'opera pubblica interferente possono stipulare una convenzione preliminare che preveda che l'Amministrazione proceda all'espropriazione necessaria per la realizzazione della nuova opera assumendosene i costi, contestualmente provvedendo anche all'espropriazione dell'area su cui le interferenze dovranno essere ricollocate, le quali verranno attribuite direttamente all'ente proprietario delle stesse.

Ci sono anche casi nei quali l'autorità espropriante è titolare dell'intervento e dell'obbligo di versare l'indennità di espropriazione, ma è istituzionalmente tenuta a trasferire i suoli espropriati ad un soggetto terzo, non appena le ha acquisite: è il caso delle espropriazioni in favore del demanio.

Il beneficiario non deve essere necessariamente un soggetto pubblico, ben potendo essere anche un privato, purché l'attribuzione di tale qualifica sia funzionale al perseguimento dell'interesse generale dato dalla realizzazione di un'opera pubblica o di pubblica utilità ovvero dall'asservimento del bene ablato all'utilizzo da parte della collettività.

Il primo comma dell'articolo 1 del Testo Unico, infatti, chiarisce che sono possibili anche espropriazioni per pubblica utilità a favore di soggetti privati.

Questi ultimi possono essere soggetti solo formalmente privati, come accade con i concessionari o con i promotori di project financing, oppure società cooperative private incaricate di costruire alloggi di edilizia residenziale pubblica, oppure privati chiamati a gestire beni culturali, o ancora privati interessati alla realizzazione di iniziative industriali private [4].

La completa equiparazione di beneficiari pubblici e beneficiari privati è totale e riguarda anche l'articolazione del procedimento ablatorio e la quantificazione dell'indennità di esproprio. L'unica eccezione sembra quella contemplata dall'art. 36 del Testo Unico e relativa alle opere private di pubblica utilità diverse dall'edilizia residenziale pubblica: per questi casi, la misura dell'indennità è parametrata sul valore venale del bene e non segue l'applicazione dei criteri legislativi ordinari.

Questa completa equiparazione ha rotto con la tradizione giurisprudenziale che riteneva che talune regole procedimentali valessero solamente per l'ablazione in favore di soggetti pubblici e non anche per i privati [5]; l'equiparazione era rifiutata anche con riferimento al criterio di determinazione dell'indennità del valore venale del bene [6].

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